Covid, il tracciamento dei contagi in Italia vicino al collasso: cosa succede ora?

Non solo i problemi legati all’app Immuni, ma anche le Regioni non riescono più a tracciare tutti i contatti dei positivi visto il forte aumento dei casi e il poco personale a disposizione: in Italia il fondamentale sistema di mappatura sta collassando, l’unica soluzione è un nuovo lockdown oppure sperare nel buon senso dei cittadini.

Covid, il tracciamento dei contagi in Italia vicino al collasso: cosa succede ora?

C’è bisogno nelle prossime ore di ridurre le occasioni di contagio, evitare uscite, spostamenti non necessari, e significa anche stare a casa il più possibile. Dobbiamo capire che ci sono attività essenziali che è giusto continuare e attività che ciascuno di noi può ritenere oggi meno indispensabili”.

Così in diretta TV il ministro della Salute Roberto Speranza ha voluto lanciare una sorta di appello ai cittadini, invitandoli a fronte del forte aumento dei casi di coronavirus anche nel nostro Paese a rimanere dentro le proprie abitazioni il più possibile.

Parole queste che potrebbero celare il vero problema: in Italia il sistema del tracciamento dei contatti sta collassando, rendendo di fatto impossibile mappare con tempistiche idonee tutte quelle persone che sono venute a contatto in maniera diretta con una persona positiva al coronavirus.

Questo non soltanto per il flop della app Immuni, scaricata da poco più di 9 milioni di italiani anche per l’ostracismo di leader politici come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma anche per le strutture locali non idonee a elaborare un così alto numero di contatti.

All’Ats di Milano - scrive Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi - ci sono appena 7 addetti al contact tracing. Cioè: oggi stanno ancora esaminando i questionari per mappare i contatti dei positivi dell’8 ottobre, mentre quelli degli ultimi 12 giorni di aumento esponenziale circolano per la città ignari e indisturbati, tutti ancora da scoprire e da raggiungere”.

Il sistema di tracciamento collassato in Italia

La prima ondata del coronavirus in Italia caratterizzata dal lockdown scattato a marzo vedeva, durante i suoi giorni più difficili, difficilmente superare il numero dei 20.000 tamponi effettuati ogni giorno.

Adesso invece i tamponi sono sistematicamente oltre i 100.000 al giorno con anche il numero giornaliero dei nuovi positivi, la maggior parte fortunatamente asintomatici, che è maggiore rispetto alle settimane del lockdown.

Se con la quarantena un nuovo positivo generava un numero ristretto di contatti diretti, adesso invece c’è un aumento esponenziale: pensiamo solo a uno studente a scuola oppure a chi, anche in maniera sporadica, ha comunque frequentato bar o ristoranti senza parlare dei mezzi pubblici.

C’è poi la questione dell’app Immuni, che è stata scaricata da un numero assolutamente insufficiente di cittadini, senza considerare che Veneto e Lombardia due delle regioni più colpite non hanno ancora capito come inserire correttamente i codici dei positivi.

Il grande problema però è l’enorme mole di nuovi contatti da tracciare a fronte di un numero esiguo di addetti al contact tracing. Il Belgio in merito ai tracciamenti ha già alzato bandiera bianca, da noi potrebbe accadere presto.

Gli scenari

Il tracciamento dei contatti diretti di un positivo è fondamentale per individuare in maniera tempestiva un nuovo focolaio Covid. Se a Milano però stanno 12 giorni indietro nell’esaminare i dati a causa dei pochi addetti a disposizione, tutto diventa inutile.

Al momento in Italia, nonostante il numero record dei nuovi positivi degli ultimi giorni, non c’è una pressione ospedaliera allarmante. L’età media dei contagiati si è infatti abbassata rispetto alla prima ondata, con la maggior parte dei casi che sono asintomatici.

Questo però non vuol dire che possiamo stare tranquilli, anzi. Il recente sensibile aumento dei ricoveri e dei decessi è una spia rossa che non può essere sottovalutata: se il trend continua a essere questo, tra qualche settimane potrebbe di nuovo essere il caos.

Se il tracciamento collassa un peggioramento della situazione sanitaria sarebbe inevitabile, con soltanto un lockdown che potrebbe in qualche modo evitare al Paese un numero di morti simile a quello della prima ondata.

Fare un secondo lockdown significherebbe però dare una mazzata al Paese, a livello economico e sociale, che potrebbe mandarci definitivamente ko dopo i segnali di ripresa dell’ultimo trimestre.

Il premier Giuseppe Conte ha fatto intendere che farà di tutto per evitare una nuova quarantena nazionale, ma già si registrano a livello locale tutta una serie di misure restrittive come il coprifuoco o la chiusura dei centri commerciali e degli spazi della movida.

Ecco allora che ritornano le parole del ministro Roberto Speranza: gli italiani dovranno sopperire alle lacune di governo e Regioni con un grande spirito civico e di responsabilità, solo così si potrà evitare un nuovo lockdown che nessuno vuole.

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