La Cina ha piantato miliardi di alberi nel deserto arido. Ora l’area sta assorbendo CO2 dall’aria

Alessandro Nuzzo

21 Febbraio 2026 - 15:01

Un progetto iniziato nel 1978 per ridurre la desertificazione oggi sta avendo risultati interessanti in termini di riduzione della Co2.

La Cina ha piantato miliardi di alberi nel deserto arido. Ora l’area sta assorbendo CO2 dall’aria

Un deserto è generalmente percepito come un luogo arido e ostile, dove è impossibile piantare alberi o far prosperare la vita. Eppure ciò che sta accadendo in Cina dimostra che questo «vuoto biologico» può essere almeno in parte colmato e che anche le aree più estreme possono contribuire alla riduzione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera.

Il progetto è partito nel deserto del Taklamakan, nella Cina nord-occidentale. Si tratta di uno dei deserti più grandi al mondo, con un’estensione paragonabile a quella della Germania. Un’area immensa, caratterizzata da condizioni climatiche estreme, che per secoli è stata considerata inospitale e difficile da attraversare.

Piantati 66 miliardi di alberi

Già dal 1978 la Cina ha iniziato a piantare alberi lungo il perimetro del deserto con l’obiettivo di contrastare l’avanzata della desertificazione. Il progetto, noto anche come «Grande Muraglia Verde», prevede una piantumazione continua fino al 2050. Ad oggi sono stati piantati circa 66 miliardi di alberi. Un intervento su scala senza precedenti, che ha trasformato progressivamente il paesaggio.

Analizzando 25 anni di dati satellitari, gli scienziati hanno scoperto che la vegetazione cresciuta lungo i margini del deserto assorbe più anidride carbonica di quanta ne venga emessa nell’area. Si tratta di un risultato molto significativo dal punto di vista ambientale. In termini numerici, il contenuto medio di CO2 nell’aria del deserto sarebbe sceso da 416 parti per milione a 413 ppm, un dato che testimonia l’efficacia dell’intervento.

Questo progetto rappresenta una chiara dimostrazione di come le azioni umane possano aumentare l’assorbimento di CO2 anche nelle regioni più aride del pianeta. Il Taklamakan è considerato il secondo deserto sabbioso più grande al mondo dopo quello presente in Arabia Saudita ed è sempre stato visto come una barriera naturale per gli spostamenti tra nord e sud della Cina.

Oggi, invece, la corona di alberi piantata lungo il suo perimetro ha raggiunto un obiettivo straordinario: non solo riduce la concentrazione di anidride carbonica, ma protegge anche le aree agricole circostanti dall’avanzata delle dune. Le zone esterne al deserto, infatti, sono fondamentali per l’agricoltura cinese, con pascoli e terreni fertili che rischiavano di essere progressivamente inghiottiti dalla sabbia.

Aumentate anche le precipitazioni

La massiccia piantumazione ha inoltre contribuito ad aumentare leggermente le precipitazioni, di alcuni millimetri, favorendo una maggiore crescita naturale della vegetazione durante la stagione delle piogge e stimolando i processi di fotosintesi. Un risultato particolarmente rilevante in un’area tra le più aride del mondo, dove le precipitazioni annue sono inferiori ai 100 millimetri e le escursioni termiche sono molto elevate.

Grazie a questa barriera verde, oggi è possibile attenuare le violente tempeste di sabbia e pianificare nuove infrastrutture, come strade e autostrade che ora attraversano il deserto. Nel sottosuolo, inoltre, si trovano giacimenti di petrolio e gas che ora possono essere sfruttati grazie allo sviluppo di una rete logistica più efficiente.

«Abbiamo scoperto, per la prima volta, che l’intervento umano può migliorare efficacemente il sequestro del carbonio anche nei paesaggi più aridi, dimostrando il potenziale di trasformare un deserto in un pozzo di carbonio e di fermare la desertificazione», ha spiegato il coautore dello studio Yuk Yung, professore di scienze planetarie al Caltech e ricercatore senior presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA.

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