La BCE di Christine Lagarde ha appena lanciato allarmi precisi sui fattori che rischiano di erodere la stabilità finanziaria dell’Eurozona e del mondo.
Tre in tutto gli alert, che saranno spiegati meglio nell’imminente Financial Stability Review della Banca centrale europea, ovvero nel prossimo Rapporto sulla Stabilità Finanziaria che, giunto alla sua ventesima edizione, sarà pubblicato nei prossimi giorni.
L’Eurotower ha dato tuttavia qualche anticipazione, presentando le vulnerabilità che mettono a rischio la tenuta dei mercati finanziari, non solo dell’Europa.
L’attenti della BCE al rischio di bolla speculativa sull’AI
A fare il punto della situazione è stato il numero due della BCE, ovvero il vicepresidente dell’istituzione Luis de Guindos, che ha parlato in occasione dell’evento Frankfurt Euro Finance Week, che si è aperto ieri a Francoforte e che durerà fino al prossimo 22 novembre.
La prima vulnerabilità, ha avvertito de Guindos, chiama in causa il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nel determinare le valutazioni dei mercati stessi.
Il riferimento è alle AI stocks. Nel far notare che i mercati finanziari rimangono suscettibili ad aggiustamenti improvvisi e violenti, il banchiere ha avvertito che, “sebbene i recenti episodi di elevata volatilità abbiano avuto breve durata, con un impatto limitato sul sistema finanziario, le vulnerabilità sottostanti fanno sì che i mercati finanziari rischino in futuro esplosioni di volatilità ”, in un contesto in cui probabilmente gli investitori non hanno una percezione appropriata del rischio che stanno correndo.
Lo dimostrano i prezzi delle azioni a premio rispetto ai fondamentali e gli spread compressi dei corporate bond, segnali che indicano che “è possibile che gli investitori stiano sottovalutando la probabilità e l’impatto potenziale di scenari avversi”.
Citata anche la crescente concentrazione della capitalizzazione dei mercati azionari e degli utili in poche società (le cosiddette Big Tech americane e altri colossi di Wall Street): una concentrazione che è visibile, “soprattutto negli Stati Uniti, negli ultimi anni, e che sta alimentando le preoccupazioni sulla possibilità di una bolla speculativa dei prezzi collegata all’AI (intelligenza artificiale, artificial intelligence)”.
Per de Guindos si tratta di una minaccia da non sottovalutare dal momento che, “considerato il modo in cui i mercati azionari globali sono profondamente integrati, sorprese negative relative a un’azienda o a un settore specifici potrebbero travalicare facilmente i confini ”, contagiando anche altri asset.
Occhio ai debiti e ai deficit
Non poteva mancare tra i fattori di rischio per la stabilità finanziaria il debito sovrano: “Sebbene il rapporto aggregato del debito-PIL dell’area euro sia sceso in modo considerevole dal record testato durante la pandemia, i livelli dei debiti rimangono elevati in molti Paesi, a causa di deficit primari persistenti”.
In queste circostanze, ha ammonito de Guindos, una situazione di fiscal slippage (quella in cui i governi deviano dai target fiscali, e che si traduce dunque in aumenti del deficit e del deficit a livelli più alti delle attese) “potrebbe scatenare un repricing ulteriore dei rischi sovrani ” (penalizzando di conseguenza i titoli di stato dell’area euro come, nel caso dell’Italia, dei BTP, che potrebbero tornare vittime della speculazione).
Tra l’altro, de Guindos ha fatto notare che, nel caso in cui si materializzassero shock avversi, per i governi alle prese con gli attuali livelli elevati dei deficit sarebbe più difficile riuscire a sostenere l’economia e che a rischio potrebbero essere gli stessi piani dei governi volti a lanciare “ulteriori investimenti per far fronte a sfide strutturali, che includono i cambiamenti climatici, le spese per la difesa, la digitalizzazione e il basso livello di produttività”.
Si creerebbe insomma una situazione che culminerebbe in una sorta di abbraccio mortale, di “loop”, come lo ha definito il numero due della BCE, tra una situazione di bassa crescita e di sostenibilità del debito sovrano.
Il rischio di credito e le minacce per le banche e istituzioni finanziarie non bancarie
Ma attenti anche al rischio di credito, identificato come terza vulnerabilità presente sui mercati: “In uno scenario di crescita debole, il rischio di credito rimane una preoccupazione per alcune aziende e famiglie dell’area euro”: un fenomeno, per de Guindos, che “potrebbe condizionare la qualità degli attivi delle banche e di non banche”.
Certo, ammette il banchiere, è vero che, “nel complesso, le aziende e le famiglie hanno fatto fronte all’impatto dei precedenti rialzi dei tassi di interesse, e al momento appaiono resilienti, in generale”.
Tuttavia, i tassi dei prestiti che rimangono elevati, sebbene in discesa (con i tagli dei tassi che la stessa BCE sta varando), costituiscono tuttora una sfida per alcuni debitori. Lo conferma il fatto che i casi di insolvenza, ha avvertito de Guindos, “stanno salendo in diversi settori e Paesi, sebbene partendo da livelli contenuti”.
Dunque, attenzione al rischio che alcuni debitori dell’Eurozona non riescano a rimborsare i loro debiti. Il numero due della BCE ha fatto riferimento anche alle “ rate dei mutui più alte che continuano a mettere in difficoltà, in particolare, le famiglie a basso reddito che hanno contratto mutui a tassi variabili”.
In questo contesto, “una crescita più lenta e un indebolimento del mercato del lavoro potrebbero minare ulteriormente la capacità di servizio del debito di questi debitori”: e a pagarne le conseguenze sarebbero ovviamente le banche, che rischierebbero di non rivedere più le somme che hanno erogato ai loro clienti, e dunque di veder piombare nei loro bilanci i crediti deteriorati, o anche NPL-Non Performing Loans.
de Guindos ha ammesso che la “buona notizia è che i bilanci delle banche sono solidi, fattore che renderebbe più facile per gli istituti riuscire ad assorbire le perdite, nel caso in cui il deterioramento della qualità degli asset dovesse accelerare”.
In evidenza “i costi operativi più bassi e i margini netti di interesse solidi, che hanno permesso alle banche dell’area euro di preservare elevati livelli di redditività”. Inoltre, “ la resilienza del settore bancario è sostenuta da ratio di capitali e da cuscinetti di liquidità solidi, nonostante la graduale eliminazione dei finanziamenti ricevuti (dalla BCE) con le operazioni di TLTRO (targeted longer-term refinancing operations)”.
L’avvertimento, tuttavia, non manca: “Detto questo, è possibile che la redditività delle banche abbia toccato il picco, con gli interessi degli asset a tasso variabile che stanno diventando un ostacolo per i margini di interesse, e con le perdite sui crediti che stanno iniziando a salire”.
Occhio inoltre alle istituzioni finanziarie non bancarie (non-bank financial intermediation (NBFI) che rimangono vulnerabili, ha indicato il numero due di Lagarde, a shock dei mercati finanziari e di natura macroeconomica, che potrebbero tra l’altro esse stesse contribuire ad amplificare.
A tal proposito, de Guindos ha ricordato che una proporzione significatica degli asset in mano a queste istituzioni non bancarie - in particolar modo corporate bond e azioni - è stata emessa da “Paesi alle prese con una bassa crescita economica e con elevati livelli dei debiti sovrani”, il che implica che un qualsiasi potenziale indebolimento di queste voci di bilancio potrebbe pesare sulla qualità dei portafogli di investimento di queste istituzioni, con effetti che potrebbero propagarsi al resto del mondo.