Bail In per salvataggio banche: correntisti e azionisti pagheranno in caso di crisi

In via di approvazione il decreto per la risoluzione delle crisi bancarie che introdurrà in via definitiva il Bail In, il meccanismo in base al quale saranno gli azionisti e i correntisti a pagare per salvare una banca in difficoltà.

Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera è stata approvata in via preliminare una bozza di decreto legislativo relativa al cosiddetto bail in, il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie che prevede l’utilizzo di capitali degli azionisti e dei correnti per il salvataggio di una banca, in caso di crisi di un istituto di credito.
Mentre una soluzione condivisa con le istituzioni comunitarie riguardo alla bad bank sembra ancora essere lontana, il decreto sul bail in, che va ad attuare la normativa europea Brrd, già recepita dal Parlamento italiano nei mesi scorsi, si configura come un primo passo verso l’applicazione delle regole comunitarie in materia di salvataggio delle banche.
Ecco quali sono le misure previste e i meccanismi che, all’atto pratico, verranno introdotti nel sistema bancario per rendere effettivo il bail in.

Bail In e salvataggio banche: come funziona
Dal 2016, nel caso in cui una banca incorra in una situazione di crisi finanziaria dovranno essere i creditori della stessa banca a rimetterci di tasca propria per il salvataggio dell’istituto di credito mentre l’intervento dello Stato sarà solo l’extrema ratio, lo strumento che potrà essere utilizzato solo dopo che gli azionisti e i correntisti avranno messo a disposizione i propri denari (o, comunque, le proprie risorse finanziarie) per riparare i danni prodotti da una cattiva gestione bancaria. E’ questo in definitiva quello che, stavolta, ci chiede e ci impone l’Europa.
Nelle scelte del legislatore, chiaramente le intenzioni sono ben altre, si intende, con questo decreto, approntare delle misure che prevengano le crisi bancarie stesse e, nel caso in cui una crisi bancaria si configuri effettivamente, essa trovi risoluzione in tempi rapidi e con i rischi minori per la stabilità finanziaria del Paese.
Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche del Bail In, uno strumento concepito dalle istituzioni europee per evitare le liquidazioni coatte degli istituti di credito che, se in difficoltà, potrebbero determinare effetti negativi sull’intero settore bancario di un Paese, occorre ricordare che:

  • il bail-in sarà attivato solo dopo il completo utilizzo del capitale dell’istituto di credito, qualora questo primo passo si sia rivelato insufficiente a coprire le perdite emerse nella crisi bancaria stessa;
  • Grazie al Bail In l’autorità nazionale di risoluzione delle crisi bancarie, nel nostro caso la Banca d’Italia, avrà facoltà di svalutare alcune categorie di crediti vantabili da soggetti terzi (dai clienti) nei confronti della banca e potrà anche decidere di convertire quegli stessi crediti in titoli azionari, nel caso in cui venga prevista una ricapitalizzazione dell’istituto di credito in difficoltà;

Bail In: gli effetti su azioni e correntisti
A questo punto occorre capire quali saranno le categorie di clienti di una banca che rischieranno di più in caso di applicazione del meccanismo del Bail In:

  • i primi a rimetterci saranno gli azionisti dell’istituto di credito;
  • poi toccherà ai clienti che detengono obbligazioni emesse dalla banca in crisi;
  • successivamente, per coprire le perdite, saranno chiamati in causa anche i correntisti con depositi al di sopra dei 100000 euro;
  • solo dopo la messa in atto di questi tre interventi, se la crisi di una banca non dovesse andare verso la risoluzione, potrebbe intervenire lo Stato, utilizzando di fatto il denaro pubblico per salvare la banca (nel caso eclatante di MPS, Monti Bond e aiuti di stato docet);

Anche se si tratta di una magra consolazione la bozza di decreto prevede comunque che nessun creditore sarà soggetto a perdite maggiori di quelle che avrebbe potuto rischiare se la banca fosse stata messa in liquidazione coatta amministrativa. Ci sono, inoltre, alcuni contribuenti che si salveranno dal meccanismo dell’applicazione del bail in; non saranno, quindi, previsti interventi su:

  • i depositi protetti ossia i depositi, fino a 100000 euro, ammessi al rimborso da parte di un sistema di garanzia dei depositi;
  • le passività garantite ovvero le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente, come, ad esempio il contenuto di una cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito;
  • i crediti da lavoro o dei fornitori;

La Banca d’Italia, in sede di valutazione del singolo caso di crisi bancaria, potrà decidere di escludere anche altre categorie di crediti, dal meccanismo del bail in. La relazione illustrativa del provvedimento spiega, infatti che Bankitalia potrà

«escludere eccezionalmente, in tutto o in parte, dall’applicazione del bail-in ulteriori passività, sempre che sia effettuato un bail-in pari ad almeno l’8% del totale passivo»

Solo in questo caso, ovvero solo nel caso in cui il meccanismo di bail in venga effettuato per recuperare una quota pari ad almeno l’8% delle passività della banca, potrà essere previsto un intervento dello Stato, attraverso un fondo di risoluzione che potrà contribuire, a copertura del fabbisogno di capitale, per una quota comunque non superiore al 5% del totale passivo.

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