Crisi Italia: prezzo CDS su massimi da 2013, gli investitori prezzano default Paese

Un livello così alto nei rendimenti a breve scadenza non è assolutamente da sottovalutare. L’ultimo Paese ad aver sperimentato una dinamica dei tassi di questo genere si chiama Grecia

Crisi Italia: prezzo CDS su massimi da 2013, gli investitori prezzano default Paese

La crisi di sfiducia sull’Italia tocca anche il comparto dei CDS, acronimo con cui sul mercato sono indicati i contratti Credit Default Swap. La forte domanda di copertura contro il possibile default degli istituti di credito italiani e della stessa Italia ha spinto il prezzo dei CDS ben oltre quota 270 questa mattina, livelli che non si vedevano sul mercato dal 30 settembre 2013.

Impressionante, guardando al grafico in pagina, il gap lasciato aperto rispetto alla chiusura di ieri: un differenziale di oltre 96 punti fra il close di ieri a 165 e l’apertura di oggi sul CDS denominato in dollari e scadenza 5 anni (Italy CDS USD SR 5Y D14 Corp). Tecnicamente parlando se l’andamento del prezzo del CDS dovesse continuare così il passo verso i massimi del 2011-2012, quando il default dell’Italia era prezzato a circa 600, sarebbe brevissimo.

Per completezza di analisi ricordiamo che su un Credit Default Swap è un contratto di assicurazione che gli investitori comprano per limare il rischio di default di un determinato emittente sul quale sono esposti. I contratti CDS vengono prezzati in punti, i quali indicano il costo richiesto per acquistare assicurazione su 10.000.000 milioni di dollari di titoli di Stato. Quindi, ad esempio, 280 punti equivalgono a 280 mila euro all’anno, 80 punti = 80 mila euro per ciascun anno e così via.

Avversione investitori senza fine

A partire da questa mattina è stata una giornata di vera passione per l’Italia, con Piazza Affari e il comparto obbligazionario italiano che sono stati praticamente travolti dalle vendite. Questa mattina lo spread fra BTP e Bund a dieci anni ha sfondato quota 300 punti base e il rendimento del decennale tricolore flirta con l’importante soglia psicologica del 3 per cento.

La sfiducia degli investitori, internazionali e non, sul sistema Italia ha toccato picchi elevatissimi quest’oggi dopo il pericoloso allarme lanciato da diverse agenzie di rating internazionale che hanno minacciato di tagliare il giudizio di merito creditizio sull’Italia qualora dovessero materializzarsi nuove elezioni che consacrerebbero definitivamente i due principali partiti anti establishment ovvero Lega e M5S.

Queste le parole spese queste mattina dall’Agenzia Moody’s per l’Italia:

Il rating sovrano italiano verrà probabilmente declassato se dovessimo arrivare alla conclusione che, chiunque formerà il nuovo esecutivo, porterà avanti politiche fiscali che non saranno sufficienti a collocare il debito pubblico su una traiettoria sostenibile e verso il basso nei prossimi anni

In questo quadro al momento la piattaforma Bloomberg evidenzia come sul mercato secondario gli investitori internazionali richiedano un tasso del 3% circa per acquistare i BTP con scadenza a 10 anni. Lo spread rispetto al Bund tedesco di pari durata è balzato oggi ben oltre quota 300 punti.

Tuttavia i maggiori incrementi si sono registrati sulla parte corta della curva con i BTP a 2 anni che rendono al momento il 2,17% circa, +127 punti base, e quelli a 5 anni il 2,7%, +98 punti base; un livello così alto nei rendimenti a breve scadenza non è assolutamente da sottovalutare. L’ultimo Paese ad aver sperimentato una dinamica dei tassi di questo genere si chiama Grecia.

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