Wall Street, la crisi si fa seria. Quando ricominciare a comprare?

Claudia Cervi

19/05/2022

19/05/2022 - 10:48

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Wall Street sta attraversando uno dei momenti peggiori degli ultimi anni, l’S&P 500 ha perso il 4,04% in una sola seduta, il Nasdaq il 4,73%. La crisi si fa seria: quando ricominciare a comprare?

Wall Street, la crisi si fa seria. Quando ricominciare a comprare?

Wall Street ha cancellato in una sola seduta l’esile tentativo di rimbalzo avviato la scorsa settimana. Il sell-off è stato innescato dall’aumento dei prezzi al consumo, dalle conseguenti scelte di politica monetaria ma anche dalla contrazione dell’economia cinese, alle prese con un nuovo rigido lockdown. A zavorrare gli indici anche i risultati deludenti dei colossi della grande distribuzione: Target (-24,93% al NYSE), gruppo retail, ha evidenziato nei conti l’impatto dell’inflazione sui costi e sul calo dei consumi. Walmart (-6,79%) ha confermato una riduzione della marginalità dovuta dai rincari dell’energia e delle materie prime alimentari.

L’incertezza sui mercati è alle stelle e le preoccupazioni di un rallentamento dell’economia globale fanno temere ulteriori cali. Ma è proprio che quando il mercato crolla che si fanno i migliori affari: secondo Warren Buffett, uno dei più grandi investitori del XX secolo, «bisogna essere timorosi quando gli altri sono avidi e avidi quando gli altri sono timorosi». Ecco perché è lecito chiedersi: quando ricominciare a comprare?
Per valutare quando ricominciare a comprare, possiamo fare riferimento a tre indicatori.

L’indice della fiducia (o della paura)

Al di là delle opinioni, per comprendere il sentiment del mercato si può fare riferimento all’indice VIX, definito anche l’indice della paura. Il VIX misura la volatilità del mercato azionario basata sulle opzioni dell’indice S&P 500. Durante le fasi di mercato rialzista l’indice si attesta su valori inferiori a 25-30 punti, definendo una condizione di bassa volatilità e di fiducia degli operatori. Al contrario, in condizioni avverse, l’indice sale oltre i 30 punti.

Nella seduta di mercoledì la volatilità implicita è schizzata del 18,5% raggiungendo i 32 punti. A spaventare però non è solo il rialzo oltre la soglia critica dei 30 punti ma anche la situazione della curva dei future del VIX che si è spinta nella condizione di backwardation (le scadenze future a breve quotano più in alto delle scadenze future più lontane).
Secondo Bob Doll, CIO di Crossmark Global Investments, è auspicabile un livello di VIX superiore, intorno a 40 punti, per segnalare la capitolazione del mercato e per intravedere le prime opportunità di acquisto su minimi significativi.

Rapporto put/call

In uno scenario di mercato ribassista, gli investitori comprano opzioni put. Comprano call quando ritengono che le azioni aumenteranno. Quindi, il rapporto put/call segnala il livello di paura degli investitori. Più alto è, più c’è il timore che il mercato scenda. Dal 2014, i minimi di mercato si sono verificati quando questo rapporto è salito oltre quota 0,85: nel marzo 2020 ha raggiunto un livello superiore a 1,10. Attualmente si attesta su un livello attorno a 0,70, ancora distante dai livelli estremi.

Azioni totali sopra/sotto le medie mobili a 200 giorni

Uno dei report più apprezzati a Wall Street è quello di Larry McDonald intitolato «the Bear Traps Report».
Mc Donald analizza quanti titoli quotate sulla Borsa Di New York si trovano al di sopra, o al di sotto, della loro media mobile a 200 giorni. Quando oltre il 20% delle azioni si trova al di sotto della media, aumentano le probabilità che il mercato sia prossimo a un minimo significativo. Attualmente le azioni scese sotto la loro media a 200 giorni sono circa il 28% del totale, ragion per cui è probabile assistere ad un rimbalzo (temporaneo) del mercato.
Questo indicatore fornisce indicazioni di brevissimo termine, senza entrare nel merito del trend di fondo. Se ci troviamo all’inizio di un bear market non è detto che l’eventuale reazione possa essere duratura.

Conclusioni

La capitolazione dei mercati potrebbe segnalare l’inizio di una tendenza ribassista duratura che potrebbe non esaurirsi nel giro di qualche mese. Le pressioni inflazionistiche spingono le banche centrali ad aumentare i tassi raffreddando di conseguenza l’economia. La guerra in Ucraina alimenta i blocchi nella catena di approvvigionamento e i nuovi lockdown in Cina frenano pericolosamente l’economia globale.
Lo scenario geopolitico e macroeconomico suggeriscono prudenza nell’affrontare i mercati, individuando segnali più convincenti per ricominciare a comprare.

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