Cosa ci dicono Costco e la shrinkflation sulla sua carta igienica sui problemi dell’inflazione USA

Mauro Bottarelli

3 Maggio 2021 - 09:22

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Costco, gigante dell’ingrosso Usa, ricorre alla shrinkflation: meno strappi nei rotoli al medesimo prezzo per camuffare le dinamiche CPI. Ma i dati parlano chiaro: il potere d’acquisto non patisce gli aumenti solo per il diluvio di aiuti federali, oggi pari al 34% del reddito di chi li percepisce. E il fatto che Joe Biden stia lavorando fin dal suo insediamento per aumentare la platea dei buoni pasto non suona come buon auspicio.

Cosa ci dicono Costco e la shrinkflation sulla sua carta igienica sui problemi dell'inflazione USA

Chi conosce un po’ gli Stati Uniti sa che Costco è un’istituzione, la seconda più grande catena di ipermercati all’ingrosso del Paese. E sa anche come notoriamente rappresenti un barometro macro parallelo, un proxy come si dice in gergo.

Fino al 2009, infatti, non accettava buoni pasto - i food stamps - perché a detta del co-fondatore, Jim Sinegal, «in generale non abbiamo una clientela che li utilizzi». Snobismo all’ingrosso, quasi un ossimoro. Ma Lehman Brothers cambiò tutto. Nel maggio di 12 anni fa si cominciò con un progetto pilota in due punti vendita di New York, poi esteso all’intera città, poi ancora alle aree più colpite dalla crisi di California e Michigan. A ottobre dello stesso anno i buoni pasto erano accettati negli ipermercati in tutta la nazione. Giusto in tempo per la spesa del Giorno del Ringraziamento.

Insomma, lo stato di salute economica della Real America passa dalle casse di Costco. Appare quindi decisamente poco rassicurante il fatto che proprio la catena all’ingrosso sia terminata al centro di furenti critiche per l’utilizzo della pratica manipolatoria conosciuta come shrinkflation , parola intraducibile in italiano se non con un quantomeno discutibile “strizzazione”.

Alla base della disputa, la carta igienica. Per l’esattezza, 20 strappi di tessuto in meno nella confezione da due rotoli, ognuno composto da 160 fogli. Venduta però allo stesso prezzo di prima. Ecco la shrinkflation: mascherare l’inflazione reale non agendo sul costo al dettaglio ma sul quantitativo di bene venduto a prezzo invariato. Solitamente, un trucco usato per le patatine fritte nel sacchetto.

Nel caso della carta igienica a marchio Costco, però, l’equivalente funzionale di un aumento del 14,3%. Inflazione reale. Piaccia o meno ai teorici del QE perenne che salverà il mondo, una volta entrato nella fase di sviluppo finale di helicopter money.

Bastano venti strappi di prosaica carta igienica per smentire la retorica dell’assenza di effetti collaterali dello stampare denaro. E, soprattutto, per mettere pesantemente in discussione il mantra della Fed a difesa dei suoi acquisti: l’inflazione sarà sì più alta del previsto quest’anno ma il fenomeno è da considerarsi transitorio. Per un po’ troppe categorie, però. A partire dal costo del legname da costruzione, come confermato dall’ultimo report della NRA, la National Association of Realtors. A marzo il prezzo medio di vendita di un immobile negli Usa era salito su base annua del 18% a 344.625 dollari, il massimo assoluto da quando viene tracciata la serie storica. E non basta, perché un altro record infranto è quello relativo alla percentuale di case vendute al di sopra del loro prezzo di listino: 45%, qualcosa come 18 punti percentuali in più del marzo 2020.

E per non parlare del prezzo dei beni alimentari tracciati dall’Agri Spot Index di Bloomberg e plasticamente descritto in questo grafico:
Food1 Fonte: Bloomberg
+76% su base annua, un trend che il capo analista di Deutsche Bank, Jim Reid, nel suo ultimo report ha preso molto sul serio, arrivando ad avanzare una previsione da «Primavera araba globale»:

Se guardiamo al di là del mero shopping settimanale dei cittadini, c’è un’infinita letteratura che conferma una correlazione netta e diretta fra aumento dei prezzi alimentari e periodi di disordine sociale. E ancorché questo fenomeno abbia maggiore facilità di sviluppo nei mercati emergenti, dove la quota di reddito destinata al cibo è percentualmente più alta che nel mondo sviluppo, il contraccolpo già inferto alle società da pandemia e lockdown ci dice che una nuova ondata di caos non andrebbe salutata come una sorpresa.

Insomma, la Seconda Guerra Civile americana preconizzata da Joe Dante e che qualcuno ha visto sfiorata con l’assalto a Capitol Hill, potrebbe avere come detonatore 20 strati di carta igienica? No. Quantomeno non ora. E la spiegazione sta in questi due grafici:
Food2 Fonte: US Treasury
Food3 Fonte: US Treasury
dai quali si evince come lo tsunami di supporto monetario giunto nei conti correnti degli americani con i primi assegni del piano Biden abbia letteralmente fatto esplodere la voce personal income nel mese di marzo: +21,1% su base mensile accompagnato da un +4,2% alla voce delle spese personali.

C’è però un problema di medio-lungo termine, oltre che di tenuta stessa dei conti federali: ad oggi, i programmi di welfare negli Usa pesano per il 34% del reddito dei cittadini che ne usufruiscono. Un terzo. Di fatto, una Repubblica delle banane. Il vero Sussidistan, paradossalmente nel cuore di quella che ancora viene percepita come la patria del libero mercato. Quantomeno dall’esterno. Certamente nelle cronache alle soglie dell’apologia di alcuna stampa italiana.

Perché nientemeno che il Wall Street Journal il 30 aprile scorso ha pubblicato un editoriale - non firmato e quindi attribuibile al board di direzione - che definiva in questo modo la dinamica innescata dall’operatività di Fed e Tesoro ed esacerbata all’estremo dal piano Biden: “This is now about mainlining benefits to middle-class families so they become addicted to government - and to the Democratic Party that has become the promoting agent of government” - “Ora è tutto un aumentare i benefici per le famiglie della classe media in modo che diventino dipendenti dal governo e dal Partito Democratico che è diventato l’agente promotore del governo”.

Stranamente, nessuno ha sentito il bisogno di segnalare come il quotidiano di riferimento di Wall Street, a sua volta beneficiaria delle politiche distorsive della Fed da un decennio, abbia sentito il bisogno di segnalare che forse si sta davvero esagerando con l’assistenzialismo elettorale a pioggia. La classica red flag, necessaria per evitare di ritrovarsi in piena bufera con i bermuda e le infradito.

Insomma, finora nessuno si è ribellato a travisamenti dell’inflazione come quello posto in essere da Costco sulla carta igienica semplicemente perché il denaro dei programmi di welfare sta operando - e abbondantemente - da bilanciamento alla perdita di potere d’acquisto reale già in atto. Si pone però un problema, tanto sistemico da essere svelato proprio da un qualcosa di poco elegante ma fondamentale nel vivere quotidiano come un rotolo di carta igienica: quando finirà l’emergenza pandemica e con essa i sostegni a pioggia del governo a livello federale, cosa accadrà alle dinamiche sulla catena dei prezzi e ai redditi reali (e non più percepiti e dopati) di qualche decina di milioni di americani?

Una risposta è giunta indirettamente nel weekend da Bloomberg, la quale rendeva noto come Joe Biden starebbe già agendo per garantire un aumento della platea degli aiuti alimentari tramite food stamps per milioni di americani, operando direttamente con il Dipartimento per l’Agricoltura e bypassando il Congresso e il suo rischio di impasse politica. E se la mossa diverrebbe operativa tramite una revisione del basket utilizzato per determinare gli ammontare dei sussidi, il cosiddetto Thrifty Food Plan, a far pensare male è il fatto che questa riforma sia stata ordinata da Joe Biden due giorni dopo il suo insediamento e casualmente entrerà in vigore il prossimo 1° ottobre, giorno seguente alla scadenza dell’aumento temporaneo del 15% nel controvalore dei buoni pasto contenuto nel cosiddetto Covid-package da 1,9 trilioni di dollari. Un altro calcio al barattolo. Ma il muro si avvicina. E con esso, il rischio che la lattina rimbalzi in faccia.

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