4,51% di rendimento sull’obbligazione scadenza 2031 di Intesa Sanpaolo e in valuta estera

Stefano Vozza

2 Febbraio 2026 - 07:42

Mettiamo a confronto un corporate bond in valuta e ricco yield rispetto al pari durata del Tesoro e senza rischio valutario

4,51% di rendimento sull’obbligazione scadenza 2031 di Intesa Sanpaolo e in valuta estera

A volte ci sono diciture, e opinioni più diffuse delle diciture, che possono trarre in inganno. Pensiamo agli strumenti del reddito fisso che spesso insinuano nella mente dell’investitore il concetto di “free risk”. Ossia cedola certa a date prefissate e yield noto al tempo dell’acquisto, più rimborso del capitale a scadenza, salvo default (o call, se prevista) emittente.
Nel periodo di maturazione, invece, tutto è in discussione e a volte le cose prendono brutte pieghe. Può essere tanto il caso dei bond lunghi, sovrani e non, magari emessi con basse cedole fisse e/o dei bond in valuta che nel tempo perde terreno contro la moneta comunitaria. A quest’ultimo riguardo, per esempio, prevede il 4,51% di rendimento l’obbligazione scadenza 2031 di Intesa Sanpaolo e in valuta estera.

Le caratteristiche dell’obbligazione targata banca Intesa Sanpaolo

Il prodotto in questione è stato emesso appunto da Intesa Sanpaolo S.p.A., ha matricola ISIN XS2294840363 ed è quotato e negoziato sull’EuroMOT di Borsa Italiana. Nello specifico si tratta di un decennale corporate nato il 9 febbraio 2021 e in scadenza l’8/02/2031, tra 5 anni e una settimana. Oggi si trova a metà della sua vita fruttifera dopo un quinquennio che, a dirla tutta, non ha regalato tante gioie agli investitori della prima ora. Le ragioni sono due e le diremo poco oltre, mentre ora torniamo ai dati chiave del bond.
L’Intsanpaolo Tf 1,4% Fb31 Gbp ha un flottante modesto di soli 25 milioni di sterline inglesi, con taglio minimo di investimento 1 titolo, 1.000 Gbp. Al tempo dell’articolo il rapporto EUR/GBP è a 0,8667 per cui servono 1.153,53 € per comprarne uno, più qualche euro di commissione bancaria.
La cedola è fissa e costante all’1,40%, e con periodicità annua (08/02). Tra una settimana ogni titolare dell’obbligazione riceverà un accredito in conto di 10,36 sterline per ogni titolo in portafoglio. Al netto di chi non vorrà reinvestirle in prodotti denominati in Gbp, poi andranno riconvertiti in euro. Al cambio attuale GBP/EUR di 1,1540 vuol dire 11,95 € di cedola netta annua, commissioni da cambio alla banca a parte.

Cedola molto bassa ma rendimento alto

Purtroppo il bond è nato in un’epoca di tassi al lumicino, per cui ecco spiegato il perché della cedola all’1,40%. Anche perché sulle obbligazioni di tipo corporate il rischio emittente è mediamente maggiore di quello sovereign e la ritenuta fiscale sugli interessi pure (26% contro il 12,50%). Poi il costo del denaro è esploso tra il ’22 e, soprattutto, il ’23 per cui i corsi del titolo sono precipitati fino a 71,4 Gbp ai primi di febbraio 2023. Al prezzo ufficiale odierno a 85,21 (dati: Borsa Italiana) c’è che il rendimento effettivo lordo a scadenza è salito al 4,51% (e 4,11% netto).
Ecco spiegato il primo sconforto della discesa dei corsi per chi lo ha sottoscritto in principio. Il discorso tuttavia potrebbe ribaltarsi per chi lo ha comprato nei mesi/anni successivi a prezzi a sconto. Infatti se la cedola difetta di generosità non altrettanto vale per lo yield, con il grosso dei guadagni attesi dal recupero di quota 100 a scadenza. Qui la duration modificata è del 4,58, per cui il rischio di dover attendere quasi il 2031 per il “malloppo” del recupero dei corsi, è alto. A titolo di raffronto, il pari durata MEF, il BTP Fx 2.85% Feb31 Eur, oggi rende il 2,73%.
Infine un occhio particolare alla liquidità dell’Intsanpaolo Tf 1,4% Fb31 Gbp, che è molto, molto esigua con scambi giornalieri che si contano sulle dita di una mano. Per chi cerca bond da tradare il titolo è inadatto dati i flebili scambi.

4,51% di rendimento sull’obbligazione scadenza 2031 di Intesa Sanpaolo e in valuta estera

La seconda insoddisfazione per i sottoscrittori iniziali deriva dal cambio EUR/GBP da febbraio 2021 ad oggi. Su quello prossimo a venire vi sono solo stime e previsioni a 1-2-3 anni, mentre nulla è dato sapere con certezza da qui a 5 anni.
Ai primi di febbraio 2021, al tempo dell’emissione del bond Intesa, il cross EUR/GBP era sui 0,876. Poi la sterlina si è apprezzata fino a 0,82 in 13 mesi dall’emissione (marzo 2022) e deprezzata fino al picco di 0,92 a settembre ’22. È stata solo una fiammata e via, considerato che l’euro ha perso subito ssmalto portandosi verso il minimo in area 0,825 di un annetto fa. In altri termini, anche nei momenti di forza del GBP la dismissione dello strumento avrebbe generato un ritorno negativo tra tasse, spese e capital gain.
E da qui in poi? Di sicuro c’è che si compra a un apprezzabile sconto e su una durata residua nel frattempo dimezzata. Sono due discreti punti di partenza, mentre il terzo, il cambio, sarà cruciale e determinante per l’economia del risultato finale. Sul timeframe mensile, il cross tra le due valute è “a favore” dell’euro dall’anno scorso, che da low ad high di periodo ha recuperato quasi un 10% di terreno.
In definitiva, chi riuscisse a cavalcare il giusto mix cambio/corso a medio termine potrebbe portare a casa performance anche a doppia cifra. Un’operatività che di fondo presuppone elevatissima propensione al rischio, lunghi orizzonti temporali e piena consapevolezza di tutti i rischi connessi al titolo.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.