Sui mercati obbligazionari ci sono titoli che poco hanno da invidiare a quelli di Borsa, per antonomasia speculativi al 100%. Si tratta dei bond lunghi che mal si sposano con il concetto di free risk nel senso più pieno del termine. I loro corsi di mercato sono costantemente in movimento in risposta alle pressioni sugli yield, offrendo il fianco a un’operatività più dinamica ma anche più rischiosa. Vediamo al riguardo 2 BTP lunghi a cedola fissa del 4,30% e 4,50% per chi cerca interessi e plusvalenza.
Si tratta di due obbligazioni trentennali in origine ma ancora nei loro primissimi anni di vita. Hanno il pregio di essere nate in un periodo storico in cui gli yield si erano ripresi rispetto ai valori infimi di inizio decennio.
Per rendercene conto consideriamo il BTP Tf 1,70% St51, ISIN IT0005425233, nato nell’autunno del 2021 quando il costo del denaro era nullo. Da allora il titolo è scivolato a 56,98 sul MOT, ponendo seri interrogativi al titolare della prima ora. Il ritorno reale è abbondantemente negativo, mentre in caso di rivendita s’incasserebbero grosse perdite in conto capitale. Un ipotetico investimento di 10mila € all’epoca oggi varrebbero sui 5.698 € (nominali, in termini reali di meno), cioè più di 4mila € di controvalore mancanti.
Di contro, il Btp Fx 4.3% Oct54, identificativo ISIN IT0005611741 è andato in asta di emissione il 17/09/’24, un anno dopo il picco degli yield nell’autunno del ’23. Il titolo è prossimo a completare il 2° anno di vita, mentre ne residuano altri 28 (scadenza 01/10/’54) prima del suo definitivo rimborso. Tra una vita, insomma.
Ogni 6 mesi paga il 2,15% lordo del valore del prestito nominale sottoscritto, il 4,30% annuo. In soldoni significa 37,625 € netti/annui per ogni titolo posseduto.
4,65% di rendimento annuo lordo a scadenza
Complice le tensioni scoppiate a marzo sul comparto obbligazionario, il titolo prezza a 94,19 per un effettivo a scadenza del 4,74% (4,17% netto). È come assicurarsi un buon 4% per i prossimi 28 anni, non male in teoria ma c’è la durata residua con cui fare i conti. L’obbligazione, infatti, ha una duration modificata a 15,26 e una volatilità annuale al 10,7, con valori min/max YTD a 93,30 e 102,65.
È un’escursione di valori sui 10 centesimi, che salgono a 15 se si allarga il timeframe da emissione a oggi. In tal caso l’estremo a variare è l’high in area 108,5 segnato nel dicembre ’24. Sul timeframe a 3 mesi, gli estremi min-max sono stati 94,57 e 99,1.
In sostanza il titolo è adatto a chi cerca movimenti nei corsi da accostare al rateo pro tempore. Un’operatività decisamente più attiva rispetto a quella del cassettista puro, ma neanche “sfrenata” come può esserlo quella del trader in azioni di Borsa. Tuttavia, presuppone anzitutto elevata propensione al rischio, oltre a tanta capacità di lettura dei mercati e di gestione delle posizioni. Insomma, non ci si improvvisa affatto “esperti in trading bond” da un giorno all’altro.
Il BTP trentennale con la cedola più ricca
Il tasso nominale annuo è più ricco di uno 0,20% in più sul BTP Tf 4,5% Ot53 (ISIN IT0005534141) nato un anno prima del BTP Fx 4.3% Oct54. Poi per il resto assomiglia tanto al precedente data la quasi sostanziale struttura dei due bond. Differiscono solo per i timing di emissione/scadenza che si riflette, appunto, nel leggero maggior tasso dell’ottobre ’53. Al momento prezza 97,57 per un effettivo a scadenza del 4,73%, mentre la duration e la volatilità annua si attestano a 14,9 e a 10,428.
Lo storico dei prezzi evidenzia una maggiore volatilità dei corsi complice il maggior storico rispetto al BTP precedente. I valori min-max YTD sono stati a 96,60 e 106,11, quelli storici ricompresi nel range 87–112, mentre sul tre mesi siamo sul 97,8–102,5.
Un altro aspetto molto importante è che entrambi i trentennali sono liquidi sul MOT, con contratti e controvalori daily decisamente elevati.
2 BTP lunghi a cedola fissa del 4,30% e 4,50% per chi cerca interessi e plusvalenza
Titoli “camaleontici”, potremmo definirli, ossia plasmabili a seconda del proprio obiettivo. Per l’investitore attivo in bond i due trentennali si presentano alla stregua di una scommessa sui tassi BCE. Quando sono attesi in ribasso i loro corsi sul MOT conquistano posizioni quale conseguenza diretta degli yield attesi in calo. Idem quando il mercato inizia a prezzare un possibile rallentamento economico o quando l’inflazione da segni concreti di cedimento. Ovviamente avviene il contrario a scenari invertiti. In questi casi è chiaro che si aprono e si chiudono le posizioni per il solo tempo (settimane o mesi) di sfruttare il movimento sottostante e stop.
Per il cassettista, invece, oltre alla ricca cedola acquista notevole rilievo l’assenza delle imposte di successione. Data la notevole durata residua, mai dire mai. Tuttavia, al pari o più del caso precedente qui è cruciale il punto di ingresso sul bond. Per gli esperti essi andrebbero sottoscritti solo quando i rendimenti sono davvero appetibili, diversamente mai. Data la notevole volatilità, acquistare oltre certi prezzi è un rischio così alto che un cassettista non dovrebbe mai accollarsi.