La vicinanza all’Europa si paga cara per i Paesi vicini alla Russia, pronta a passare all’attacco contro chi contrappone la sua politica estera.
Mentre la guerra in Ucraina prosegue e le opportunità di una tregua continuano ad apparire effimere, la Russia comincia a volgere il suo sguardo (e le sue minacce) sul altri Paesi. Si è visto fin dall’inizio del conflitto e ora Mosca, evidentemente scoprendo che il suo attacco non ha avuto l’effetto di deterrenza sperato, inizia a passare a manieri più forti per limitare la vicinanza all’Europa. Impedire le alleanze, indebolire i rapporti diplomatici e soprattutto evitare l’adesione all’Ue (e alla Nato) dei Paesi vicini sono obiettivi fondamentali per il Cremlino, sicuramente fiducioso nella possibilità di evitare un’altra logorante guerra.
Adesso a preoccupare Putin, come le ultime dichiarazioni lasciano immaginare, c’è la posizione internazionale dell’Armenia. Il ruolo geopolitico di questa nazione è tutt’altro che trascurabile e la sua linea intermedia tra Russia e Ue non appare più equilibrata, ma pericolosamente instabile. È arrivato il momento di prendere una decisione, almeno ciò è quanto ritiene il Cremlino, come ha fatto ampiamente notare.
La Russia minaccia un altro Paese
L’Armenia si trova in una posizione particolarmente delicata. È riuscita finora in un’impresa quasi impossibile, mantenendo rapporti diplomatici e commerciali proficui sia con la Russia e i suoi alleati che con l’Unione europea e i leader occidentali. Non sono mancati i problemi in questi anni, soprattutto, ma non solo, dalla crisi globale innescata dall’attacco russo su Kiev, ma adesso si è arrivati a un vero e proprio aut aut. Durante un recente vertice in Kazakistan, infatti, Putin ha detto chiaramente che adesso l’Armenia deve scegliere tra l’Unione economica asiatica e l’Unione europea, scenari incompatibili l’uno con l’altro, tanto più nell’instabile periodo attuale. Le aspirazioni di integrazione armene possono costringere il Paese ad affrontare “lo stesso scenario ucraino” secondo il Cremlino, che non si è sforzato troppo per rendere la minaccia velata.
Vladimir Putin è pronto a “radere al suolo” qualsiasi Stato che tenterà di attaccare la Russia o la sua solidità, compresa eventualmente l’Armenia ma non esclusivamente. In occasione del vertice internazionale Putin ha ribadito che tutti i problemi con l’Ucraina sono nati, quantomeno dal fronte russo, per via della volontà di integrarsi a tutti i costi con l’Unione europea. In caso contrario, Kiev avrebbe potuto continuare a vivere in completa serenità, quantomeno in base alle dichiarazioni del presidente russo.
Sappiamo che nei fatti la situazione è ben più complessa di così, sia quanto alle motivazioni quanto agli effetti di questa barriera forzata con l’Europa, ma non cambia il forte effetto minatorio delle dichiarazioni russe. Il leader, convinto che sia “impossibile conciliare le due cose”, sta evidenziando il tema praticamente in ogni occasione in cui ha la possibilità di rivolgersi a un pubblico internazionale. Anche in una conferenza stampa di inizio maggio, per esempio, aveva dichiarato che qualsiasi Paese vicino che avrebbe ostacolato la politica estera di Mosca avrebbe patito gravi conseguenze.
L’Armenia è troppo vicina all’Europa
Nulla di insolito per la Russia, che ora però si rivolge marcatamente all’Armenia. Non è certo un caso se l’ambasciatore degli Esteri russi ha da poco convocato il suo omologo armeno, avvertendo che le consultazioni intraprese con Bruxelles rischiavano di minare la cooperazione in tutta l’Unione economica eurasiatica, di cui continua a fare parte. Di fatto, i rapporti tra le due nazioni si sono incrinati già da tempo, ed è anzi l’Armenia a contestare alla Russia la mancata partecipazione agli obblighi di sicurezza nei confronti dei partner e di non aver contribuito alla difesa dei propri confini. In risposta, la Russia sta passando all’attacco, tentando di allontanare l’Armenia dal rivolgersi alla Russia con le maniere forti. Mosca ha già minacciato l’Armenia di interrompere l’accordo che le garantisce le forniture energetiche in maniera agevolata rispetto al resto degli importatori, introducendo dazi e sanzioni.
Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha usato posizioni altrettanto forti, dichiarando che la Nato non avrebbe alcun problema a distruggere le basi russe in caso di conflitto aperto, ma è importante ricordare che al momento non gode di alcuna protezione in questo senso. Si tratta di una condizione molto instabile, perché ogni passo in avanti fatto nei confronti dell’uno o dell’altro rischia di aprire a ripercussioni e mancanza di aiuti.
Ormai chiunque nel mondo, tra esponenti dell’Ue, dell’Onu e di vari altri Paesi, sta denunciando l’approccio chiuso e oppositivo di Mosca e dei suoi leader e non si escludono nuove sanzioni occidentali, anche se Washington sembra preferire ora una linea più moderata. In ogni caso, l’accordo di partenariato concluso con Bruxelles nel 2017 sembra oggi aver segnato la nuova rotta dell’Armenia, sempre più distante da Mosca, come dimostrato dal recente accordo di connettività e dai sondaggi che vedono gli armeni tendere sempre di più verso l’Ue.
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