Commissioni Interbancarie multilaterali: la UE le vieta perché limitano la concorrenza

Simone Casavecchia

14 Settembre 2014 - 09:55

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In base a una sentenza della Corte di Giustizia Europea le commissioni bancarie alterano l’andamento del libero mercato e falsano la concorrenza

In base alla sentenza C-382/12 in un caso in cui era implicata Mastercard, la Corte di Giustizia Europea ha sancito che le commissioni interbancarie sulle carte di credito sono inapplicabili dal momento che si tratta di un elemento che limita la libera concorrenza e inibisce, quindi, il mercato.
Più nello specifico la sentenza riguarda le cosiddette Commissioni Interbancarie multilaterali (Cim), ovvero quelle somme che la banca dell’esercente è tenuta a versare alla banca dell’acquirente per i pagamenti con le proprie carte di credito.

Nel respingere il ricorso presentato da MasterCard contro la sentenza emessa dal il 24 maggio 2012, la Corte di Giustizia Europea ha confermato che le Cim sono da ritenersi contrarie al diritto della concorrenza, come era già stato sostenuto in un precedente provvedimento della Commissione Europea del 2007. A tal proposito MasterCard, è già stata invitata ad adeguare le proprie commissioni, sebbene non sia ancora certo se la decisione presa dalla Corte di Giustizia Europea possa riguardare anche gli altri circuiti di carte di credito, come Visa e Maestro.
Si tratta comunque solo di una sentenza che, per quanto importante come precedente, è da considerarsi solo come un primo passo in materia, in attesa che la Commissione Europea metta a punto una specifica regolamentazione aggiornata con nuove regole.

La decisione è suffragata da precedenti pronunciamenti della Commissione Europea che, a tal proposito, aveva già affermato che

“le Cmi producono l’effetto di fissare una soglia alle spese fatturate e costituiscono per questo una restrizione alla concorrenza sui prezzi”.

Le commissioni interbancarie multilaterali non sono presenti in tutti i Paesi europei e dove sono presenti vengono applicate anche con criteri differenti dal momento che in alcuni Stati vengono applicate solo per le operazioni transfrontaliere mentre in altri su tutte le transazioni. In ogni caso, però, il costo di tali commissioni viene addossato agli esercenti entro le spese fatturate per l’utilizzo delle carte di credito. L’effetto che tale dinamica spesso produce sul mercato è un rincaro dei prezzi dei prodotti al dettaglio nel quale viene incluso anche il costo delle stesse commissioni interbancarie con un conseguente danno sul cliente finale che paga il prodotto acquistato a un prezzo ingiustamente maggiorato.

Per questo la sentenza della Corte di Giustizia Europea spiega che le Cim

“danno origine a una restrizione della concorrenza sui prezzi tra le banche di affiliazione a danno degli esercenti e dei loro clienti”.

Anche se

“non presentano carattere oggettivamente necessario per il funzionamento di un sistema di carte di pagamento aperto”

Per questo, in definitiva non sono da considerarsi restrizioni accessorie e, quindi, non vanno applicate.

Mentre MasterCard ha espresso il suo totale disappunto per questa decisione, il provvedimento è stato apprezzato da diversa associazioni di commercianti, tra cui anche la Confcommercio italiana che ha comunque auspicato un impegno della UE in sede istituzionale per la definizione di una regolamentazione improntata a maggiore concorrenza, trasparenza ed efficienza nel settore delle carte di pagamento.

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