Covid, beffa per i vaccinati: quarantena obbligatoria non pagata dall’Inps

Simone Micocci

7 Agosto 2021 - 14:28

condividi

L’Inps conferma il mancato riconoscimento della quarantena come periodo di malattia per coloro che entrano in contatto con un positivo. Vale anche per chi è vaccinato.

Covid, beffa per i vaccinati: quarantena obbligatoria non pagata dall'Inps

Resiste anche per i vaccinati l’obbligo di quarantena per coloro che sono entrati in contatto con positivi al Covid: una regola che impedisce ai contatti stretti di un contagiato di recarsi a lavoro per un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione (7 giorni nel caso delle persone vaccinate) e di poter rientrare solo a seguito di un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.

A tal proposito, l’Inps è tornato a parlare di quarantena e assenza dal lavoro per coloro che sono venuti a contatto con un positivo, facendo chiarezza - con il messaggio 2842 del 6 agosto 2021 - su quali sono le regole aggiornate.

Un chiarimento necessario alla luce di quanto succedeva fino a qualche mese fa: inizialmente, infatti, la quarantena veniva equiparata alla malattia anche in caso di non positività al Covid, ma nel 2021 non è più così.

Nessuna copertura previdenziale Inps per la quarantena dei non positivi

Con il messaggio 2842/2021 l’Inps fa chiarezza sulle operazioni effettuate per il riconoscimento dell’indennità previdenziale per l’anno 2020 delle “certificazioni attestanti la quarantena con isolamento fiduciario redatte dai medici curanti”, per la quale l’Istituto ha dovuto attenersi alle regole imposte dal Governo che ha previsto uno stanziamento di massimo 663,1 milioni di euro.

Con lo stesso messaggio l’Inps ricorda che per il momento - e probabilmente sarà così anche in futuro - da parte del Governo non c’è stato un rifinanziamento dello stesso istituto per il 2021, e dunque quest’anno chi viene a contatto con un positivo e dunque è costretto a osservare un periodo di quarantena non potrà contare sulla copertura previdenziale da parte dell’Istituto.

Un’eccezione, ma solo fino al 30 giugno 2021, è stata rappresentata dai cosiddetti lavoratori fragili, ossia coloro che rientrano in una delle seguenti situazioni:

  • riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della L. 5 febbraio 1992, n. 104
  • possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita.

Anche per questi, però, l’Inps ha dovuto attenersi, per il riconoscimento della tutela previdenziale per i periodi di quarantena osservati entro il 30 giugno 2021, al rispetto della dotazione di 663,1 milioni di euro.

A oggi, dunque, non ci sono tutele per chi è in quarantena: l’unica - prorogata alla fine di ottobre - è quella prevista per i lavoratori fragili “ai fini dello svolgimento di norma della prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto”.

Cosa fare a lavoro in caso di quarantena

Fino allo scorso anno, dunque, il periodo di quarantena del lavoratore veniva equiparato alla malattia (ai soli fini del trattamento economico). Nel 2021 non è più così: ci si chiede, dunque, qual è il miglior modo per gestire un’assenza dal lavoro per quarantena.

In questo caso il lavoratore può accordarsi con il datore di lavoro riguardo al miglior modo per gestire questa situazione. Ad esempio, ci si potrebbe accordare per proseguire le attività lavorative in smart working, continuando dunque a garantire le prestazioni.

In assenza di una tale possibilità si può ricorrere agli altri strumenti a disposizione del lavoratore, come ferie e permessi. Una vera e propria beffa per i lavoratori, compresi coloro che hanno deciso di sottoporsi al vaccino: anche questi, infatti, dovranno osservare un periodo di quarantena in caso di contatto con un positivo, seppur ridotto a 7 giorni.

Quando la quarantena è ancora equiparata alla malattia

Come ribadito anche dall’Inps, resta invece la possibilità di procedere al riconoscimento della tutela della malattia, secondo l’ordinaria gestione, “con riferimento agli eventi certificati come malattia conclamata da Covid-19”.

Non ci sono neppure novità per i lavoratori del settore pubblico: per questi, sia la malattia che la quarantena da Covid-19 viene equiparata al ricovero ospedaliero.

Iscriviti a Money.it