Bitcoin via dalla Cina? Dove sarà il futuro del mining

Riccardo Lozzi

16/06/2021

22/06/2021 - 15:05

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La stretta del Governo cinese sui Bitcoin potrebbe causare nei prossimi mesi quella che viene definita come la “grande migrazione mineraria”. Le previsioni sul futuro della criptovaluta più famosa del mondo.

Bitcoin via dalla Cina? Dove sarà il futuro del mining

Dopo l’annuncio dello scorso maggio della stretta da parte del Governo cinese sui Bitcoin, si potrebbe assistere presto a quella che è stata denominata dagli addetti ai lavori come la “grande migrazione mineraria”.

Vale a dire che nei prossimi mesi le riserve della criptovaluta più conosciuta al mondo potrebbero trasferirsi dalla Cina, che rappresenta ad oggi lo Stato con il maggior livello di estrazione globale, verso un’altra nazione.

Il Paese maggiormente indiziato ad accogliere questa migrazione sono gli Stati Uniti, in particolare nel Texas, dove il prezzo dell’energia è tra i più bassi su scala internazionale.

Inoltre, il Governatore Greg Abbott e gli altri leader politici dello Stato hanno già espresso la loro volontà di attuare misure per accogliere l’estrazione mineraria del Bitcoin all’interno del territorio, per favorire un impatto positivo sull’economia interna.

Bitcoin, presto la “grande migrazione mineraria” dalla Cina

Anche se ancora non sono disponibile i dati ufficiali riguardanti il 2021, le prime stime hanno registrato come un range compreso tra il 65 e il 75% dell’estrazione mondiale dei Bitcoin abbia avuto luogo in Cina.

Tuttavia, dato l’elevato dispendio energetico necessario per questo processo, il Governo di Pechino, per raggiungere i nuovi obiettivi sulla neutralità climatica, ha concesso ai possessori della valuta virtuale due mesi per sbarazzarsene.

Non è la prima volta che emerge il tema della sostenibilità ambientale come una delle maggiori problematiche delle criptovalute e in particolare del Bitcoin. A febbraio l’università di Cambridge aveva pubblicato uno studio in cui rivelava come lo svolgimento dei complessi calcoli informatici per le transazioni necessiti di un consumo di energia superiore a quello totale dell’Argentina.

Ma soprattutto, ad aver avuto un forte impatto negativo sul valore della e-currency era stato il tweet del 13 maggio scorso con cui Elon Musk aveva annunciato lo stop ai pagamenti in Bitcoin per le auto proprio a causa del loro impatto ambientale considerato nocivo.

Un provvedimento ritirato dopo un mese, con il fondatore di Tesla che si è reso protagonista di un’inversione a U, dichiarando nuovamente la possibilità di acquistare le vetture attraverso questa moneta digitale, avendo ricevuto sufficienti rassicurazioni sull’utilizzo di energia pulita per i processi di mining.

Dove è il futuro della criptovaluta

Resta invece difficile da comprendere quale sarà l’impatto del giro di vite della Repubblica Popolare. Infatti, nonostante la disponibilità per il Bitcoin di essere accolto non solo del Texas, ma anche del Wyoming, e del Kazakistan, attualmente non sarebbe presente in tutto il mondo una capacità tale da assorbire il totale esodo dalla Cina.

In questo caso, c’è chi prevede la possibilità che l’hashrate rimanga offline per un periodo di tempo indeterminato, non permettendo nuove estrazioni in questo lasso temporale.

Una conseguenza del genere garantirebbe di veder aumentare il valore a chi già possiede quote di Bitcoin.

Contestualmente si potrebbe assistere a una distribuzione più omogenea a livello planetario, poiché si potrebbe scatenare una corsa di diverse nazioni per ospitare i minatori all’interno dei propri confini, così da garantire una ricaduta positiva per il proprio sistema economico.

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