6 segnali che annunciano il crollo del mercato azionario

Claudia Cervi

27 Novembre 2024 - 17:10

Poco importa sei i mercati sono ai massimi. Rimangono vulnerabili. Ecco i segnali che potrebbero anticipare un crollo capace di cancellare la performance degli ultimi anni.

6 segnali che annunciano il crollo del mercato azionario

L’indice S&P 500 continua la sua corsa sopra i 6.000 punti, macinando record su record, ma ci sono molti rischi che preoccupano gli investitori.

Il rischio di una reazione a catena è ormai evidente. Al momento esistono 6 segnali che indicano che siamo già nelle fasi iniziali di un crollo storico del mercato azionario.

Una pericolosa ondata che minaccia di cancellare i progressi degli ultimi anni.

Il doppio fronte bellico, in Ucraina e Medio Oriente, i nuovi dazi al commercio che verranno introdotti dall’amministrazione Trump, l’inflazione che rischia di sfuggire al controllo delle banche centrali, l’incognita sui tagli dei tassi sono tutte incertezze che fanno da sfondo un mercato finanziario fragile.

1) Rialzo dell’S&P 500 superiore al 2,5%

L’indice benchmark del mercato americano è salito di oltre il 30% negli ultimi 12 mesi, ma era dal 2000 che non registrava un rialzo giornaliero superiore al 2,5% in corrispondenza di nuovi massimi.

Grafico S&P 500 con rialzo superiore al 2,5% Grafico S&P 500 con rialzo superiore al 2,5% Fonte Tier1Alpha.com

Nella seduta del 6 novembre, il giorno successivo alle elezioni presidenziali Usa, l’S&P 500 è balzato di oltre il 2,5% segnando contemporaneamente un nuovo record. Sebbene non si tratti di un segnale di inversione, è curioso osservare cosa accadde nel 2000 in seguito alla formazione di questo pattern.

2) Rialzo dei rendimenti obbligazionari

Nonostante il taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, il rendimento dei Treasury è salito sui livelli più alti da luglio, oltre il 4,45%, per poi attestarsi al 4,25%. Il rialzo dei rendimenti obbligazionari segnala che il mercato richiede un premio al rischio supplementare. Tassi più alti possono innescare una pericolosa reazione a catena, mettendo a repentaglio le finanze di milioni di risparmiatori (e non solo degli investitori).

Grafico rendimento Treasury 10 yr Grafico rendimento Treasury 10 yr Fonte cnbc

3) Debito pubblico fuori controllo

Il debito pubblico è cresciuto di 500 miliardi di dollari nelle ultime settimane, superando la soglia dei 36 trilioni di dollari, in base ai dati del Dipartimento del Tesoro. Secondo le stime del Committee for a Responsible Federal Budget (CRFB), tra il 2026 e il 2035 le proposte di politica fiscale di Trump potrebbero aumentare il deficit di un importo compreso tra 1.650 e 15.550 miliardi di dollari, a seconda delle politiche effettivamente attuate.

 Debito pubblico Usa Debito pubblico Usa Fonte Bloomberg

Gli interessi su questo debito superano 1 trilione di dollari all’anno.

 Interessi sul debito Usa Interessi sul debito Usa Fonte FRED

4) Aumentano le riserve di oro delle banche centrali

Le banche centrali stanno accumulando oro, nonostante il prezzo abbia segnato 30 nuovi massimi nell’ultimo anno.

Riserve oro banche centrali Riserve oro banche centrali Fonte Metal Focus

5) Perdite non realizzate delle banche

Un altro segnale da non sottovalutare è il progressivo aumento delle perdite non realizzate delle banche, pari a 517 miliardi di dollari, 7 volte superiore rispetto alla crisi finanziaria del 2008. Attualmente sono 66 le banche, perlopiù regionali, a grave rischio di insolvenza, ma una di questa è la seconda banca più grande del Paese.

Perdite non realizzate delle banche Perdite non realizzate delle banche Fonte Bloomberg

6) Partecipazione ai piani pensionistici

Gli effetti di un debito pubblico fuori controllo devono ancora farsi sentire, secondo alcuni esperti. Se dovesse verificarsi una recessione, milioni di persone potrebbero smettere di contribuire ai piani pensionistici (che negli States sono chiamati 401k).

Aggregato piani pensionistici Aggregato piani pensionistici Fonte Goldman Sachs Asset management

Attualmente, per ogni dollaro versato in un 401(k), 95 centesimi confluiscono in fondi di investimento per un giro d’affari da 4,25 trilioni di dollari, pari al 25% del sistema pensionistico americano e che rappresenta il 45% del mercato totale. Questi fondi investono passivamente in azioni e obbligazioni, alimentando il rialzo del mercato senza considerare i fondamentali aziendali. In caso di recessione o aumento della disoccupazione, il calo dei contributi potrebbe interrompere i flussi positivi, portando a vendite forzate che destabilizzano il mercato. Questo fattore di rischio potrebbe trasformarsi in un crollo sistemico.

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