Se c’è qualcosa in cui gli italiani sono favoriti dal punto di vista fiscale è quello delle imposte di successione.
Rispetto ad altri Paesi la nostra normativa risulta fra le meno gravose. In sintesi prevede:
- aliquota 4% per coniuge e parenti in linea diretta (quindi figli e nipoti, in quanto figli a loro volta dei primi) con quota esente fino a 1 milione di euro
- aliquota 6% per fratelli e sorelle con franchigia fino a 100.000 euro
- aliquota 6% anche per altri parenti fino al 4° grado senza però alcuna franchigia
- aliquota 8% per i trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti.
Si aggiungono un’imposta ipotecaria e imposta catastale in presenza del passaggio di immobili, con agevolazioni se si tratta di prima casa.
La base imponibile su cui calcolare l’imposta di successione per gli eredi è data dal valore globale netto dell’asse ereditario, costituito dalla differenza tra valore complessivo, alla data dell’apertura della successione, dei beni che compongono l’attivo dell’eredità e l’ammontare delle passività deducibili e/o di altri oneri.
Nel complesso si rivela un quadro chiaro e facile da gestire anche per chi non abbia una buona conoscenza di fisco e dintorni.
Quasi un paradiso rispetto a...
Il confronto con il resto del mondo evidenzia alcuni Paesi in cui non ci sono tasse di successione (per esempio Austria, Montecarlo e Portogallo in area europea) ma gravami assurdi in altre nazioni. Citiamo la Francia, la Germania e la Svizzera, dove la forchetta delle aliquote può salire addirittura al 50-60% per le situazioni più onerose. Difficile effettuare comunque raffronti reali, perché spesso alla normativa nazionale si aggiungono integrazioni di altro tipo o locali - regioni, Cantoni ecc. - che rendono la materia molto complessa. In sostanza la realtà italiana è una delle più favorevoli, quasi da paradiso fiscale. È pur vero che da tempo si parla da noi di una possibile riforma della materia, con riadeguamento soprattutto delle franchigie. Se ne parla appunto ma nessun Governo ha poi avuto la volontà di adottare penalizzazioni su questo fronte, in quanto caro a tante fasce sociali. Poiché è certo che, se il potere di acquisto continua a calare, è altrettanto vero che il gruzzolo di chi è più anziano resta cospicuo per tante famiglie, con prima casa, strumenti finanziari e liquidità come capisaldi da passare agli eredi.
Eppur ci sono margini di risparmio
Italia quindi generosa con chi lascia le proprie ricchezze – piccole o grandi che siano – ad altri. E lo è ancor più se si considera che ci sono modi di investire grazie ai quali si ottiene addirittura l’esenzione dall’imponibile soggetto a eredità. Un tema che va affrontato però con prudenza, visto che non sempre si accerta uniformità di opinioni sul tema.
Le polizze assicurative – Proprio su questo fronte c’è qualche incertezza. Gli emittenti hanno per tantissimo tempo affermato la granitica convinzione che le polizze siano esenti da imposte di successione. Poi all’improvviso il convincimento ha cominciato a sgretolarsi, a causa di interventi di alcuni uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate. Cosa è successo? L’ha spiegato bene Paolo Ludovici, socio dello studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici. Ha ricordato di recente come in sede di alcuni accertamenti l’Agenzia abbia ritenuto che i premi versati nella polizza – di ramo I o di ramo III – sono da considerare alla stregua di liberalità indirette e quindi soggetti al pagamento dell’imposta di donazione. Quest’ultima però si applicherebbe ai soli premi versati e non all’intero capitale rivalutato. Meglio quindi informarsi in merito prima di puntare su un cavallo che in parte potrebbe essere zoppo. Ciò non esclude che le polizze svolgano un ruolo importante per chi voglia destinare del denaro a persone estranee dall’asse ereditario, garantendo la massima riservatezza: per esempio per un’amante o per un figlio/a nato fuori dal matrimonio: Questo però è un altro discorso!
Btp – Tutte le diverse categorie di titoli di Stato italiani sono totalmente esenti da tassa di successione. Nel caso di fondi ed Etf ne sono esclusi nella quota in cui detengono appunto Btp.
Titoli governativi di altri Paesi – Stesso trattamento dei Btp a condizione che siano emessi da Stati dell’Unione europea o aderenti allo Spazio economico europeo oppure da organismi sovranazionali dell’area, quali Bei e Bers (pure in valute diverse dall’euro), ma anche della Banca Mondiale. Estranei all’agevolazione invece quelli per esempio degli Usa o di altri Paesi sviluppati e naturalmente degli emergenti.
Buoni postali - Sono trattati come i titoli di Stato e godono della stessa esenzione fiscale.
Denaro e gioielli - La norma stabilisce che questi così come la mobilia di casa si presumono compresi nell’attivo “per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore”. In tal modo si evita che eventuali pietre preziose e monili scompaiano ‘brevi manu’ - almeno in ottica fiscale - dopo il decesso della persona da cui si eredita.
Conti correnti – Tutti, nonché eventuali libretti e depositi a risparmio del defunto devono essere inclusi nella dichiarazione di successione. In presenza di un conto cointestato, solo la quota del deceduto (di solito il 50% ma può variare a seconda delle situazioni) entra a far parte dell’asse ereditario e quindi è soggetta a tassazione.
PIR - I Piani Individuali di Risparmio prevedono l’esenzione totale dalle imposte sul capital gain e anche di successione o donazione.
TFR – Il cosiddetto trattamento di fine rapporto, relativo a eventuali rapporti di lavoro del defunto, comporta maggiori complicazioni. Non rientra infatti nell’asse ereditario se quest’ultimo era ancora dipendente al momento della morte; in tal caso andrà ripartito fra coniuge, figli e, se a carico, parenti entro il terzo grado. Se invece il rapporto di lavoro era già cessato e il TFR non è stato liquidato, rientra nell’eredità e va agli eredi secondo le regole della successione.
Tutto il resto? – È soggetto a tassazione in base a quanto riassunto nello schema iniziale.
Da gestire con diplomazia
Il tema è certamente complesso e va governato con estrema delicatezza, soprattutto nel caso di famiglie corpose. Meglio farlo trattare da un notaio o da consulente professionale, anche nel caso di eredità non rilevanti. Si toccano infatti suscettibilità spinose, tali da causare tensioni che è meglio scongiurare. È pur vero tuttavia che preparare gli eventi futuri in ottica di risparmio fiscale deve essere quanto meno preso in considerazione, per non trovarsi poi ad affrontare complicazioni e costi significativi se non gestiti bene “ex ante”, parola certamente brutta ma realistica.
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