Blockchain: cosa ne pensa il nuovo Governo italiano?

Il Movimento 5 Stelle ne parla da anni come di un possibile rimedio alla corruzione. Ma ora che è al governo farà davvero qualcosa per introdurre la blockchain?

Blockchain: cosa ne pensa il nuovo Governo italiano?

Dopo mesi di incertezza, l’Italia ha finalmente un governo, cosa che ha dato non poco sollievo ai mercati e supportato i prezzi dei titoli del Belpaese dopo un pericoloso crollo.
Per il nuovo governo potrebbe essere molto importante lavorare sull’introduzione della tecnologia blockchain - quella che sta dietro al volatile Bitcoin - nell’uso corrente.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha nominato ministri della Lega e del Movimento 5 Stelle; proprio il M5S in passato ha più volte parlato dei potenziali benefici portati dalla blockchain, esprimendo la speranza che possa rivelarsi cruciale per far crescere la fiducia nel settore pubblico italiano.
L’intenzione del M5S è parsa quella di introdurre e sviluppare la tecnologia blockchain oltre il tradizionale mondo finanziario, per aiutare a ottimizzare i servizi pubblici.

Una Blockchain è un registro pubblico decentralizzato, utilizzato per la prima volta nell’ambito delle valute digitali, ma ora sperimentato in tutto, dalle catene di distribuzione all’identificazione personale fino all’audit. Molti credono che l’utilizzo della blockchain crescerà di pari passo con la scoperta di altri modi d’uso della stessa (sebbene non manchino allarmi di “blockchain-mania”, ovvero la tendenza a utilizzarla anche quando è del tutto inutile).

La situazione italiana: la voglia di cambiamento alimenterà l’uso della blockchain?

La situazione dell’economia italiana è attualmente molto delicata. La gestione del debito - pari al 132% del PIL - e le questioni riguardanti l’immigrazione saranno le maggiori sfide del governo di coalizione.
Secondo alcuni osservatori, l’Italia sta affrontando una situazione simile alla crisi vissuta nel 2011, quando i crescenti oneri finanziari hanno condotto il Paese sull’orlo della bancarotta.

Secondo le testate internazionali, sono stati proprio questi problemi a portare all’elezione della coalizione Movimento 5 Stelle-Lega, dai tratti spiccatamente populisti, con una maggioranza degli elettori che sognano un cambiamento.
Per Chris Bailey, fund manager e fondatore di Financial Orbit, i periodi difficili possono condurre a scelte difficili e il forte indebitamento dell’Italia, unito all’economia “stagnante”, hanno contribuito in modo sostanziale al recente “terremoto politico registrato nel Paese”.

Un cambiamento di rotta convenzionale dell’economia suggerirebbe maggiore flessibilità del mercato del lavoro, creazione di imprese e allentamento della burocrazia. Ma il Movimento 5 stelle, che pure fa della lotta contro la corruzione e del reddito di cittadinanza i suoi cavalli di battaglia - elementi che più lo avvicinano al ruolo storico della sinistra italiana - si batte per diffondere l’uso della blockchain al fine di migliorare l’efficienza dei servizi e individuare facilmente le responsabilità, mostrandosi così come un partito slegato da bagagli storici e intenzionato prima di tutto a innovare.

Il Movimento 5 Stelle porterà avanti davvero una rivoluzione blockchain?

Resta da vedere la maniera esatta in cui il nuovo governo italiano vorrà scegliere di usare la blockchain.
Nel 2016 il “megafono” del M5S, Beppe Grillo, scherzava sul fatto che la blockchain potesse essere utilizzata per tenere sotto controllo i membri del parlamento:

“Stiamo lavorando a un progetto, la cosiddetta blockchain per le informazioni crittografate. È molto interessante - hai un algoritmo e non ci sono intermediari. Se potesse essere usata in politica sarebbe molto interessante; quindi se un membro del parlamento per cui hai votato non segue il programma, lui o lei verrebbe automaticamente espulso”.

Nel frattempo, la società romana Blockchain Education Network Italia, che mira a diffondere la tecnologia blockchain attraverso lo sviluppo di nuovi progetti e start-up, è pronta a collaborare con il nuovo governo per facilitare i requisiti normativi.

Proprio secondo il direttore dell’associazione, Lorenzo Giustozzi, le rivoluzioni portate dal Bitcoin e dalla tecnologia blockchain “sono già qui”:

“Non è più il momento di chiedersi come arginare il fenomeno, ma di capire cosa stiamo affrontando e sfruttare l’opportunità che abbiamo a disposizione. In Italia la regolamentazione è incerta e le strutture sono totalmente assenti: obiettivo dei legislatori dovrebbe essere quello di fermare le società blockchain che si spostano all’estero, aiutando invece quelle che scelgono di rimanere”.

Ma anche secondo Giustozzi sono ancora molte le incognite che circondano i possibili modi d’uso della tecnologia blockchain, ed è al momento difficile dire quali saranno le reali applicazioni:

“Una certezza è quella che riguarda il mondo dei pagamenti, che è già stato rivoluzionato da questa nuova tecnologia, ma la sperimentazione riguardo un suo possibile utilizzo su reti pubbliche e private e su altri settori è infinita: pensiamo ad esempio al voto, l’identificazione, la sicurezza della catena di distribuzione e la gestione dei dati”.

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