90mila imprese a rischio: l’allarme di Confesercenti

L’attuale crescita di contagi aumenta incertezze e timori tra commercianti e comparto turistico: Confesercenti vede nero

90mila imprese a rischio: l'allarme di Confesercenti

90mila imprese sono attualmente a rischio chiusura in Italia. L’allarme di Confesercenti fa paura ed evidenzia come l’attuale aumento di contagi porti ancora nuove incertezze e timori di un ulteriore lockdown, su uno scenario già in gravissima crisi.

Secondo l’associazione - che rappresenta le imprese italiane attive nel commercio - già circa la metà delle aziende ha dovuto effettuare tagli del personale, spesso anche in misura drastica. Ma anche dopo mosse simili la situazione continua a presentarsi drammatica e sembra promettere nuove difficoltà.

Le 90mila imprese citate potrebbero trovarsi costrette alla chiusura già dal prossimo ottobre, e anche quelle che riusciranno a resistere - segnala Confesercenti - dovranno necessariamente procedere a dei tagli del personale per riadattarsi a una domanda in calo e a uno scenario di restrizioni destinato a proseguire ancora.

90mila imprese a rischio chiusura: l’allarme di Confesercenti

L’allarme di Confesercenti arriva da un sondaggio condotto tra le imprese in collaborazione con la triestina Swg, specializzata in ricerche di mercato.

L’indagine sottolinea in primis proprio le nuove paure legate all’attuale incremento dei contagi, che da circa una settimana fanno registrare quote intorno alle mille unità e alimentano i timori di possibili nuovi lockdown:

“La possibilità di un autunno nero, sul fronte del lavoro autonomo e dipendente, è sempre più concreta. Le paure di nuovi blocchi delle attività, a seguito dell’incremento di contagi, aumenta ancora di più l’incertezza degli operatori economici.”

Possibilità di un autunno nero al momento molto concrete secondo l’associazione, che invita però a fare il possibile per allontanare tramite le parole della presidente Patrizia De Luise:

“Molte imprese, travolte dall’anno più difficile di sempre ed impossibilitate a ristrutturare l’attività a causa del blocco dei licenziamenti, non vedono altra via d’uscita che chiudere. Una prospettiva che dobbiamo assolutamente scongiurare”.

Ecco perché - prosegue De Luise - occorre fare uno “scatto in avanti”; messaggio che, neanche troppo indirettamente, lancia all’esecutivo, ricordando come i provvedimenti presi finora si siano mostrati utili per “attutire il colpo”, mentre ora serve “passare da un’ottica di emergenza a una di rilancio”:

“Abbiamo bisogno di un grande accordo tra governo e parti sociali, in primo luogo associazioni dei datori di lavoro, per mettere urgentemente in campo le due riforme che il nostro Paese ha sempre rimandato e che oggi sono necessarie più che mai: quella del sistema fiscale e quella del lavoro. La conversione del dl agosto è la prima occasione utile per dare risposte a chi fino ad ora non le ha avute: non manchiamola”.

Quello che serve secondo Confesercenti non è tanto un blocco dei licenziamenti, che potrebbe anzi persino mostrarsi deleterio. Piuttosto va considerata una vera e propria “ristrutturazione” in grado di rispondere all’emergenza: un sistema impositivo “più leggero e flessibile”, utile a fronteggiare una crisi “diversa da tutte quelle le precedenti”.

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