COVID-19: troppo allarmismo? La verità sull’aumento dei ricoveri in terapia intensiva

COVID-19: nell’ultima settimana il numero dei ricoveri è salito, così come pure quello dei pazienti in terapia intensiva. Ma c’è davvero da preoccuparsi?

COVID-19: troppo allarmismo? La verità sull'aumento dei ricoveri in terapia intensiva

COVID-19: secondo quanto emerso dagli ultimi rilevamenti della Fondazione Gimbe sembra che l’Italia stia viaggiando spedita verso la seconda ondata.

Nell’ultima settimana, infatti, sembra essere cresciuto notevolmente non solo il numero dei contagiati, ma anche di coloro che necessitano del ricovero ospedaliero e - nel peggiore dei casi - della terapia intensiva. Va detto, però, che non tutti concordano con l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe: ad esempio, il Giornale ha commentato negativamente il tono troppo allarmista di questo report, sottolineando come ponendo l’attenzione sui dati percentuali piuttosto che su quelli reali si dà una visione distorta della realtà.

Ma andiamo con ordine: oggi la Fondazione Gimbe - presieduta da Nino Cartabellotta - ha pubblicato i dati del monitoraggio sull’andamento del coronavirus in Italia nella settimana che va dal 26 agosto al 1° settembre.

Dati che - come potete vedere di seguito - fanno pensare al peggio in vista delle prossime settimane quando, tra l’altro, ci sarà la riapertura delle scuole che potrebbe comportare un aumento dei contagi.

COVID-19: crescono i contagi e i ricoveri in ospedale

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe registra per la settimana che va dal 26 agosto al 1° settembre una preoccupante ripresa dell’epidemia in Italia. Nel dettaglio, al fianco di un incremento dei nuovi casi - arrivati a 9.015, il 37.9% in più - si registra un aumento delle persone che, causa sintomi da COVID-19, necessitano del ricovero in ospedale.

Nel dettaglio, i ricoverati con sintomi sono arrivati a 1.380, con una crescita del 30%, mentre per quelli in terapia intensiva c’è stato un aumento persino del 62%. Il numero dei decessi, invece, è salito del 15%.

La crescita è stata registrata anche per le persone attualmente positive: più 7.040 in una sola settimana, anche se va detto che contemporaneamente sono saliti i casi testati (86.515 in totale, il +28% rispetto alla settimana precedente) e i tamponi effettuati (116.184, +24%).

Come commentare questi dati? Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, si tratta di “segnali di ripresa dell’epidemia nel nostro Paese, sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche, proprio alla vigilia del momento cruciale della riapertura delle scuole”.

Dichiarazioni che spaventano e che fanno pensare all’avvicinarsi di una seconda ondata; ma sarà davvero così?

COVID-19: troppo allarmismo?

Secondo Il Giornale, il modo con cui i dati sono stati comunicati dalla Fondazione Gimbe è troppo allarmista. Per Il Giornale, infatti, il Presidente Cartabellotta è “abituato a pizzicare le giuste corde dei media” e per questo motivo nel raccontare l’andamento della pandemia in Italia ha scelto di diffondere dei dati percentuali.

Ad esempio, il Giornale guarda a quel +62% di pazienti in rianimazione: una prima lettura di questo dato obiettivamente spaventa e fa pensare al periodo peggiore della pandemia in Italia. Va detto, però, che stiamo parlando di “un centinaio di persone in tutta Italia, su 27.817 positivi e circa 60 milioni di abitanti”.

Nel dettaglio, nell’ultima settimana siamo passati da 66 a 107: siamo molto lontani da quando Giuseppe Conte dava il via alla fase 2 in Italia (quando i pazienti in terapia intensiva erano 1.479) per non parlare poi di quando, il 3 aprile, abbiamo toccato quota 4.068. Letti così, i dati, fanno sicuramente meno paura di quel 62% comunicato dalla Fondazione Gimbe.

Lo stesso vale per i ricoverati (+30%): vero che attualmente sono 1.380 - e si tratta di un dato che comunque impone prudenza - ma siamo comunque molto lontani da quel 4 aprile, quando erano 29.010.

Attualmente, quindi, c’è da essere prudenti ma non spaventati: la situazione è ancora sotto controllo, indipendentemente da quello che potrebbero far pensare alcuni dati percentuali.

Argomenti:

Italia Coronavirus

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