Covid, gli anticorpi dei guariti durano almeno 8 mesi: il nuovo studio

Martino Grassi

11 Maggio 2021 - 16:21

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Quando durano gli anticorpi dei guariti? Secondo un nuovo studio condotto dall’ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità l’immunità persiste per almeno 8 mesi dalla diagnosi.

Covid, gli anticorpi dei guariti durano almeno 8 mesi: il nuovo studio

Gli anticorpi contro il Covid resistono per almeno 8 mesi dopo l’infezione indipendentemente dalla gravità della malattia. Dopo più di un anno di convivenza con il virus che ha stravolto completamente il mondo, gli scienziati imparano a conoscere sempre meglio il patogeno ed i suoi effetti sull’organismo.

Nel corso del tempo si sono susseguite diverse ipotesi sull’effettiva durata degli anticorpi, passando da quelle che sostenevano che persistessero per solo un mese, mentre altri per anni. Adesso a fare chiarezza arriva un nuovo studio condotto dall’ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss), e pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Covid, gli anticorpi dei guariti durano almeno 8 mesi

Stando alla nuova pubblicazione la copertura dall’infezione avrebbe una durata di almeno 240 giorni. Gli anticorpi prodotti dal nostro organismo infatti resterebbero nell’essere umano almeno per otto mesi in seguito alla diagnosi di Covid-19, indipendentemente dalla gravità della malattia, l’età dei pazienti o la presenza di altre patologie.

Inoltre lo studio ha evidenziato che se non vengono prodotti entro i primi quindici giorni dal contagio il paziente è a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19. La ricerca ha coinvolto 162 pazienti positivi al SarsCoV2, che si sono presentati al pronto soccorso del San Raffaele durante la prima ondata della pandemia, di cui il 67% maschi con un’età media di 63 anni, che presentavano sintomi di entità variabile, seguendoli nel corso del tempo.

I primi campioni di sangue sono stati raccolti a partire dai mesi di marzo e aprile 2020, durante il picco della prima ondata, mentre gli ultimi a fine del mese di novembre 2020. Il 57% della totalità dei pazienti presi in considerazione nello studio soffriva di una seconda patologia, oltre al Covid-19 al momento della diagnosi. Al termine degli otto mesi, seppur in forma ridotta, tutti i pazienti, ad eccezione di solamente 3, continuavano a mostrare ancora la presenza degli anticorpi neutralizzanti, indipendentemente dall’età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie.

Chi sono i pazienti più a rischio?

Basandosi sui risultati dello studio gli esperti sarebbero anche in grado di identificare con maggiore certezza i pazienti che rischiano di sviluppare forme gravi della malattia. Infatti, come spiega Gabriella Scarlatti, coordinatrice della ricerca:

“I pazienti incapaci di produrre anticorpi neutralizzanti entro la prima settimana dall’infezione andrebbero identificati e trattati precocemente, in quanto ad alto rischio di sviluppare forme gravi di malattia”.

Infine, dallo studio è emerso anche che la riattivazione degli anticorpi pre-esistenti per i coronavirus stagionali, ad esempio come quelli del raffreddore, non rallenta la produzione degli anticorpi specifici per il Covid e non è associato ad un maggior rischio di forme gravi di Covid-19

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