Wall Street ha appena toccato nuovi record a 6.242 punti. Non ci sono segnali di cedimento né di inversione. Eppure, tra i grandi gestori, qualcuno inizia a prepararsi al peggio. Gli investitori miliardari, obbligati a rendere pubbliche le loro posizioni tramite il modello 13F, stanno dando un chiaro segnale: anche in un mercato apparentemente in salute, c’è chi sente odore di bolla.
E non una qualsiasi: si parla dell’intelligenza artificiale. La narrativa dominante vuole l’AI come il prossimo grande motore della crescita globale (e lo sarà, a lungo termine). Ma ogni megatrend ha la sua fase di euforia iniziale, spesso seguita dallo scoppio di una bolla. È successo con internet, con i mutui subprime, con la blockchain. E potrebbe accadere anche adesso.
L’allarme arriva da Stanley Druckenmiller, uno dei nomi più lucidi e temuti di Wall Street. Il gestore del Duquesne Family Office ha mollato in blocco la sua posizione in uno dei titoli più amati dell’AI per spostarsi su un’azienda storica, solida e con alti dividendi.
Questa mossa potrebbe rappresentare ben più di una presa di profitto dopo il rally prolungato del titolo (+400% in un anno). Ecco perché.
Il titolo da vendere subito (dopo un +400%): Palantir
Grafico azioni Palantir
Fonte Tradingview
Nel giro di due anni, Palantir Technologies ha fatto impazzire gli investitori, accumulando guadagni superiori al 2.000% dai minimi del 2023 e del 400% solo nell’ultimo anno. Eppure, uno dei suoi maggiori investitori a Wall Street (Druckenmiller) ha chiuso completamente la posizione, liquidando quasi 770.000 azioni. Un segnale che fa riflettere perché potrebbe non essere solo una presa di profitto.
Il problema di fondo è la valutazione fuori scala: Palantir scambia a un price-to-sales superiore a 100, tre volte oltre il limite storico che segnava la soglia di “bolla” per altre big tech. A peggiorare le cose, gli utili di qualità discutibile: oltre il 40% dell’utile ante imposte deriva semplicemente dagli interessi sulla liquidità in bilancio, non da operazioni industriali.
Druckenmiller è convinto che l’AI sia un pilastro del futuro, ma non chiude gli occhi davanti ai segnali di eccesso. Oggi, la maggior parte delle aziende non ha ancora trovato un modello sostenibile di monetizzazione dell’intelligenza artificiale. Molti stanno ancora sperimentando, bruciando capitale.
Se lo schema si ripeterà come nei casi precedenti, siamo nella fase “mania” della bolla. E Palantir è in prima linea: amata dagli speculatori, eccessivamente sovrappesata e potenzialmente la più esposta a una correzione violenta.
Grafico S&P 500 e VIX
Fonte Tradingview
A questo si aggiunge un’apparente calma sui mercati azionari e che potrebbe essere ingannevole. Il Cboe Volatility Index (VIX), l’indice che misura la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500, si trova da giorni sotto la soglia di allerta dei 20 punti. Tuttavia, storicamente è proprio il terzo trimestre dell’anno, tra liquidità scarsa e investitori in ferie, a registrare i picchi più alti di volatilità. “Molte crisi storiche sono iniziate nel periodo di fine estate”, ha ricordato Henry Allen, analista di Deutsche Bank, in una recente nota.
Da inizio luglio, la volatilità si muove stabilmente tra i 16 e i 18 punti, segnalando fiducia sui mercati e supportando i nuovi massimi dell’S&P 500. Ma questo equilibrio potrebbe rivelarsi fragile. All’orizzonte ci sono già alcuni potenziali catalizzatori di turbolenze: in primis la nuova scadenza del 1° agosto per l’entrata in vigore dei dazi, che potrebbe incidere su inflazione e crescita negli Stati Uniti. Finora, gli investitori sembrano confidare nella capacità dei decisori politici di contenere eventuali effetti collaterali.
Il titolo da comprare prima che salga: Philip Morris International
Mentre molti scommettono sulle promesse future, Druckenmiller preferisce un rendimento concreto. E ha puntato oltre 1,1 milioni di azioni di Philip Morris International, colosso del tabacco da 150 miliardi di dollari di market cap, in piena trasformazione.
Druckenmiller scommette sull’evoluzione del business. PM è tra i leader globali nei prodotti a rischio ridotto, con il suo dispositivo IQOS già ampiamente adottato in oltre 80 Paesi. Sta puntando tutto sulla transizione dai combustibili tradizionali alle soluzioni “smoke-free”, e lo fa con la potenza di fuoco di un colosso globale.
Grafico azioni Philip Morris
Fonte Tradingview
In più, Philip Morris è una macchina da dividendi e offre un rendimento sopra il 5%, sostenuto da flussi di cassa solidi, margini invidiabili e un pricing power che pochi possono vantare. La nicotina è una sostanza additiva e i consumatori si sono dimostrati disposti a tollerare prezzi più alti pur di non rinunciare al prodotto, specie nei mercati emergenti, dove il tabacco è percepito come un bene “premium”.
Nonostante le pressioni normative, PM è riuscita a raddoppiare il proprio valore in appena 15 mesi. E per Druckenmiller la transizione verso prodotti senza combustione è solo all’inizio, offrendo un potenziale di monetizzazione enorme.
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