Cris Ares e i video Facebook su Giappone e Coronavirus: fake news o realtà?

Cristiano Aresu (Cris Ares) spiega perché in Giappone non c’è preoccupazione per la diffusione del Coronavirus. Ma è veramente merito dell’Avigan?

Cris Ares e i video Facebook su Giappone e Coronavirus: fake news o realtà?

Cristiano Aresu, su Facebook Cris Ares, è diventato molto popolare in pochi giorni, dopo che i suoi video sulla situazione attuale del Giappone, uno dei primi Paesi insieme alla Cina ad essere colpito dall’epidemia da Coronavirus, sono diventati virali su tutti i social network.

Tant’è che il Corriere della Sera (edizione cartacea di domenica 22 marzo) ha deciso di intervistarlo per fare chiarezza sul motivo per cui effettivamente in Giappone la situazione sembra essere tornata alla normalità.

Secondo Cris Ares il motivo per cui in Giappone non è più necessaria la serrata, con tante persone che si riversano nelle piazze senza mantenere le distanze necessarie per limitare il contagio da Coronavirus, è l’Avigan, farmaco anti-influenzale che avrebbe effetti positivi anche per il COVID-19.

Ma quanto c’è di vero? Cristiano Aresta dichiara di averne parlato con alcune sue fonti (non dichiarate), le quali gli hanno spiegato che il motivo di questo progressivo ritorno alla normalità è da attribuire alla distribuzione massiccia di Avigan all’interno degli ospedali, con una percentuale di guarigione molto alta.

E per questo si chiede:

“Cosa aspetta l’AIFA ad autorizzare l’utilizzo dell’Avigan anche in Italia?”

I video di Cris Ares sono ovviamente un messaggio di speranza per coloro che stanno vivendo una situazione drammatica in Italia ed è per questo che nelle ultime ore il numero di coloro che li hanno visti e ricondivisi sulla propria bacheca è molto alto.

Ma quanto c’è di vero nei video di Cris Ares? Quanto da lui dichiarato corrisponde veramente alla realtà? Facciamo chiarezza.

Cris Ares e i video virali su Facebook

Come spiegato da Il Corriere della Sera, Cristiano Aresu, 43 anni, è un farmacista romano che per lavoro spesso si reca in Giappone.

Secondo quanto da lui dichiarato, fino a cinque giorni fa Tokyo sembrava essere la Roma di oggi, una città totalmente deserta. Ma progressivamente la situazione sembra essere tornata alla normalità, con la gente che - come si vede nei suoi video - è tornata per strada senza timori, con alcuni che continuano ad indossare la mascherina (come tra l’altro veniva fatto già prima della diffusione del Coronavirus) e altri che invece non indossano alcuna protezione. E senza evitare assembramenti.

Ebbene, la spiegazione fornita da Cristiano Aresu nei suoi video (e confermata a Il Corriere della Sera) è la seguente:

“L’Avigan è un farmaco anti-influenzale che prima veniva venduto solamente in farmacia. Adesso che ne hanno scoperto i benefici nella terapia contro il Coronavirus e il Covid-19 hanno cominciato a distribuirlo in maniera massiccia all’interno degli ospedali, visto che la percentuale di guarigione è particolarmente elevata”.

Come da lui stesso spiegato, però, questa percentuale di riuscita è solamente nei pazienti scoperti tempestivamente; una volta che il Covid-19 ha danneggiato i polmoni, infatti, il farmaco non può fare molto.

Aresu ha poi spiegato come funziona la somministrazione dell’Avigan:

“Il farmaco è composto da un blister con tre pasticche. Dopo che sono stati accertati i benefici dell’Avigan c’è stato un annuncio al telegiornale; da allora ai pazienti che presentano i primi sintomi da Coronavirus viene effettuato il tampone e in caso di esito positivo viene somministrato l’Avigan. E il paziente viene rimandato a casa. Inizialmente veniva effettuato un test di ritorno per verificare che l’Avigan funzionasse, ma visto che la buona riuscita è nel 90% dei casi questo non viene nemmeno più fatto. Se dopo qualche giorno i sintomi non si placano allora vengono fatti dei nuovi accertamenti e si procede con il ricovero del paziente”.

Parole che danno una speranza a tutti coloro che aspettano al più presto un farmaco per la cura da Coronavirus. Dichiarazioni che però vanno prese con prudenza, vediamo perché.

Coronavirus: in Giappone la situazione è davvero tornata alla normalità?

Nonostante il Giappone sia stato - anche per un fattore di vicinanza - uno dei primi Paesi dopo la Cina ad essere colpiti dal contagio da Coronavirus, i numeri di contagiati e decessi non spaventano.

In totale i contagiati sono 1.007, con i decessi che raggiungono appena le 35 unità. Numeri molto bassi che di certo non si possono imputare al solo utilizzo dell’Avigan negli ospedali, anche perché - qualora le dichiarazioni di Cris Ares corrispondessero al vero - la distribuzione di questo farmaco nelle strutture sanitarie sembra essere iniziata solo pochi giorni fa.

A confermarlo è il premier del Giappone, Shinzo Abe, il quale ha dichiarato che - “non essendoci stata un’esplosione dei contagi come in altri Paesi” - non c’è alcun motivo per decretare lo Stato di emergenza nel Paese.

Quindi, uno dei motivi per cui in Giappone non c’è così tanta preoccupazione dipende dal basso tasso di contagio da Coronavirus, con i numeri che non si avvicinano neppure a quelli della maggior parte dei Paesi europei dove l’epidemia si è diffusa in maniera molto veloce.

Per questo in Giappone non ci sono le stesse misure restrittive adottate in Italia. Ma non è detto che la situazione non possa peggiorare a breve: come spiegato da alcune fonti dell’agenzia Kyodo, infatti, la prossima settimana potrebbe esserci una nuova risalita dettata dal ritardo nella comunicazione di nuovi infettati da Coronavirus provenienti da alcune isole dell’arcipelago giapponese.

Avigan, il farmaco che cura da Coronavirus: quanto c’è di vero?

Come prima cosa è bene sottolineare che le dichiarazioni fatte da Aresu riguardo ad un utilizzo massiccio dell’Avigan negli ospedali giapponesi non trovano riscontro su altre fonti, neppure locali.

Questo non significa che non siano vere, semplicemente che non possono essere accertate.

Le uniche dichiarazioni riguardo all’utilizzo dell’Avigan in Giappone, infatti,
sono quelle pubblicate dal giornale Mainichi Shimbun, il quale descrive una realtà differente da quella spiegata da Aresu.

Il giornale giapponese, infatti, cita una fonte anonima del Ministero della Salute il quale gli avrebbe spiegato che l’Avigan per il momento è stato somministrato ad un numero esiguo di pazienti, circa “70-80 persone”. Non un numero massiccio di pazienti, quindi, ma solo una piccola parte per portare avanti una sperimentazione riguardo ai possibili benefici del farmaco. E anche dal Giappone confermano che il farmaco sembra funzionare solo in caso di accertamento tempestivo del Coronavirus; l’Avigan, infatti, non si è rivelato così efficiente nei casi in cui “il virus si è già moltiplicato”.

Sperimentazione che sta andando avanti anche in Cina, dove il test effettuato su un totale di 340 pazienti sembra dare risultati molto incoraggianti.

Non è detto allora che l’Avigan non funziona, ma solo che ad oggi non esiste la certezza assoluta che questo sia sicuro ed efficace contro il Coronavirus. E fino a che non ci saranno studi clinici in grado di dimostrare l’efficacia reale di questo farmaco allora questo non verrà autorizzato dall’AIFA per l’utilizzo in Italia.

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