Covid Italia: come evitare una terza ondata

Le azioni per evitare una terza ondata e consolidare i risultati delle misure restrittive del nuovo DPCM.

Covid Italia: come evitare una terza ondata

Servono tre azioni per evitare una terza ondata di Covid-19 in Italia: effettuare un numero elevato di tamponi, utilizzare strumenti tecnologici per il contact tracing e garantire la facilità di accesso ai tamponi molecolari, migliori dal punto di vista dell’attendibilità rispetto ai test rapidi.

Queste sono le indicazioni di Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell’Università di Padova, comunicate durante l’audizione tenutasi questa mattina al Senato a tema “Contenimento della pandemia di Covid-19”.

Covid Italia: come evitare una terza ondata

Crisanti ha fatto riferimento a quanto accaduto a Vo’ Euganeo, uno dei primi comuni d’Italia colpito dal virus lo scorso febbraio.

Nella cittadina veneta era stato adottato un tempestivo processo di indagine dei contatti avuti dalle 88 persone positive al coronavirus, insieme a un massiccio screening della popolazione locale e conseguente isolamento dei casi.

Come affermato dall’immunologo, grazie a queste azioni il 30 maggio a Vo’ non era presente più nessun caso e la capacità di trasmissione del virus era stata ridotta del 98%.

Secondo Crisanti, oggi l’obiettivo è quello di prevenire una terza ondata di Covid attraverso un piano da attuare su scala nazionale per non vanificare gli sforzi previsti dal nuovo DPCM varato dal governo proprio in queste ore. Al contrario di quanto successo dopo il lockdown della primavera passata.

“L’Italia sta rincorrendo il virus senza riuscire a anticiparlo”

Durante la stessa audizione è intervenuto anche Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, sostenendo come attualmente l’Italia e il governo stiano rincorrendo il virus senza essere in grado di anticiparlo.

Cartabellotta delinea uno scenario difficile in cui saremo costretti a vivere nei prossimi mesi.

Il coronavirus ha infatti raggiunto in maniera diffusa anche le regioni del sud, le quali hanno dei sistemi sanitari più fragili di quelli del nord coinvolti nella prima ondata.

Inoltre, abbiamo davanti diversi mesi invernali e la compresenza dell’influenza stagionale potrebbe stressare ancora di più il sistema.

Infine, ha dichiarato il presidente di Gimbe, medici e infermieri sono provati da quanto fatto nella prima ondata, così come le istituzioni, con la conseguenza che gli scontri continui tra governo e regioni potrebbero impedire di adottare misure efficaci.

Escalation del contagio dal 4 ottobre

In un’altra audizione, in questo caso alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha affermato come dal 4 ottobre si sia registrata un’accelerazione che ha portato ad una fase di escalation.

Per il massimo dirigente dell’Iss, questo ha condotto a una percentuale di positività sui tamponi superiore al 4% in tutte le regioni, la quale indica un’elevata diffusione sull’intero territorio nazionale.

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