730 a debito non pagato: quali conseguenze per il contribuente?

Nadia Pascale

10 Giugno 2022 - 10:51

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730/2022 a debito non pagato: cosa fare se dal conguaglio della dichiarazione dei redditi emerge un debito nei confronti dell’Erario. Come risolvere e conseguenze.

730 a debito non pagato: quali conseguenze per il contribuente?

Dal modello redditi 730 può emergere che il contribuente/dichiarante non debba versare nulla al Fisco, oppure che abbia diritto a rimborsi Irpef in quanto la stessa è stata versata in eccedenza. Può, tuttavia, verificarsi anche la situazione opposta, cioè che ci sia un 730 a debito.

In questo ultimo caso, sarà necessario pagare i maggiori importi dovuti. Se il contribuente ha un sostituto di imposta, ad esempio il datore di lavoro o l’ente che eroga la pensione, sarà costui a dover provvedere. In caso contrario dovrà effettuare i versamenti il contribuente con 730 a debito utilizzando il modello F24.

Ricordiamo che la scadenza per la presentazione del modello 730/2022 è il 30 settembre 2022, eventuali somme da debito potranno essere versate entro il termine massimo del 30 novembre 2022.

730 a debito con sostituto di imposta e senza sostituto di imposta

Le somme risultanti nel 730 a debito sono solitamente versate dal datore di lavoro (o ente che eroga la pensione) trattenendole dal pagamento del mese di luglio. Nel caso in cui la retribuzione/pensione non sia sufficiente, gli importi saranno trattenuti anche nelle buste paga successive, in questi casi viene però applicato un tasso di interesse legale sulle somme dello 0,40%.

Il debitore, quando le somme a debito sono particolarmente elevate, può scegliere di rateizzare gli importi fino a un massimo di 5 rate da luglio a novembre, esercitando tale opzione presso il sostituto di imposta, oppure nella sezione V del modello 730/2022 indicando il numero di rate di cui vuole usufruire.

Il debito fiscale entro il 30 novembre deve essere pagato, di conseguenza chi presenta la dichiarazione con il modello 730 entro il mese di giugno, potrà usufruire del periodo massimo di rateizzazione, chi la presenta successivamente, potrà rateizzare, ma con un numero di rate inferiore. Chi opta per la rateizzazione dovrà versare interessi legali sulle somme pari allo 0,33%.

Nel caso in cui il contribuente abbia presentato il modello 730 e abbia indicato nello stesso di non avere il sostituto di imposta dovrà indicare la lettera “A” nella casella “730 senza sostituto” del frontespizio e, nella sezione “dati del sostituto” dovrà barrare la casella “mod. 730 dipendenti senza sostituto d’imposta”. In questo caso, al verificarsi di un 730 a debito sarà tenuto a effettuare il versamento di quanto risulta con il modello F24. Il contribuente può anche chiedere la rateizzazione degli importi, ma cosa succede se non si provvede al versamento delle somme dovute?

730/2022 a debito non pagato e ravvedimento operoso

La premessa essenziale è che il mancato pagamento del 730 a debito si verifica in assenza del sostituto. Naturalmente l’Agenzia delle Entrate cerca di recuperare le somme dovute e, attraverso il sistema sanzionatorio, stimola gli adempimenti volontari. La regola generale è che per ogni omesso, ritardato o non sufficiente versamento di imposte, acconti e addizionali di ritenute e contributi previdenziali, si applica una sanzione ordinaria del 30% di ogni importo non versato o pagato in ritardo. Alla sanzione devono essere aggiunti gli interessi legali.

Si può ottenere una riduzione della sanzione attraverso il ravvedimento operoso, in questo caso la sanzione viene calcolata avendo come punto di riferimento il lasso di tempo intercorso tra la data entro la quale doveva essere versato l’importo e il momento in cui lo stesso viene effettuato.

Il ravvedimento operoso, grazie alle novità introdotte con la legge di Bilancio 2015, può essere utilizzato dal contribuente fino al momento in cui vi è la notifica atti di liquidazione e di accertamento. Ciò implica che nel caso in cui si riceva un avviso bonario è ancora possibile optare per il ravvedimento operoso.

Questo istituto, introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento con l’articolo 13 del decreto legislativo 472 del 1997, consente di pagare gli importi dovuti con una sanzione ridotta:

  • entro i 14 giorni dalla data dell’omesso pagamento, in caso di ravvedimento sprint. La sanzione è dello 0.1% per ogni giorno di ritardo, quindi se il contribuente paga il 14° giorno versa l’1,4% della sanzione prevista;
  • entro 30 giorni, in caso di ravvedimento breve, se la sanzione è 1/9 di quella originariamente prevista;
  • dal 31° al 90° giorno, in caso di ravvedimento intermedio. Si applica la percentuale di 1/8 della sanzione minima prevista;
  • entro un anno dal termine previsto per il pagamento, si applica 1/7 della sanzione;
  • entro 2 anni dal mancato pagamento, si applica il 1/6 della sanzione minima prevista.

In caso di ravvedimento operoso il pagamento deve essere effettuato con il modello F24 e deve comprendere l’imposta dovuta e le sanzioni utilizzando i codici tributo:

  • per sanzione Irpef 8901;
  • per sanzione per addizionali Irpef 8902.

730 a debito non pagato e accertamenti Agenzia delle Entrate

Si passa quindi all’ulteriore caso in cui il contribuente con 730 a debito non abbia pagato entro i termini, non abbia operato il ravvedimento operoso e di conseguenza è arrivato un atto di accertamento, oppure una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia Entrate e Riscossione.

L’avviso di accertamento è un atto con cui l’Agenzia delle Entrate chiede al contribuente il pagamento volontario delle somme contestate. Il contribuente può impugnarlo entro 60 giorni, dando il via a un contenzioso tributario, oppure provvedere al pagamento delle somme contestate.

Nel caso in cui l’avviso di accertamento riguardi l’omesso versamento di imposte dirette, come appunto l’Irpef e le relative addizionali, è denominato “avviso di accertamento esecutivo". Questo consente all’esattore di procedere direttamente all’esecuzione sui beni del contribuente alla scadenza dei termini per il pagamento e per la proposizione del ricorso indicati nell’avviso stesso, senza l’ulteriore passaggio della cartella esattoriale o altre procedure di accertamento.

Affinché l’avviso di accertamento possa diventare esecutivo, deve espressamente riportare l’avvertimento che il provvedimento diventa esecutivo allo scadere dei termini per la proposizione del ricorso e che, trascorsi 30 giorni dal termine utile per il pagamento, la riscossione delle somme richieste sarà affidata agli agenti della riscossione.

A questo punto è bene accennare anche alla cartella esattoriale, un atto esecutivo attraverso il quale, alla scadenza dei termini indicati per il pagamento delle somme dovute, è possibile avviare il pignoramento presso il debitore/contribuente. In questo campo, avviso di accertamento e cartella esattoriale praticamente sono equivalenti.

L’avviso di accertamento deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento avrebbero dovuto essere effettuati. Successivamente vi è la prescrizione.

L’avviso di accertamento deve sempre essere motivato a pena di nullità e deve indicare:

  • gli imponibili accertati e le aliquote applicate;
  • le imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d’imposta;
  • l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni nonché il responsabile del procedimento;
  • le modalità e il termine del pagamento;
  • l’organo giurisdizionale al quale è possibile ricorrere.

Il contribuente che riceve un avviso di accertamento e che rinuncia formalmente a presentare il ricorso, accettando così di pagare le somme, può ottenere la riduzione delle sanzioni (acquiescenza).

Cosa vuol dire che l’avviso di accertamento diventa esecutivo?

Un avviso di accertamento esecutivo consente all’agente di riscossione di agire per l’esecuzione forzata del provvedimento senza ulteriori attività propedeutiche. L’esecuzione può avvenire in diversi modi, dipende dalle somme da riscuotere e dalle sostanze del debitore.

La strada preferita dall’agente di riscossione è sicuramente il pignoramento in conto corrente (generalmente un contribuente che non versa le imposte non ha molte sostanze nel conto corrente). Si può quindi procedere al fermo amministrativo della macchina (che deve però essere preceduto dal preavviso di fermo amministrativo). L’agente può provvedere anche al pignoramento di un quinto dello stipendio o della pensione e all’iscrizione di un’ipoteca sulla casa.

Ricordiamo che, all’arrivo di una cartella esattoriale o di un avviso di accertamento esecutivo, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate una rateizzazione degli importi da pagare.

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