COVID Italia: a che punto siamo e cosa accadrà?

Coronavirus in Italia: qual è la situazione? In questo mese cruciale, con apertura scuole ed elezioni, i contagi giornalieri restano sulla soglia dei 1.000. Ma non siano ancora in pericolo. Il punto e le previsioni dell’esperto.

COVID Italia: a che punto siamo e cosa accadrà?

COVID Italia: riflettori puntati sul mese di settembre, cruciale per la diffusione del virus tra rientri dalle vacanze, apertura delle scuole ed elezioni.

L’epidemia sta mostrando ancora segnali di vitalità e, nonostante la situazione sembri sotto controllo, mantenere alta la guardia è il monito di esperti e governanti.

I mesi invernali potrebbero essere di nuovo allarmanti, con l’arrivo della tanto discussa seconda ondata. Per questo, medici e scienziati raccomandano il più profondo tracciamento dei positivi adesso.

Cosa sta succedendo in Italia e cosa aspettarsi, quindi, dall’evoluzione del coronavirus?

COVID Italia: il punto sull’epidemia secondo l’esperto

Fare chiarezza sull’attuale situazione epidemiologica nazionale è tanto necessario quanto un compito complesso.

Sono diverse, infatti, le voci anche autorevoli che si rincorrono in questo momento per dare una spiegazione su quanto sta accadendo e, soprattutto, su cosa aspettarsi nel prossimo futuro.

Intervistato da Huffington Post, il professore Andrea Crisanti ha cercato di dare alcune importanti risposte.

Innanzitutto sull’interrogativo che maggiormente coinvolge la popolazione: che tipo di epidemia è quella che stiamo vivendo ora in Italia?

L’esperto non ha espresso dubbi al riguardo: “Nel nostro Paese i dati ci dicono che la ripresa della trasmissione presenta differenze notevoli rispetto a quel periodo di fine febbraio - inizio marzo, quando la capacità di fare tamponi era scarsa. i casi di queste ultime settimane sono circa 15-20 volte inferiori di quelli del primo periodo della pandemia.”

Come spiegarlo? Non certo con l’affermazione sul virus che è cambiato. Una tesi assolutamente errata, come hanno già dichiarato altri esperti.

Il coronavirus, in realtà, è sempre lo stesso. A cambiare, rispetto a 6 mesi fa, sono stati ospedali e sistemi di tracciamento. Il quadro attuale è stato così spiegato in sintesi da Crisanti:

“La gran parte delle persone infette identificate oggi è composta da giovani, asintomatici o con sintomatologia lieve. A febbraio-marzo questi casi manco li vedevamo. I dati vanno contestualizzati, oggi abbiamo molti meno casi del periodo in cui scattò il lockdown, sono inferiori di circa 15-20 volte. All’epoca più che 1.500 in media come oggi - tanti risultavano, ma i numeri erano sottostimati - ne avevamo probabilmente 30.000.”

La svolta è stata proprio nel metodo di controllo: all’inizio, ha ribadito l’esperto, i tamponi erano eseguiti soltanto a chi si trovava già in ospedale. Oggi, invece, la caccia ai positivi tramite i test è molto capillare.

Ora, il sistema sanitario non è al collasso e grazie alla maggiore tempestività nella scoperta di asintomatici si possono evitare (non del tutto) ricoveri. Non a caso Crisanti ha fatto pressione sul Governo proprio per aumentare la capacità di tracciamento con i tamponi: ne servirebbero 300.000 al giorno. La proposta è in valutazione.

Intanto, è certo che l’Italia resta in una condizione migliore degli altri Paesi europei, proprio per la “gradualità con cui sono state rimosse le restrizioni”.

Cosa aspettarsi?

Il focus è adesso sull’autunno: cosa accadrà tra qualche settimana? Il coronavirus in Italia resterà sotto controllo?

Sono queste le domande più pressanti e alle quali gli esperti stessi rispondono con cautela. Crisanti ha sottolineato che:

“L’arrivo dell’autunno inevitabilmente creerà situazioni più favorevoli alla diffusione del contagio. Penso alla ripresa delle attività lavorative, al ritorno a scuola, alle elezioni. [La seconda ondata] di sicuro non è quella che stiamo vivendo. Se ci sarà, arriverà a fine dicembre-inizio gennaio.”

E per il vaccino ci vorrà il 2021 nella più ottimistica delle previsioni.

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