Cambio euro dollaro post-riunione BCE in calo. No a tapering e estensione QE

Il cambio euro-dollaro è in calo dopo aver superato quota 1.10 durante la conferenza stampa di Mario Draghi.

Cambio euro-dollaro dopo la riunione della BCE - Il cambio euro-dollaro, dopo un rally veloce sopra quota 1.10 a seguito delle parole di Draghi secondo cui la BCE non ha discusso di un’estensione del QE alla riunione di dicembre, abbandona i massimi di 6 giorni e scende al momento dello 0.35% a quota 1.0933.

Il cambio euro-dollaro è salito di oltre mezzo centesimo in pochi secondi alla rivelazione del presidente della BCE raggiungendo un massimo a 1.1038, per poi scendere all’ammissione di Draghi di non aver discusso neanche del tapering.

Al momento la delusione per un No secco al tapering da parte della BCE è maggiore delle prospettive di estensione del QE oltre marzo del prossimo anno o oltre se necessario, come ben documentato dal cambio euro-dollaro.

Cambio euro-dollaro: analisi della mattina

Il cambio euro-dollaro visita la zona dei minimi assoluti del post-Brexit nelle prime ore di una giornata dal grande potenziale in termini di movimento.

L’inarrestabile rally messo in piedi dal dollaro USA dalla fine di settembre non ha mai trovato un momento di respiro, con la quotazione che sembra nuovamente in confidenza con quota 1,09.

Il Beige Book di ieri sera testimonia come la situazione economica degli Stati Uniti meriti ottimismo e giustifichi una possibile stretta monetaria entro la fine del 2016, se all’interno del FOMC si riuscirà a trovare un punto d’accordo.

Oggi è tuttavia il giorno della riunione della BCE, con Draghi che si appresta a commentare la situazione economica dell’Eurozona e a chiarire, forse, i tanti rumors su un possibile tapering o prolungamento del programma di QE.

Vediamo quindi le possibili reazioni di euro-dollaro al delicato appuntamento di oggi.

Cambio euro-dollaro nella mani di Draghi: cresce l’attesa per la riunione BCE

Il cambio euro-dollaro non ce la fa a contrastare la spinta ribassista che lo ha portato dai massimi di fine settembre vicino quota 1,13 fino al test del minimo assoluto post-Brexit a 1,095, almeno fino alla giornata di oggi.

La riunione BCE e soprattutto la conferenza stampa di Mario Draghi, attesa per le ore 14:30, sono un appuntamento che difficilmente passa inosservato e che ha spesso portato a grosse reazioni da parte della moneta unica.

Se è vero che gli analisti non si attendono grosse novità dalla giornata di oggi, con la riunione di dicembre che arriva nel momento migliore per parlare di un eventuale prolungamento del QE, è altrettanto vero che l’andamento particolarmente stirato di EUR/USD sarà molto sensibile ad ogni piccolo segnale.

La conferenza stampa di oggi potrebbe servire a far partire un ritracciamento, atteso da diversi giorni, che riporti al rialzo euro-dollaro, o potrebbe accompagnarlo ad un ritorno a quota 1,08.

Osservando il seguente grafico giornaliero si nota come il ribasso delle ultime settimane abbia condotto il cambio EUR/USD ad un movimento del tutto simile a quello avvenuto nella seconda metà di luglio, con la quotazione incastrata tra l’1,095 e l’1,100:

Aver eguagliato quei minimi, come è avvenuto questa mattina, vuol dire porsi in una condizione estrema in attesa della BCE.

Parole e toni che non dovessero convincere il mercato potrebbero causare una continuazione del ribasso di euro-dollaro, che a quel punto avrebbe il solo minimo della Brexit a 1,091 come riferimento nell’ultimo semestre.

Un abbattimento di questo supporto darebbe ampio sfogo ad un’invasione di quota 1,08, con strada da percorrere piuttosto agevolmente fino a 1,082, nelle vicinanze dei minimi annuali.

Mario Draghi potrebbe tuttavia fornire un po’ di spinta alla valuta comunitaria, scenario che meglio si andrebbe ad adattare all’attuale configurazione.

Questo infatti porterebbe ad un rimbalzo dai livelli di 1,095, come avvenuto a luglio, per un test di una tra le resistenze più vicine a 1,104, 1,107 o al più 1,112.

La possibilità di respiro offerta dal secondo scenario non sarebbe tuttavia sufficiente ad invertire il movimento di fondo del cambio, a meno che il presidente della BCE non dovesse sorprendere tutti e annunciare importanti novità in termini di politica monetaria.

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