News a stelle e strisce

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di Antonella Coppotelli e Glauco Maggi

Come Wall Street ha battuto il Covid

Glauco Maggi

4 gennaio 2021

Come Wall Street ha battuto il Covid

La rivincita di Wall Street e uno sguardo al 2021.

Numeri incredibili, quelli del 31 dicembre degli indici di Borsa americani. Chi poteva sognarli nell’abisso della prima ondata del COVID in marzo, quando i titoli dei giornali registravano doverosamente il ritorno dell’Orso di Wall Street, ovvio corollario agli emergenti dati funesti sulla pandemia?

E allora è il caso di pubblicare questi livelli da record, accostandoli ai minimi del 23 marzo, la seduta del “bottom” (il fondo). Il Dow Jones, che chiuse quel giorno a 19.173 punti a fine 2020 ha toccato 30.606 (+59,6%); lo S&P500 da 2.304 è risalito a 3.756 (+63%); il Nasdaq Composite era a 6.860 e il 31 dicembre ha chiuso a 12.888 (+87,8%).

Se c’era bisogno di una conferma della lezione basilare per chi investe in azioni - mai agire d’impulso guidati dal panico - , è venuta a tempo record. E se l’ottica è di lungo-lunghissimo termine, quale deve essere quella della maggioranza dei risparmiatori che hanno l’obiettivo di una pensione complementare al fianco di quella obbligatoria, l’anno appena finito va archiviato tra i più positivi. Anche se ha dovuto digerirsi il Covid-19: dal primo gennaio 2020 il Dow Jones ha guadagnato il 7,2%; lo S&P500 il 16,3%; il Nasdaq Composite il 43,6%.

L’avvicendarsi del Toro-Orso-Toro a Wall Street

La trama Toro-Orso-Toro della borsa americana nell’anno in cui hanno perso la vita nel mondo quasi due milioni di vittime del virus non era per nulla scontata. Ma un dato di fatto era la volontà delle corporation farmaceutiche americane, grandi (Pfizer) e piccole (Moderna), di fare profitti sfruttando la scienza e la tecnologia più avanzate per produrre il vaccino anti-coronavirus il più presto possibile. Hanno fatto centro.

E che l’economia americana prima del Covid poggiasse su basi solide dopo il triennio di Trump era evidente e innegabile. La politica del Palazzo, poi, ha fatto la sua parte. Il Congresso votando leggi bipartisan che hanno distribuito miliardi di sussidi a ondate, fino a Natale, ai settori più in crisi (ospitalità, ristorazione, piccola imprenditoria) e alle famiglie. Il presidente Trump organizzando una mobilitazione coordinata tra apparato pubblico e imprese private da tempo di guerra. La Federal Reserve pompando liquidità grazie al riacquisto di obbligazioni statali e alla decisione di mantenere i tassi bassi ancora a lungo.

Facile, insomma, leggerlo ora a risultato acquisito, ma l’exploit complessivo del 2020 appare più un “cigno nero alla rovescia” che non un’annata normale. E se i cigni neri sono per definizione eccezionali, che cosa si può attendere per il 2021? Il paradosso è che Wall Street è ai suoi massimi storici di sempre, una situazione Toro che comporta oggettivamente la possibilità di evolvere in “bolla”, pronta quindi a scoppiare. D’altra parte, però, l’economia reale misurata in termini di Prodotto Interno Lordo è contemporaneamente in recessione ovunque, dagli Stati Uniti all’Europa al Giappone, con l’eccezione della Cina. Per quel che valgono i numeri ufficiali di Pechino, il regime dittatoriale di Xi Jinping ha infatti annunciato che nei 12 mesi del 2020 il paese è riuscito a tornare in positivo con +1,9%, e balzerà a quasi il 9% nel 2021. Per gli Stati Uniti le stime sono per una contrazione del −4.3% nel 2020, e per un ritorno alla crescita, del +3,1%, nel corso dell’anno appena iniziato. L’Europa chiuderà in rosso del 7,1%, secondo le ultime previsioni, ma dovrebbe risalire al +4.8% nel 2021. Il Giappone registra una recessione del −5.3% alla chiusura del 2020, ma rimbalzerà al +2,3% nel 2021.

Come sarà l’economia mondiale nel 2021?

Uno sguardo a come andrà l’economia reale globale nei prossimi 12 mesi, insomma, induce ad una certa fiducia per quanto concerne la ripresa dei business e la tenuta dei consumi. Soprattutto negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio non sono collassate, malgrado le serrate dei negozi fisici. Ciò grazie al boom degli ordinativi via Internet e a un risparmio a livelli record che ha dato copertura sostanziale, e psicologica, alle famiglie: il rapporto tra il risparmio e il reddito disponibile era ancora del 13,6% in ottobre 2020, dopo il record del 33,7% in aprile, mentre la media storica dal 1960 al 2019 è stata attorno al 7%. L’occupazione ha beneficiato dallo smart working, con 245 mila posti creati in novembre e un tasso di disoccupazione sceso al 6,7%, più che dimezzato dal 14,7% di aprile. E ciò, con le notizie buone sui vaccini, ha spinto all’insù i valori borsistici delle azioni high tech. Mentre Zoom è balzata di quasi il 400% nel 2020, le 5 big - Amazon, Google, Apple, Facebook, Microsoft - pesano per gran parte delle sorti degli indici di Wall Street.

La crisi del Covid-19 ha insomma generato i suoi anticorpi in economia, e soprattutto nella finanza. Quello che ho citato sopra tra prodotti lordi nazionali in rosso e indici azionari alle stelle non è quindi un paradosso, ma la logica dei mercati borsistici di anticipare e di scommettere. Però di sicuro altri Cigni Neri, e veri, attendono il loro turno.

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Glauco Maggi

Giornalista dal 1978, vive a New York dal 2000 ed è l'occhio e la penna italiana in fatto di politica, finanza ed economia americana per varie testate nazionali

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