Covid, caos Europa: +40% dei morti e il Recovery Fund diventa un miraggio

Charles Michel in una lettera ha ammesso il fallimento dell’UE nei tamponi e test, mentre l’Oms ha stimato un 40% dei morti Covid in più nell’ultima settimana: anche in questa seconda ondata l’Europa si sta dimostrando debole e sfilacciata, mentre i soldi del Recovery Fund si allontanano ancora una volta.

Covid, caos Europa: +40% dei morti e il Recovery Fund diventa un miraggio

Il coronavirus avanza e l’Europa si trova impreparata anche di fronte a questa seconda ondata. A spaventare non sono soltanto i numeri dei contagi e dei morti, ma anche tutte le problematiche in seno a Bruxelles per lo sblocco del Recovery Fund.

In tutto il Continente, l’Oms ha segnalato come nell’ultima settimana il numero delle vittime Covid sia aumentato del 40%, mentre i nuovi contagi stanno tristemente battendo in ogni Paese record su record.

Una situazione che sta spingendo la quasi totalità dei Paesi a intervenire con misure restrittive: l’ultima in ordine di tempo è la Francia, con Macron che a breve dovrebbe decretare un nuovo lockdown nazionale.

Di fronte all’aggravarsi dell’emergenza coronavirus in tutta Europa, a Bruxelles ancora si litiga sul Recovery Fund tanto che, bene che vada, i primi soldi reali inizieranno ad arrivare in piena estate 2021.

Dal Recovery Fund ai tamponi: il fallimento dell’Europa

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, alla vigilia del summit in videoconferenza dei 27 leader dell’Unione, ha scritto una lettera dove ha ammesso come “sul tracciamento della malattia, test e tamponi, il piano d’azione non ha dato i risultati sperati”.

Per Michel la ripresa economica “doveva essere sostenuta da una robusta politica di tracciamento e test del virus in tutti i paesi europei, non è accaduto”, tanto che “da preoccupante, la situazione è diventata allarmante”,

Una sorta di ammissione del fallimento di Bruxelles che, nonostante l’esperienza della prima ondata, non è riuscita a organizzare un sistema funzionante per tracciare i contatti e fare un numero necessario di tamponi al fine di contenere il contagio.

Il sentore è che nonostante l’obiettivo principale dell’Unione sia quello di evitare un secondo lockdown, dopo la Francia la gran parte degli Stati membri sarà costretta nuovamente alla serrata totale per arginare il coronavirus.

Se dal punto di vista sanitario ancora una volta l’Europa si è fatta trovare impreparata, dal punto di vista economico le solite lungaggini e gli immancabili veti incrociati stanno rallentando anche l’arrivo dei fondi stanziati.

A fine ottobre sono arrivati adesso i primi 10 miliardi destinati all’Italia, su un totale di 27, derivanti dal fondo Sure dopo una attesa durata oltre cinque mesi.

Mentre per il tanto atteso Recovery Fund si dovrà aspettare la prossima estate, sempre a patto che vengano sciolti gli attuali nodi altrimenti ci sarà da attendere ancora.

Speriamo che i primi vaccini siano disponibili tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021” ha scritto sempe Charles Michel, ma anche qui “servirà tempo prima che ne possa beneficiare tutta la popolazione”.

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