Le 3 insidie economiche dell’Italia, tra crisi politica e Bce

Violetta Silvestri

23 Luglio 2022 - 10:36

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Sempre più incerto il destino economico a breve termine dell’Italia: il colpo di scena delle elezioni anticipate complica l’iter della manovra. Il rialzo tassi della Bce, inoltre, pressa il debito.

Le 3 insidie economiche dell'Italia, tra crisi politica e Bce

Saranno mesi complessi per l’Italia: l’inattesa - almeno con queste tempistiche - crisi di Governo, le elezioni a settembre e la politica dei tassi aggressiva della Bce rischiano di essere un mix esplosivo.

I tempi per approvare la Legge di Bilancio si fanno stretti, le riforme necessarie per il Pnrr potrebbero slittare - e con esse i miliardi promessi entro il 2022 - e gli interessi sul debito pubblico costeranno di più con la politica monetaria inaugurata dalla Bce.

La garanzia di uno strumento ad hoc per intervenire qualora si palesassero squilibri nei rendimenti dei Paesi del’Eurozona non rassicura abbastanza, visto che sono comunque previsti criteri affinché la Bce intervenga con acquisti di debito straordinari.

In questa cornice confusa per l’Italia, il Paese è chiamato a risolvere incognite economiche importanti.

1.La partita del Pnrr non si può perdere

Se il Governo Draghi era nato principalmente per garantire le riforme e gli interventi legati alle risorse europee del Recovery Fund, ora la sua fine pone diversi dubbi sulla capacità del Pnrr di andare avanti.

A tal proposito, il presidente del Consiglio Draghi, ancora in carica, ha inviato una circolare a ministri e sottosegretari che chiarisce cosa è imperativo continuare a fare: “Il Governo rimane altresì impegnato nell`attuazione legislativa regolamentare e amministrativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc). Dovrà in ogni caso essere assicurata la continuità dell`azione amministrativa.”

Nello specifico, prima del voto, l’esecutivo ha la possibilità di esaminare disegni di legge che sono legati all’attuazione del Pnrr e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc). In via anche soltanto preliminare, inoltre, potrà dare approvazione ai decreti legislativi contenuti in leggi delega già approvate, con inclusione anche di quelli previsti dal Pnrr e dal Pnc.

Ci sono, infatti, importanti scadenze introdotte dall’Ue, come i 45 obiettivi da soddisfare entro giugno in modo da veder sborsare 21 miliardi di euro. Altri 55 target dovranno essere compiuti non più tardi di dicembre 2022, considerando che in gioco ci sono altri 19 miliardi di euro.

Ddl concorrenza, dl sulle semplificazioni fiscali, dl infrastrutture, riforma della giustizia tributaria, decreti attuativi delle riforme del processo civile e penale, decreti attuativi del codice appalti dovrebbero continuare - e terminare - il loro iter.

Pena, ovviamente, uno stop dei fondi europei, sui quali molto sta puntando la rinascita economica nazionale.

2. L’impatto dei tassi più alti

Crisi di Governo e politica monetaria della Bce si sono sommati per pressare i rendimenti dei titoli di Stato. Ieri, 22 luglio, il Btp ha chiuso al 3,43% e lo spread con il Bund decennale tedesco a 234 punti.

Il rendimento delle obbligazioni italiane è schizzato fino a 3,74% in questa ultima complessa settimana. Il differenziale Btp-Bund decennale ha sfiorato anche il picco di 250 punti in giornata.

In generale ci sono alcune considerazioni da fare sul ruolo dei rendimenti - e dello spread - e l’effetto finanziario. Con tassi più alti, lo Stato paga di più gli interessi a chi acquista il debito nazionale, affrontando quindi una spesa maggiore.

L’Italia attualmente ha una durata media del debito di circa 7 anni, del quale circa il 70% è a tasso fisso: questo dovrebbe mitigare gli effetti del balzo dello spread. Tuttavia, il valore delle obbligazioni emesse si abbassa, anche per quelle già in circolazione, mostrandosi meno appetibili per gli investitori.

La bomba esplosiva per l’Italia è data dal fatto che alla preannunciata politica di rialzo tassi della Bce si è aggiunta la crisi di Governo con elezioni anticipate. Il Def di aprile prendeva in considerazione una spesa per interessi, in termini nominali, di 30 miliardi in più in tre anni (10,65 miliardi nel 2022) rispetto a quanto stimato nella Nadef 2021. Il motivo era principalmente la fine dei tassi negativi della Bce.

Come suggerito da un’analisi de Il Sole 24 ore, il Tesoro aveva previsto circa 100 punti in più di rendimento per quattro anni su tutta la curva delle scadenze, per una spesa in crescita dello 0,13% del Pil il primo anno e poi a circa 11,5 miliardi annui (lo 0,53% del Pil) dal quarto anno. Ora, però, da aprile i punti in più sono 150 e l’esito delle elezioni del 25 settembre potrebbe ancora impattare sui rendimenti.

3. Stime di crescita 2023 in calo?

Le previsioni di crescita del 2023 saranno ancora riviste al ribasso, considerando il contesto di crisi di Governo?

Una domanda lecita, visto che l’Italia era già nel mirino per la forte dipendenza dal gas russo e per la credibilità sul Pnrr.

Secondo il Governo Draghi, il Pil sarebbe aumentato al 2,4% l’anno prossimo. Per la Commissione Ue ci sarà invece un più misero 0,9%. Oxford Economics ha parlato di una crescita per l’Italia dell’1%. Bankitalia ha previsto un 1,3% nel 2023, ma con lo stop del gas russo il tonfo può essere del 2%.

Da considerare che un punto e mezzo perso nella crescita si traduce in 8 decimali di deficit aggiuntivi.

Sul fronte crescita, inoltre, potrebbero intravedersi gli effetti del rialzo tassi Bce, con un freno agli investimenti e ai prestiti dei consumatori.

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