Carlo Botta: l’Europa è una folle utopia destinata al fallimento

Sovranità monetaria come libertà e autonomia di uno Stato al servizio della collettività; utopia folle dell’Unione europea; minibot. L’economista Carlo Botta partecipa al dibattito su Euro ed Europa nella 16^ puntata di Testa o Croce. Ecco cosa ha detto.

Una follia destinata al fallimento, un’utopia che sta viaggiando verso l’implosione. Carlo Botta, esperto di marketing e tra gli autori di Scenari Economici, analizza le contraddizioni dell’Unione europea e le storture nei rapporti di forza tra gli stati, causati anche dal sistema a cambi fissi.

In questa nuova puntata di “Testa o Croce” Botta ci spiega anche il possibile influsso positivo dei mini Bot: fu proprio lui ad occuparsi della loro stampa digitale in occasione della loro presentazione ufficiale a Siena alla presenza dell’on. Claudio Borghi.

Disparità e follia: la disunione europea

“Essere sovranista, per me, vuol dire mettere la libertà e l’autonomia di uno Stato al servizio della collettività, e non viceversa. Tutti si strappano le vesti per sottolineare la democraticità dell’Unione europea dimenticando che gli autori di trattati e accordi non erano proprio persone con i giusti intenti per tutelare gli interessi delle popolazioni. Ritengo l’Europa una follia per come è stata concepita e portata avanti, un’utopia destinata al fallimento, un progetto che non può funzionare.

Aver incentrato l’intero progetto su una moneta comunitaria che non consente altri tipi di aggiustamento se non quelli della compressione salariale e dell’annullamento dei diritti, alla lunga può solo portare all’implosione. Anche perché la Costituzione tedesca non consente la supremazia dei trattati: finché la Germania avrà la possibilità di capitalizzare i profitti di questa Unione, il progetto potrà proseguire. Quando invece diventerà inevitabile mutualizzare le perdite, la Germania sarà costretta a scendere dalla giostra.

L’Unione politica è impossibile, e lo sanno benissimo anche i promotori di questa follia. Questo mi addolora come cittadino. Non dobbiamo dimenticare l’esistenza di varie barriere rispetto al modello degli Stati Uniti dove esiste una sola lingua: nell’area europea se ne parlano ben 24”.

Leggi anche Claudio Borghi, Lega: “Non siamo un paese sovrano, è inquietante”

In autostrada contromano

“Bisogna prendere atto di aver creato una disunione europea, un mostro senza una vera e propria banca centrale. Con il cambio fisso i forti diventeranno sempre più forti e i deboli sempre più prodotti. La Bce non è altro che un comitato di stabilità dei prezzi con finalità anti-inflazione. Una follia totale che non può funzionare.

L’Euro è una delle 200 monete al mondo, nel dopoguerra erano 70. Non è vero che esiste questa globalizzazione, c’è una frammentazione delle sovranità. L’Euro è l’unica moneta che prende l’autostrada contromano, non rispondendo ad alcuno Stato. Come dire, una sorta di chemioterapia somministrata a tutti, anche a chi ha solo un raffreddore. Ad alcuni farà bene (come la Germania), ad altri farà malissimo. L’Italia è il tacchino che serve alla festa di Ringraziamento permanente rappresentato dall’Ue”.

Il vaccino della fluttuazione valutaria

“Ogni prodotto, da quando esiste la civiltà moderna degli scambi, ha una sorta di vaccino che non fa ammalare l’economia e lo stato sociale: la fluttuazione valutaria. Se un Paese forte come la Germania una volta avesse prevaricato sull’economia di un Paese meno forte come la Grecia sarebbe intervenuto l’aggiustamento valutario. Facciamo un esempio. Per comprare le Bmw la Grecia doveva acquistare i marchi, vendendo le dracma. Per la legge naturale dei mercati comprando tanti marchi, la moneta tedesca prendeva valore e questo abbassava la competitività. Costando meno, alcuni prodotti della Grecia ripartivano e andavano verso la Germania. Se blocchiamo questo processo avvelenando l’economia dei più deboli, non solo la Germania smetterà di comprare lo yogurt dalla Grecia, ma avendo un potenziale industriale molto più forte si arriva al paradosso che sarà la stessa Germania a vendere lo yogurt alla Grecia, magari con la beffarda dicitura alla greca sull’etichetta”.

Poche speranze per l’Italia

“Cambiare l’Europa dall’interno è un’illusione. Come se ad Auschwitz i deportati avessero deciso di non fuggire dai campi di concentramento per cambiare dall’interno la mentalità dei nazisti che li tenevano prigionieri. Stiamo parlando di un processo irreversibile. Ci rendiamo conto che anche in questo momento sono al lavoro 55mila tra addetti e burocrati per legare sempre di più gli stati e disinnescare certe autonomie?

L’Italia non ha grandi possibilità, abbiamo perso un quarto della produzione industriale che è quello che premeva alla Germania, siamo diventati un grande centro commerciale per la Francia grazie anche a dei collaborazionisti italiani che hanno permesso pesi e misure diversi: la Francia compra indisturbata in Italia e noi non possiamo fare altrettanto.

Abbiamo lo svantaggio di essere notevolmente depotenziati rispetto a prima, l’Euro stesso ci obbliga ad uscire sui mercati internazionali con listini fortemente penalizzanti. Avevamo ben 2000 distretti industriali e ce ne sono rimasti solo 500. Alcuni sarebbero recuperabili (si tratta di aziende che sono andate a delocalizzare in aree senza Euro), ma il resto è purtroppo finito. L’Ue oggi continua a proporre delle direttive, attraverso la Commissione, che non vanno a vantaggio dell’Italia. Noi siamo esportatori di eccellenza, mentre l’Ue si preoccupa di prodotti con meno qualità e quindi a vantaggio delle multinazionali, a danno della nostra artigianalità.”

L’arrivo dei minibot

“L’introduzione dei miniBot sanerebbe l’ingiustizia dei 60-70 miliardi di credito vantati da famiglie ed imprese verso lo Stato, soldi mai visti. Darebbero un po’ di ossigeno ad un Paese anemico. Questi buoni del tesoro di piccolo taglio fornirebbero la possibilità anche ai negozi sotto casa di poter avere nuovi consumatori. Dalle informazioni in mio possesso, i minibot saranno introdotti abbinati alla seconda fase della flat tax. Questo punto sarà affrontato subito dopo l’estate. Ci metteranno al riparo da alcune azioni di ricatto che sono state adottate in Grecia ed in altri contesti. In questo modo Bruxelles ci metterà più difficilmente con le spalle al muro. Anche quando chiudessero i rubinetti rappresenterebbero uno strumento provvisorio in attesa del ritorno di una moneta normale. Non dobbiamo uscire dall’Euro ma rientrare in una condizione di normalità, ossia tornare ad una moneta pubblica e non privata, costruita per le esigenze dei cittadini e delle imprese. Non per soddisfare speculatori e banchieri”.

Iscriviti alla newsletter Economia e Finanza per ricevere le news su Eurexit

Condividi questo post:

Carlo Botta: l'Europa è una folle utopia destinata al fallimento

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.