Covid, scoperti 5 geni del nostro DNA associati alle forme gravi: ecco quali sono

Martino Grassi

14/12/2020

13/04/2021 - 11:13

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Sono state scoperte delle varianti genetiche associate alle forme gravi di Covid. Lo studio è stato condotto nel Regno Unito su oltre 2.700 pazienti ricoverati in terapia intensiva.

Covid, scoperti 5 geni del nostro DNA associati alle forme gravi: ecco quali sono

All’interno del nostro DNA esistono delle varianti genetiche associate alle forme gravi dell’infezione causata dalla Covid. Nello specifico sono stati scoperti 5 geni che sono stati messi in relazione alle forme gravi di Covid, che spiegherebbero, almeno in parte, perché alcune persone sviluppano sintomi, anche invasivi della malattia, mentre altri sono completamente asintomatici: si chiamano IFNAR2, TYK2, OAS1, DPP9 e CCR2

Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Edimburgo all’interno di una grande collaborazione internazionale alla quale partecipa anche l’Università di Siena, ed è stato pubblicato sulla celebre rivista scientifica Nature.

Covid, 5 geni possono indicare la gravità dell’infezione

La scoperta è stata fatta analizzando il DNA di 2.700 pazienti ricoverati in terapia intensiva, facendo emergere una correlazione tra questi geni e due processi chiave dell’infezione ossia nella risposta immunitaria innata contro i virus e nell’infiammazione dei polmoni.

I risultati della ricerca si rivelano essere particolarmente utili per lo studio di specifici farmaci, andando a delineare delle sperimentazioni cliniche mirate per i medicinali già disponibili, senza bisogno di crearne altri, come spiega il coordinatore dello studio, Kenneth Baillie:

“Possiamo testare solo pochi farmaci alla volta, dunque fare le scelte giuste significa salvare migliaia di vite. Proprio come nella sepsi e nell’influenza, anche nella Covid-19 il danno ai polmoni è provocato dal nostro stesso sistema immunitario, più che dal virus in sé. I nostri risultati forniscono una roadmap della complessità dei segnali immunitari, mostrandoci la strada verso i bersagli terapeutici”.

Le implicazioni dello studio

All’interno dello studio è stato analizzato il genoma di diverse migliaia di pazienti ricoveranti in più di 200 reparti di terapia intensiva del Regno Unito, incrociandoli con quelli del consorzio internazionale GenOMICC su campioni forniti da volontari sani di altri studi, e della Host Genetics Initiative di cui fa parte anche GEN-COVID, uno studio italiano multicentrico coordinato da Alessandra Renieri, una docente del dipartimento di Biotecnologie mediche e responsabile della UOC Genetica Medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.

Ranieri ha precisato che sono state individuate delle specifiche differenze in questi 5 geni in grado di spiegare perché alcuni pazienti sviluppano delle forme molto gravi di infezioni, per le quali si rende necessario il ricovero in terapia intensiva, mentre altri sono del tutto asintomatici o pausintomatici.

Lo studio ha inoltre “permesso inoltre di prevedere l’effetto dei trattamenti farmacologici sui pazienti, perché alcune varianti genetiche rispondono in modo simile a particolari farmaci. Ad esempio, una riduzione dell’attività del gene TYK2 protegge dal Covid-19 e una classe di farmaci antinfiammatori chiamati inibitori di JAK, che include il farmaco baricitinib, produce questo effetto. I risultati evidenziano immediatamente quali farmaci dovrebbero essere in cima alla lista per i trial clinici, ha concluso la professoressa.

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