Come Conte può fare a meno di Renzi: IV si spacca e arrivano i responsabili in caso di crisi?

Alessandro Cipolla

23 Dicembre 2020 - 11:55

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Con una crisi di governo non tutti i senatori di Italia Viva potrebbero seguire il proprio leader: così Giuseppe Conte, grazie anche ai responsabili centristi da tempo pronti, potrebbe a Palazzo Madama fare a meno di Matteo Renzi.

Come Conte può fare a meno di Renzi: IV si spacca e arrivano i responsabili in caso di crisi?

Mentre Matteo Renzi in piena pandemia continua a tenere alta la tensione nel governo nonostante i toni più distesi dopo il vertice tra Giuseppe Conte e i rappresentanti di Italia Viva, bisogna fare tre precisazioni in merito ai possibili futuri scenari politici per il Paese.

La prima cosa è che al momento attuale, in caso di caduta del governo Conte-bis, non ci sarebbero i presupposti sanitari per aprire i seggi ai cittadini, tanto che si parla anche di un rinvio delle amministrative. Bene che vada, di votare se ne potrà parlare a partire dall’estate.

Il secondo punto è che dal 3 agosto scatterà il semestre bianco, periodo in cui non sarà possibile sciogliere le Camere fino a che a febbraio 2022 non verrà eletto il prossimo Presidente della Repubblica.

Terza questione è che, nonostante Renzi e Salvini abbiano di recente fatto intendere il contrario, allo stato delle cose non c’è una maggioranza alternativa a quella giallorossa, visto che probabilmente anche il sempre tirato in ballo Mario Draghi avrebbe poco interesse a guidare una maggioranza variegata e riottosa, preferendo magari aspettare il 2022 per giocarsi le sue chance per il Colle.

Detto questo, non è ugualmente certo che Matteo Renzi e Giuseppe Conte proseguano il loro cammino insieme: se il leader di Italia Viva farà sul serio con la crisi di governo, al Senato il premier potrebbe essere salvato proprio da alcuni renziani insieme a una pattuglia di responsabili centristi guidati da Sandra Lonardo, la moglie di Clemente Mastella.

Senato: come Conte potrebbe fare a meno di Renzi

Negli ultimi giorni Giuseppe Conte e Italia Viva stanno cercando di ricucire lo strappo, con una mediazione sul Recovery Fund che può essere trovata mentre, se mai Matteo Renzi volesse mandare in crisi il governo, la carta da giocare è senza dubbio quella del MES sanitario.

Se mai le richieste di IV non dovessero essere tutte accolte e Renzi volesse tentare la spallata a Conte, il premier potrebbe ugualmente salvarsi a Palazzo Madama andando così avanti senza però avere più in maggioranza l’ingombrante senatore di Rignano.

Al Senato la maggioranza richiesta è di 161 senatori. Al momento il governo può contare sull’appoggio del Movimento 5 Stelle (92), del Partito Democratico (35), di Italia Viva (18) e di Liberi e Uguali (5). C’è però anche l’appoggio di alcuni senatori del Misto (10) e delle Autonomie (8).

In totale il governo Conte-bis si regge quindi al Senato grazie al sostegno di 168 senatori, con i 18 di Italia Viva di conseguenza decisivi per la tenuta della maggioranza. Cosa potrebbe però succedere se i renziani dovessero uscire dal governo come più volte minacciato in questi giorni?

Giuseppe Conte si ritroverebbe ad avere 150 senatori, ai quali si potrebbero aggiungere i due senatori a vita Renzo Piano e Carlo Rubbia. Si vocifera però che 5 senatori di Italia Viva (ma potrebbero arrivare fino a 8) in questo scenario abbandonerebbero Matteo Renzi, votando la fiducia e passando così al Misto.

Sempre dal Gruppo Misto, l’ex azzurra Sandra Lonardo potrebbe raggruppare diversi senatori ai quali si andrebbero ad aggiungere pure i 3 dell’UdC. Anche da Forza Italia, sarebbero pronti a staccarsi quei senatori più scontenti della deriva sovranista del centrodestra.

Conte così avrebbe i numeri per andare avanti grazie ad alcuni responsabili centristi e a parte di Italia Viva, motivo per cui Renzi potrebbe ripiegare su un’altra strategia: seppellire l’ascia di guerra per alcuni mesi per tirarla fuori poi ad agosto dopo che è scatatto il semestre bianco, così da compattare chi tra i suoi è spaventato dalle urne.

Il sentore è che, fino a quando ci sarà questa maggioranza, lo spauracchio della crisi sarà costantemente evocato da un Matteo Renzi che magari quando l’Italia tornerà al voto farà come Angelino Alfano che nel 2018, dopo aver tenuto a lungo in scacco il governo, decise di non presentarsi alle urne con il suo NCD andando poi a lavorare per il Gruppo San Donato, tanto che da quando Joe Biden ha vinto le elezioni negli Usa si fanno sempre più insistenti per l’ex premier le voci di un possibile futuro incarico alla Nato.

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