La Borsa turca crolla del 9%, lira a picco e inflazione al 21%: Erdogan cerca il caos?

Mauro Bottarelli

17 Dicembre 2021 - 18:09

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L’indice benchmark di Istanbul sospende le contrattazioni dopo due circuit breaker e il quinto, inutile intervento della Banca centrale. Alla ripresa, tracollo. Il Sultano alzerà la posta con l’Ue?

La Borsa turca crolla del 9%, lira a picco e inflazione al 21%: Erdogan cerca il caos?

Troppo occupato a decodificare le mosse delle Banche centrali e a vendere alla stampa l’ennesima falsa apprensione per le Quattro Streghe, il mercato oggi ha dimostrato un sangue freddo invidiabile di fronte all’inatteso. Mentre Standard&Poor’s decideva di ritirare il rating di Evergrande e sancire l’ennesimo status di default, la Borsa di Istanbul si inabissava. Letteralmente.

Il quinto intervento della Banca centrale nel solo mese di dicembre per tentare il sostegno alla lira ha infatti sortito l’effetto che tutti si attendevano: un fallimento, come mostra il grafico.

Evoluzione del cambio lira turca/dollaro Usa Evoluzione del cambio lira turca/dollaro Usa Fonte: Bloomberg/Zeroehdge

D’altronde, quando la risposta a un’inflazione che su base annua è al 21,3% è il taglio dei tassi di interesse, difficilmente la tua valuta può rispondere rafforzandosi. E per quanto si possano bruciare miliardi nel tentativo di bloccare il tracollo, i numeri sono impietosi: -17% solo questa settimana e dimezzamento netto del valore da inizio anno. Un cambio di 17,14 sul dollaro per un’economia come quella turca equivale a default. E non selettivo. De facto.

Invece, tutti gli occhi paiono impegnati nella contemplazione di Evergrande. Peccato che come mostrano questi due grafici,

Andamento intraday dell'indice Bist30 della Borsa turca Andamento intraday dell’indice Bist30 della Borsa turca Fonte: Bloomberg/Zerohdge
Andamento intraday dell'indice Bist30 alla ripresa delle contrattazioni Andamento intraday dell’indice Bist30 alla ripresa delle contrattazioni Fonte: Bloomberg/Zeroehdge

la Borsa turca pare aver preso atto di colpo della realtà in cui sta operando ormai da mesi. Oltretutto, cedendo di schianto mentre registrava anche un modesto rialzo. E se il primo circuit breaker ha immediatamente spinto le autorità di vigilanza a bloccare tutto le attività di trading, dalle equities ai derivati fino alle transazioni repo, la seconda immagine mostra quale sia stata la reazione alla riapertura: secondo circuit breaker e nuovo alt. Alla fine, un -9%, peggior risultato dallo scorso marzo.

Inquietante, alla luce dell’enorme risiko di Banche centrali in atto, il giudizio di fine giornata giunto dalla Guardcap Asset Management: La Turchia è entrata in territori assolutamente inesplorati, poiché ha deciso di rispondere a un’inflazione galoppante con il taglio dei tassi. E fino a quando i tassi reali resteranno negativi, la dollarizzazione non potrà che far aumentare la pressione sulla lira. A che gioco sta giocando Recep Erdogan? Certo, le elezioni del 2023 sono ancora lontane ma la strada intrapresa sembra quella di una volontaria distruzione dell’economia turca a colpi di scelte monetarie suicide.

Qualcuno, sottovoce, avanza un’ipotesi: la situazione macro del Paese era talmente già andata fuori controllo da aver spinto il governo a scegliere la logica del tanto peggio, tanto meglio. Ovvero, arrivare a un punto tale da costringere creditori e organismi internazionali a intervenire. Tradotto, aiuti e ristrutturazione. Ma al netto delle esposizioni bancarie europee sul Paese della Mezzaluna e del massacro retail che un eventuale haircut sovrano avrà sui risparmiatori giapponesi, quanto ci metterà il sultano a sfoderare la sua arma di ricatto numero uno per fare cassa? Ovvero, la minaccia di aprire tutti i suoi confini per trasformare la rotta balcanica in un’autostrada dell’immigrazione di massa.

Oltretutto, in piena crisi fra Bielorussia e Polonia e con mezza Europa che sta blindando i confini causa Omicron. Ankara cerca il caos, magari lasciando intendere a tutti come il rischio di déjà vu dello strano golpe del luglio 2016 non sia da escludere, stante le sempre crescenti pressioni interne? Ma si sa, il problema è il rating di Evergrande. Cosa volete che sia una bomba ad alto potenziale innescata ai confini di un’Europa in cerca d’autore e di un Medio Oriente in perenne modalità di miccia corta?

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