COVID-19, buone notizie: frena la curva, lockdown (per adesso) non necessario

COVID-19: i contagi aumentano, ma la curva frena. Il picco potrebbe essere raggiunto già la prossima settimana, lockdown non necessario.

COVID-19, buone notizie: frena la curva, lockdown (per adesso) non necessario

COVID-19: la curva dei contagi sta - finalmente - rallentando. Cominciano a vedersi i primi effetti delle restrizioni introdotte dal Governo con gli ultimi DPCM e questa potrebbe essere una conferma del fatto che, almeno per il momento, il lockdown non è necessario.

Come svelato da Repubblica, nella serata di ieri si è tenuto un vertice di maggioranza al quale, come solitamente accade dall’inizio dell’emergenza, ha preso parte anche il CTS. Nel corso dell’incontro il Premier Conte ha chiesto a Silvio Brusaferro, Agostino Miozzo e Franco Locatelli se effettivamente cominciano a vedersi i primi effetti delle misure introdotte; questi hanno confermato che al momento “sembra esserci una prima piegatura della curva”, con Conte che a questo punto ha ribadito che al momento “non verrà predisposto alcun lockdown”.

Semmai si spingerà sulla responsabilità dei singoli territori. A tal proposito ci sono cinque Regioni che nelle prossime ore rischiano di diventare zona rossa, ossia Puglia, Liguria, Emilia, Veneto e Friuli.

Ma cosa significa che la pandemia sembra aver frenato? Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi giorni? Facciamo chiarezza sulla notizia del giorno, ossia sulla possibilità che la seconda ondata da COVID-19 stia rallentando.

COVID-19, la curva sta rallentando: cosa significa?

Nella giornata di ieri - mercoledì 11 novembre - sono stati 32.961 i contagi da coronavirus; 623 i morti. Questo significa che la situazione è ancora drammatica, tant’è che - come anticipato - ci sono Regioni che sembrano andare verso il lockdown.

Tuttavia, arrivano le prime buone notizie con la seconda ondata che sembra stia raggiungendo il picco.

Guardando all’andamento delle curve su base settimanale (che tra l’altro è il dato che più conta in termini statistici), si notano i primi segnali positivi. Basti pensare che in Lombardia nella metà di ottobre è stata registrata un’impennata record del 213,8% di contagi rispetto alla settimana precedente; nella giornata di ieri l’aumento dei positivi su 7 giorni è stato solamente dell’8,1% e sembra progressivamente stabilizzarsi.

Anche se la situazione, specialmente negli ospedali dove le terapie intensive sono vicine alla saturazione, resta drammatica, possiamo almeno ben sperare che presto la curva dei contagi torni a scendere. L’andamento della curva, pur essendo ancora in positivo, sembra tendere ormai verso il picco, il quale potrebbe essere raggiunto già nelle prossime settimane. Una buona notizia, perché vorrebbe dire che successivamente la curva sarà al ribasso, fino ad essere sotto controllo.

La curva dei contagi frena, ma la situazione negli ospedali ancora preoccupa

Nonostante la frenata della curva la situazione negli ospedali è ancora molto allarmante. Al momento, infatti, le terapie intensive si stanno riempiendo; la causa sono i contagi delle scorse settimane, anche perché bisogna considerare il tempo di permanenza negli ospedali.

Nonostante questa situazione di allerta, però, un lockdown oggi non sembra essere la soluzione, specialmente se si tiene conto della frenata della curva. Come spiegato da Paolo Spada - chirurgo dell’Humanitas di Milano - al Fatto Quotidiano, “il picco dell’infezione potrebbe arrivare già questa settimana”.

Tuttavia, per vederne gli effetti sul sistema sanitario bisognerà “attendere quella latenza che c’è tra il contagio, l’insorgenza della malattia e le complicazioni che portano al ricovero”. Secondo le stime di Spada, il quale da inizio pandemia si è contraddistinto per l’analisi dei dati, la massima occupazione dei posti letto negli ospedali dovrebbe arrivare tra due o tre settimane. Bisognerà capire se il sistema sanitario sarà in grado di reggere fino ad allora.

Ma proprio dall’analisi di questa situazione Spada arriva ad una considerazione: il lockdown non è una soluzione ragionevole, perché “farlo adesso non cambierebbe nulla nell’immediato”. La strada giusta sembra essere, quindi, quella delle restrizioni locali, per le quali - tra l’altro - dobbiamo ancora verificare l’efficacia sulla curva dei contagi.

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