All’indomani dell’approvazione del Decreto Lavoro, Confindustria diffonde i dati dell’ultimo rapporto del Centro Studi sullo scenario economico italiano e annuncia: dal 2007 al 2013 sono stati persi 700.000 posti di lavoro, cifra che alla fine del 2014 salirà a 817.000.
Il ministro Giovannini ha espresso ottimismo e fiducia nel decreto, auspicando un decremento della disoccupazione, eppure gli esperti hanno qualche dubbio ed esprimono parere piuttosto unanime sul fatto che si tratti solo di un primo passo verso il successo ed il risanamento.
Nel rapporto del Csc si legge come entro l’anno la disoccupazione arriverà al 12,4%, 13,9% inclusa la cassa integrazione, e al 12,7% nel 2014. L’Italia ha davvero toccato il fondo, servono con urgenza politiche attive e di promozione del lavoro. Il costo del lavoro per unità di prodotto aumenterà probabilmente dell’1,8% quest’anno, andandosi a sommare all’1,9% dello scorso anno, perché?
- caduta della produttività (-0,3% dopo il -0,9% del 2012);
- incremento del costo del lavoro (+1,5% dopo l’1% del 2012).
Confindustraia lancia l’allarme:
“Così si va ampliando lo svantaggio competitivo delle imprese italiane che, sommato a quello accumulatosi negli anni pre-crisi, raggiunge livelli difficili da sostenere. Dal 1997 al 2012 la competitività di costo dell’Italia rispetto alla Germania e diminuita di 21,3 punti percentuali. Nel settore manifatturiero si registra un divario ancora più preoccupante, pari a 37,4 punti percentuali”.
Ad aggravare il quadro si aggiungono una pressione fiscale sempre più forte, nel 2013 ha toccato il picco storico del 44,6% del PIL, il crollo dei consumi, che quest’anno sarà pari al 3%, e le stime sul PIL che indicano un calo dell’1,9% nel 2013 al contrario di quanto precedentemente stimato, ovvero -1,1%. E la ripresa? Secondo Confindustria:
“Non ci sono ancora i germogli di ripresa che erano ben visibili nella primavera del 2009 e che sbocciarono in estate. Giusto a metà del 2013, sul finire del sesto anno della crisi, questo mazzo misto di evidenze sparse lascia solo intravedere l’avvio della risalita. Non costituisce solide fondamenta per prevederla".
Le 5 forze favorevoli
Nel rapporto si parla di 5 forze favorevoli per rilanciare la situazione:
- minor costo dell’energia;
- conferma dei progressi nel contesto globale;
- affievolimento delle misure di austerity;
- stabilità di azione del Governo orientata alla crescita;
- cauto rinsaldarsi della fiducia.
Gli ostacoli
A minare la ripresa i seguenti ostacoli da superare:
- perdita di competitività;
- credit crunch;
- distruzione della capacità produttiva;
- fragilità dell’edilizia;
- erosa propensione al risparmio delle famiglie;
- debole mercato del lavoro.
Le previsioni 2013-2014
Di seguito le previsioni del Csc per l’Italia per il 2013-2014.