Covid, quali effetti sulla povertà e sulle associazioni No-profit?

Martino Grassi

14/02/2021

17/05/2021 - 11:21

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La pandemia ha reso evidenti, oltre alle mancanze in ambito sanitario, anche l’arretramento dell’economia Italiana, rendendo fondamentale il lavoro delle associazioni No-Profit.

Gli effetti della pandemia non si sono manifestati solo a livello sanitario ma hanno evidenziato anche le enormi difficoltà economiche di migliaia di cittadini italiani. Come si può evincere dal report del 2020 condotto dall’associazione Caritas sulla povertà, nel periodo tra maggio e settembre 2020 il numero dei nuovi poveri è salito al 45% del totale degli assistiti, rispetto al 31% registrato nello stesso periodo del precedente anno.

Quasi la metà delle persone che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta, evidenziando la crescita del numero di persone che ha sperimentato una condizione di disagio o di deprivazione economica tale da dover chiedere aiuto. Ed è proprio in questo contesto che le associazioni No-Profit hanno assunto un ruolo centrale nella quotidianità di migliaia di italiani in difficoltà.

Gli effetti della pandemia sulla povertà

Negli scorsi mesi sono diventate virali le immagini della fila chilometrica composta da persone in attesa di ricevere del cibo, sintomo di un Paese afflitto da gravi difficoltà economiche che sono state accentuate dai vari blocchi imposti durante l’anno che non hanno fatto altro che aumentare le condizioni già precarie di moltissimi cittadini.

Le immagini ritraevano il lavoro dell’Associazione Pane Quotidiano, fondata dal 1898 da alcuni cittadini milanesi, che ogni giorno distribuisce in modo completamente gratuito delle razioni alimentari a chiunque ne abbia bisogno, fornendo un aiuto a circa 3.000/3.500 persone al dì.

Tuttavia, sebbene la pandemia non abbia fatto altro che aggravare il problema, Luigi Rossi, il vicepresidente di “Pane Quotidiano”, precisa che questa situazione ha assunto queste forme ormai da diversi anni e che è destinata a peggiorare sempre più. Infatti, se durante i primi mesi la pandemia ha reso evidenti degli enormi problemi sanitari, una volta tornati alla normalità il virus si lascerà alle spalle un Paese completamente distrutto anche del punto di vista finanziario, con degli enormi problemi economici dettati dalla fine del blocco dei licenziamenti e degli ammortizzatori sociali.

Quali sono le categorie più colpite?

Nei mesi più duri della pandemia, quelli compresi tra aprile e giugno 2020, durante la prima ondata, diverse associazioni No-Profit hanno assistito migliaia di persone, di cui 450.000 soltanto da Caritas. A spaventare maggiormente sono i numeri delle persone in età lavorativa.

A risentire maggiormente degli effetti economici della pandemia sono stati i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi. Nel periodo tra il secondo trimestre del 2019 e quello del 2020, 219.000 lavoratori autonomi hanno perso il loro posto di lavoro, e più in generale, nel periodo tra aprile e maggio del 2020, il 36% di questi lavoratori ha registrato un calo delle entrate superiore al 50%.

Anche i giovani sotto i 34 anni, le donne, i cittadini stranieri e i lavoratori precari si sono trovati a dover fare i conti con la crisi economica causata dalla pandemia, che ancora non sembra volgere per il meglio.

In collaborazione con Cinitalia

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