Annunci di lavoro riservati ai vaccinati: è legittima la richiesta delle aziende?

Simone Micocci

6 Settembre 2021 - 19:39

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Sempre più aziende ricercano nuovo personale preferendo i vaccinati contro il Covid. Una tale richiesta è davvero legittima?

Annunci di lavoro riservati ai vaccinati: è legittima la richiesta delle aziende?

Green pass e vaccini diventano requisito essenziale nelle nuove opportunità di lavoro. O almeno questa sembra essere la tendenza, visto che scorrendo tra i vari annunci di lavoro si leggono sempre più offerte riservate a coloro che “hanno completato il ciclo vaccinale per Covid-19”.

Come noto, al momento sono pochi i settori in cui ai lavoratori è richiesto il green pass: da settembre la certificazione verde è diventata obbligatoria per il personale della scuola, mentre da ottobre molte altre categorie potrebbero essere incluse. Per gli operatori sanitari o il personale delle RSA, invece, il green pass non è sufficiente: per questi vi è un vero e proprio obbligo vaccinale imposto dalla legge.

Per il momento, quindi, le aziende non possono né sospendere né tantomeno licenziare i dipendenti non vaccinati. Quello che tuttavia la legge non sembra impedire, è la possibilità per le aziende di non assumere quei candidati che non risultano vaccinati o che comunque non si esprimono (lecitamente) a riguardo.

Già negli annunci di lavoro, infatti, viene chiesto d’inviare la propria candidatura solo se vaccinati, domanda che poi si ripete anche durante un eventuale colloquio. Ma questa “discriminazione” quanto è lecita? Proviamo a capirlo.

Offerte di lavoro per soli vaccinati: le richieste delle aziende

Il Covid ha rivoluzionato il mercato del lavoro; i risvolti della pandemia sono diversi e nell’ultimo periodo c’è anche quello per cui le nuove opportunità di lavoro sembrerebbero essere sempre più limitate ai soli candidati vaccinati.

D’altronde, le aziende che devono organizzarsi per il ritorno in ufficio preferiscono essere preparate e avere quanti più dipendenti immunizzati: se per adesso non vi è la possibilità di rinunciare a un dipendente già assunto ma non ancora vaccinato, il discorso sembra essere differente per coloro che invece non fanno ancora parte dell’organico.

È per questo motivo che, navigando in rete, si leggono diversi annunci dove tra i requisiti richiesti vi è anche l’aver completato il ciclo di vaccinazione. E non si tratta di offerte di lavoro afferenti a quei settori dove il green pass è già richiesto: basta andare su Indeed o Infojobs per accorgersi di come gli annunci di lavoro stanno cambiando in ogni settore.

Annunci per lavorare in campagna, nei supermercati e anche nelle aziende: in molti casi viene esplicitamente richiesto il vaccino. E qualora questo requisito non venga specificato nell’annuncio vi è comunque la possibilità che se ne parli durante il colloquio di lavoro.

Offerte di lavoro per soli vaccinati: cosa ne pensano gli esperti

Questo tema è stato approfondito da Repubblica, dove è stato chiesto un parere a diversi esperti riguardo alla legittimità di tali richieste.

Luca Failla, avvocato giuslavorista Head of Employment & Benefits in Deloitte legal, ritiene che tali richieste non abbiano sempre senso in quanto spesso “non sono giustificate da concrete esigenze lavorative”. Si tratta, quindi, di un fattore potenzialmente discriminatorio sul quale Failla ha “parecchi dubbi di legittimità”.

È un po’ come quando durante il colloquio di lavoro si chiede a una donna se ha o intende avere figli, oppure si discriminano i candidati per interessi religiosi o preferenze sessuali.

In tal caso, dunque, l’azienda potrebbe anche essere soggetta a sanzioni. Ricordiamo, infatti, che nel caso di mancata assunzione per ragioni di tipo discriminatorie, vi è la possibilità per il candidato di fare ricorso alle autorità, portando ovviamente le prove di quanto accaduto. Nel caso in cui il fatto sussista, il datore di lavoro che ha commesso illecito amministrativo potrebbe essere condannato a pagare una multa d’importo variabile tra i 5 mila e i 10 mila euro.

Commette un illecito il datore di lavoro che non assume candidati non vaccinati?

Ma attenzione, perché trattandosi di una fattispecie nuova non vi è la certezza che effettivamente si tratti di una discriminazione il non assumere candidati non vaccinati. Non tutti gli esperti in materia, infatti, concordano tra di loro: ad esempio, Pasquale Staropoli, responsabile della Scuola di alta formazione della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, non concorda con l’interpretazione data dall’avvocato Failla, in quanto ritiene che non ci sono i presupposti per equiparare la situazione di un candidato non assunto perché straniero a quella di chi non viene scelto in quanto non vaccinato.

Secondo Staropoli, infatti, “avere il green pass o vaccinarsi è una scelta alla portata di tutti, esclusi i casi di fragilità”. Per questo motivo non può esserci la certezza di una discriminazione, in quanto una tale richiesta potrebbe anche essere “determinata dalle esigenze organizzative del datore di lavoro”.

Di conseguenza gli esperti non se la sentono di consigliare a prescindere di ricorrere contro una tale decisione: per il candidato non assunto, infatti, l’esito del contenzioso è incerto e si rischia di sprecare solamente tempo e denaro. Lo ammette lo stesso Failla, il quale ritiene che “non è comunque semplice per il candidato dimostrare di essere scartato proprio per quella ragione”.

La situazione è quindi border line e solo il Governo potrà risolverla: come sostiene Ivana Veronese, segretaria confederale UIL, “avremo sempre più problemi di questo tipo finché il Governo non deciderà di mettere l’obbligo vaccinale”.

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