In Cina torna l’incubo del Covid? No agli allarmismi, cosa sta succedendo veramente

Antonio Cosenza

05/04/2021

13/04/2021 - 15:42

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La Cina ha registrato il più alto numero di contagi dal 31 gennaio scorso. Ma si tratta di un focolaio di appena 15 persone, per le quali è scattata già la quarantena domiciliare; ecco perché non c’è nessun allarme.

In Cina torna l'incubo del Covid? No agli allarmismi, cosa sta succedendo veramente

In Cina è stato segnalato il più alto numero di contagi da Covid dal 31 gennaio scorso; una notizia che potrebbe allarmare, considerando che è proprio da qui che è partita la pandemia.

Ma per il momento si tratta di una notizia che non deve destare assolutamente preoccupazione in quanto si tratta di numeri molto bassi e su cui il Governo cinese ha già adottato le misure di contenimento necessarie. Non è questo, quindi, il momento di fare allarmismi: anzi, quanto sta succedendo in Cina dimostra che dall’incubo del Covid si può uscire e che per farlo servono restrizioni e vaccini.

Nonostante quanto appena detto, ci sono stati giornali che hanno gridato all’allarme per quanto sta succedendo in Cina. Vediamo, quindi, di fare chiarezza a riguardo.

In Cina ritorna l’incubo del Covid? Ecco cosa sta succedendo

Dopo più di due mesi, effettivamente, la Cina ha registrato il più grande aumento giornaliero di nuovi casi di Covid. Il 4 aprile 2021, infatti, sono stati registrati 15 nuovi casi nella città di Ruili, al confine con il Myanmar nella provincia dello Yunnan.

Quelli registrati a Ruili sono tutti i nuovi casi locali; ce ne sono, infatti, altri 17 provenienti dall’estero, con 32 nuovi contagi totali (il più alto aumento in assoluto registrato dallo scorso 31 gennaio). Si tratta, comunque, di un numero molto più basso rispetto a quello registrato in Italia, dove nella stessa giornata sono stati poco più di 18 mila i nuovi casi di Covid.

La Cina comunque guarda con attenzione a quanto sta succedendo a Ruili e sono già state messe in atto le misure necessarie per contenere questo nuovo focolaio locale. Per evitare che questo possa fare da innesto ad una nuova ondata, il governo locale ha obbligato i residenti nella sua area urbana a rispettare la quarantena domestica, oltre a lanciare un massiccio test drive. Ha anche impedito alle persone di entrare o uscire dalla città, bloccando di fatto gli spostamenti fuori dal Comune.

Anche in questo caso, comunque, dovrebbe trattarsi di contagi di importazione, specialmente dalla vicina Myanmar. Dei nuovi pazienti segnalati in città, infatti, ben 11 sono stati identificati come cittadini del Myanmar.

Per il momento, quindi, la situazione in Cina non preoccupa; discorso differente per altri Paesi asiatici come l’India - dove è stato registrato un aumento record delle infezioni che hanno superato i 100 mila casi in un giorno - e il Giappone, dove invece si sta facendo strada una nuova variante - “Eek” - che sembra essere più resistente ai vaccini.

Com’è oggi la situazione in Cina?

Oggi la situazione in Cina è molto più tranquilla che in altri Paesi. Il Governo cinese, infatti, continua ad essere molto selettivo nei confronti di chi intende entrare nel Paese, ma all’interno i cittadini sono piuttosto liberi di circolare e condurre una vita normale.

Le mascherine vanno indossate, ma solamente sui mezzi pubblici e in alcuni centri commerciali. La variante cinese dell’app “Immuni” qui ha avuto molto successo: l’hanno scaricata quasi tutti i cittadini e consente di spostarsi senza alcuna difficoltà.

Come abbiamo avuto modo di vedere, il numero dei contagi giornalieri è molto basso e questo consente un tracciamento efficace dei contatti diretti. Eppure il merito è più delle restrizioni che della campagna vaccinazione che in Cina, al momento, ha raggiunto appena il 6% della popolazione.

E proprio grazie all’efficacia delle restrizioni il Governo cinese ha deciso - a differenza degli altri Paesi - di cominciare dalla vaccinazione delle persone impiegate nelle categorie produttive, e solo successivamente toccherà alle fasce più deboli della popolazione.

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