Per ora, Wall Street sembra aver vinto la sfida della guerra. Parentesi ribassiste a parte, i principali indici azionari vengono da settimane di forti buy, in cui hanno inanellato una sfilza di record.
Prima della parentesi ribassista della vigilia, la scorsa settimana il Nasdaq Composite e lo S&P 500 sono balzati a nuovi record intraday, rispettivamente oltre la soglia di 24.100 punti e quota 7.000. Ieri il dietrofront.
Wall Street torna oggi, martedì 21 aprile 2026, a scattare al rialzo, scommettendo sulla fine della guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, dopo che il Presidente americano Donald Trump ha detto di aspettarsi “un grande accordo” di pace, in vista della scadenza del cessate il fuoco di domani, mercoledì 22 aprile.
S&P 500, cosa può succedere ora da qui alla fine dell’anno. Il target price di Goldman Sachs (non solo)
Nel frattempo, gli analisti e strategist continuano a sfornare nuove previsioni su cosa potrà accadere alla borsa USA, nello specifico al listino benchmark S&P 500.
La divisione di ricerca di Goldman Sachs punta ancora più in alto, per la precisione a un ulteriore rialzo dell’indice S&P 500 del 7% circa, a quota 7.600 punti:
“Il mercato azionario statunitense dovrebbe continuare a raggiungere nuovi massimi nei prossimi mesi, sostenuto da una crescita degli utili ancora solida. Prevediamo un rialzo del 7% dell’S&P 500, con un target di fine anno a 7.600”.
I target price finora annunciati sullo S&P 500 sono diversi.
In un intervento alla trasmissione della CNBC “Closing Bell: Overtime”, Ohsung Kwon, responsabile strategist della divisione equity di Wells Fargo, si è mostrato più che fiducioso nel futuro di Wall Street: “Riteniamo ancora che il mercato balzerà in avanti. Abbiamo un target di 7.300 entro luglio, che corrisponde praticamente al nostro target di fine anno”.
Kwon ha motivato la sua fiducia nell’azionario USA con i fondamentali dell’economia americana che, a suo avviso, rimarranno solidi “nei prossimi tre mesi”.
Non mancano analisti che hanno sfornato previsioni ancora più ambiziose. I più billish al momento sono quelli di Oppenheimer Asset Managament, che puntano a uno S&P 500 che, nel corso del 2026, arrivi a schizzare anche fino a quota 8.100.
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Tra i super bullish c’è anche Deutsche Bank, con un target price di 8.000 punti.
A scommettere su valori superiori a quelli attuali sono anche Citigroup (target price a 7.700 punti), mentre Barclays mette in conto uno scatto dello S&P 500 fino a 7.650 punti.
L’ultima fermata è pari invece a 7.500 per HSBC, Jefferies, UBS Global Wealth Management, mentre sono più caute le view di Société Générale (7.300), JPMorgan (7.200) e Bank of America Global Research (7.100).
Un balzo del 14% per lo S&P? La view super bullish
La maggior parte degli analisti ritiene in ogni caso che lo S&P 500 abbia ancora spazio per continuare ad avanzare.
Se prendiamo come riferimento il target price più ambizioso, ovvero quello di Oppenheimer, in questo caso il rally atteso per l’indice azionario è di ben il 14% circa rispetto alla chiusura di ieri, a 7,109.14 punti.
L’incredibile recente rimonta di Wall Street è stata messa in evidenza proprio dalla nota di Goldman Sachs, che ha ricordato che lo S&P 500 è volato del 12% dallo scorso 30 marzo, segnando il recupero più importante dall’aprile del 2020 e, ancora prima, dal marzo del 2009.
Il rally, hanno scritto da Goldman Sachs, è stato in linea con le previsioni dei mercati dove, ad aumentare dalla fine di marzo, sono state anche le probabilità sulla fine della guerra.
Gli analisti hanno avvertito allo stesso tempo che le oscillazioni dei mercati azionari continueranno probabilmente “a riflettere la volatilità geopolitica ”.
Wall Street continuerà dunque a rimanere ostaggio di quanto dirà e farà l’America di Donald Trump, riguardo alla guerra ancora in corso con l’Iran, in un contesto economico comunque solido.
PIMCO ha osservato infatti di ritenere più probabile l’esito “ meno avverso, alla luce delle aree di interesse convergenti tra Stati Uniti e Iran, fondate su esigenze politiche esistenziali e sulla convinzione iraniana di aver ristabilito una deterrenza credibile ”.
Di conseguenza, la view, che corrisponde allo scenario di base, è di “ un urriscaldamento (probabilità del 40%) per l’economia USA nei prossimi 12 mesi”, per la precisione di un’accelerazione significativa del PIL “trainata dagli investimenti legati all’AI, da una fascia alta dei consumatori solida e, soprattutto, da un doppio stimolo ”.
PIMCO ritiene inoltre che la Fed tornerà a tagliare i tassi USA, fino al range compreso tra il 3,00-3,25%. “Allo stesso tempo, ci aspettiamo che la politica fiscale rimanga espansiva lungo l’orizzonte di previsione”.
L’economia USA potrà contare dunque su un doppio sostegno: quello di politica monetaria e quello di politica fiscale. Qualcosa che farà molto bene a Wall Street.