Il lago di Garda è stato protagonista di un raro evento naturale che lo preserverà ancora a lungo. Non succedeva da ormai 20 anni.
Pochi lo sanno, ma quest’anno l’Italia celebra un raro evento naturale sul lago di Garda che apre uno spiraglio di speranza per l’ambiente. La situazione climatica è disastrosa, ma il nostro pianeta sa ancora rispondere con il meglio delle sue capacità, per la sorpresa collettiva. Dopo ben 20 anni dall’ultima volta, nel lago di Garda si è compiuto il completo rimescolamento delle acque. Un processo naturale sempre più raro fondamentale per la vitalità del lago e del suo ecosistema. Grazie alla coincidenza di fattori climatici favorevoli gli strati di acqua in profondità sono stati arricchiti di ossigeno, mentre i nutrienti e i microrganismi sono stati rimessi in circolo. È un po’ come avere un lago rinnovato, una specie di reset ecologico che assicura la sopravvivenza delle specie che abitano il lago di Garda, ma anche la salute del bacino d’acqua nel lungo termine.
Un raro evento naturale sul lago di Garda
Il rimescolamento, soprattutto completo, è un evento raro per i grandi laghi e ad oggi sempre meno frequente. Nonostante ciò, è avvenuto all’inizio di aprile nel lago di Garda, come rilevato dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa) del Trentino. Di solito i laghi di queste profondità (fino a 346 metri per il lago di Garda) riescono a operare al massimo un ricircolo parziale, che allunga la vita del lago e delle specie che lo popolano, ma soltanto in misura limitata. Per il rimescolamento completo delle acque serve il combaciare di alcuni fattori, quindi siamo dinanzi a un evento davvero straordinario.
Basti pensare che i laghi profondi, come quello di Como, non arrivano quasi mai al rimescolamento completo e anche i bacini d’acqua più contenuti stanno cominciando a faticare. Basti sapere che il lago Maggiore e il lago d’Orta (rispettivamente con profondità massime di 377 e 143 metri) non riescono a rimescolarsi da più di 40 anni. Affinché questo ciclo funzioni è necessario che le acque superficiali siano spinte in basso, apportando ossigeno in profondità. Il moto convettivo innescato dal vento permette contestualmente l’emersione delle acque profonde, ricche di nutrienti e microelementi.
Per azionare il processo è quindi necessario un vento adeguato, oltre all’omotermia. Tutti gli strati d’acqua del lago devono raggiungere la stessa temperatura, altrimenti c’è una differenza di densità tra acque profonde e superficiali che impedisce il ricircolo. Un vento sufficientemente freddo e forte può però dar via al fenomeno anche per i laghi profondi, proprio come ha fatto il vento dal Nord che ha sferzato sul Trentino all’inizio del mese di aprile. L’ultima volta che il rimescolamento si era compiuto era nel 2006 e non sappiamo quando potrà ripetersi, né tantomeno se altri laghi italiani o europei avranno la medesima fortuna.
L’Italia celebra un’occasione straordinaria
Come anticipato, è un fenomeno di per sé raro, tanto più difficile quanto i laghi sono profondi e quindi anche il raggiungimento dell’omotermia è più difficile, senza contare che servono venti notevoli. Non manca comunque l’interferenza del cambiamento climatico, a causa del quale le acque superficiali si stanno progressivamente riscaldando, rendendo molto difficile il ricircolo dell’acqua, anche parziale. Ecco perché i ricercatori monitorano costantemente le acque lacustri, auspicando l’apporto di ossigeno in profondità.
In Germania, per esempio, c’è grande preoccupazione per il lago di Costanza (con profondità massima di 253 metri), che sta registrando un continuo aumento delle temperature superficiali, tanto da impedire un ricircolo significativo, seppur non completo, da ben 8 anni. Si accoglie quindi con entusiasmo la notizia del lago di Garda, che nei primissimi giorni di aprile è riuscito ad aumentare di un terzo la quantità di ossigeno in profondità. Nel dettaglio, alle 6 di mattina del 1° aprile sono stati rilevati 9,45 °C a 1 metro di profondità, coincidenti quasi perfettamente con la temperatura misurata la settimana precedente a 270 metri. Così, a questa profondità, il quantitativo di ossigeno è passato da 6,61 mg/l a 8,80 mg/l.
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