10 milioni di pensionamenti in arrivo. La bomba sul mercato del lavoro russo

Federico Giuliani

20 Febbraio 2026 - 08:13

La guerra e il declino demografico stanno aggravando la carenza di manodopera in Russia, spingendo Mosca a ricorrere sempre più ai lavoratori asiatici per sostenere l’economia

10 milioni di pensionamenti in arrivo. La bomba sul mercato del lavoro russo

C’è chi continua a chiedersi dallo scoppio della guerra in Ucraina fino a quanto potrà resistere l’economia della Russia. Nonostante i crescenti costi del conflitto e le ingenti sanzioni occidentali, il sistema del Cremlino sembrerebbe continuare a reggere, anche se la stabilità macroeconomica e finanziaria appare sotto pressione.

Attenzione però, perché bisogna considerare un aspetto fin troppo trascurato dagli analisti che chiama in causa la forza lavoro del Paese. Gli effetti dell’inverno demografico che sta travolgendo Mosca, uniti a quelli derivanti dello scontro militare contro Kiev, stanno causando a Mosca la più grave crisi lavorativa degli ultimi decenni.

Il ministro russo del Lavoro, Anton Kotyakov, è stato chiaro nel dire a Vladimir Putin in persona che il Paese necessità di trovare 2 milioni di lavoratori all’anno per il prossimo quinquennio così da colmare i posti lasciati vacanti da chi andrà in pensione.

“Entro il 2030 dobbiamo far entrare 10,9 milioni di persone nell’economia”, ha spiegato Kotyakov durante un incontro televisivo per discutere di politica demografica. “Circa 800.000 nuovi posti di lavoro saranno creati e circa 10,1 milioni di persone raggiungeranno l’età pensionabile”, ha aggiunto. Nessuno ha tirato in ballo la guerra in Ucraina ma anche il fronte ha contribuito a prosciugare la forza lavoro di Mosca.

Mosca ha bisogno di lavoratori

Con la disoccupazione già al minimo storico del 2,2% e la guerra in Ucraina che intensifica la carenza di manodopera, ha spiegato Bloomberg, non è chiaro come farà la Russia a trovare le persone di cui necessita per soddisfare la crescente domanda di lavoratori. “Se la crescita della produttività dovesse rivelarsi inferiore a quanto previsto nel nostro quadro previsionale, si verificherà un’ulteriore carenza di personale”, ha aggiunto lo stesso Kotyakov.

La questione è emersa durante la visita di Putin in India, avvenuta lo scorso dicembre, quando le parti hanno firmato un accordo volto a semplificare le procedure per la migrazione temporanea dei lavoratori indiani in Russia. A dire il vero, nel 2025 il numero di permessi di lavoro rilasciati dal Cremlino ai cittadini di Delhi e dintorni è balzato a oltre 56.000 unità, rispetto ai circa 5.000 del 2021.

Nel complesso, i permessi concessi a lavoratori stranieri hanno superato quota 240.000 nel 2025, il livello più alto almeno dal 2017. Da dove proviene la crescita principale della manodopera straniera? India, Bangladesh, Sri Lanka e Cina.

Serbatoio asiatico

L’Asia si sta dunque trasformando in un vero e proprio serbatoio di lavoratori dal quale la Russia attinge ormai a piene mani. Lavoratori provenienti dall’India e da altri Paesi dell’Asia meridionale, del resto, hanno iniziato a ricoprire mansioni comunali, come lo sgombero della neve nelle principali città russe, mentre tanti altri stranieri stanno trovando lavoro nei cantieri edili, nei ristoranti e in altri servizi cittadini.

“Stiamo assistendo a un vero e proprio cambiamento radicale nel mercato del lavoro russo”, ha dichiarato Elena Velyaeva, direttrice operativa dell’agenzia di reclutamento Intrud con sede a Mosca. E così, se gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei stanno limitando l’immigrazione, la Russia è alle prese con una crisi demografica e con un crollo del tasso di natalità dagli anni ’90, che costringono Mosca a fare l’esatto opposto.

Oltre ai cittadini reclutati per i combattimenti, l’economia di guerra ha sottratto manodopera ai settori civili, convogliandola verso l’industria militare. A questo si aggiunge l’esodo di una parte significativa della popolazione in età lavorativa: si stima infatti che tra 500.000 e 800.000 russi abbiano lasciato il Paese per opporsi al conflitto, evitare la mobilitazione o per altre ragioni.

In questo contesto, il ricorso a lavoratori asiatici risulta spesso più conveniente per i datori di lavoro. Un elettricista qualificato proveniente dall’India, per esempio, può essere assunto con salari fino al 25% inferiori rispetto a quelli richiesti per posizioni analoghe sul mercato russo.

Mosca sta inoltre cercando di colmare il deficit di manodopera facendo leva sui rapporti sempre più stretti con la Corea del Nord. Diverso è infine il ruolo della manodopera cinese: la maggior parte dei cittadini d’oltre Muraglia in possesso di visti di lavoro opera infatti all’interno di stabilimenti produttivi o aziende riconducibili a imprese del proprio Paese.