Von der Leyen annuncia decimo pacchetto di sanzioni a Mosca, ma l’economia russa resiste

Enrica Perucchietti

16 Febbraio 2023 - 08:00

Il nuovo piano contro Mosca comprenderà divieti commerciali, esportazioni tecnologiche, banche. Secondo Le Monde, però, l’economia russa si è rivelata molto più resiliente del previsto.

Von der Leyen annuncia decimo pacchetto di sanzioni a Mosca, ma l’economia russa resiste

«Proporremo un decimo pacchetto di misure. Con nuovi divieti commerciali e controlli sulle esportazioni di tecnologia verso la Russia. Questo pacchetto ha un valore complessivo di 11 miliardi di euro. Proporremo, tra l’altro restrizioni all’esportazione di molteplici componenti elettronici utilizzati nei sistemi armati russi, come droni, missili ed elicotteri».

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel dibattito alla plenaria del Parlamento europeo sull’Ucraina a un anno dall’invasione, ha ufficializzato la nuova stretta su Mosca. L’Unione europea ha deciso di accelerare sull’approvazione del decimo pacchetto di sanzioni alla Russia per 11 miliardi di euro. Il nuovo piano dovrebbe essere in arrivo già per il 24 febbraio.

Von der Leyen ha anche annunciato una novità sull’Iran: «Per la prima volta proponiamo sanzioni anche nei confronti di Teheran. Comprese quelle legate alla Guardia Rivoluzionaria iraniana». La presidente della Commissione ha ribadito che il supporto a Kiev «continuerà ad essere stabile e prevedibile, ogni mese. Questo è ciò che l’Europa ha promesso. E noi abbiamo mantenuto la nostra promessa». E ha detto che il Cremlino è stato costretto ad attingere alle sue riserve auree.

In contemporanea, arriva il nuovo attacco del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov: «La politica di Washington e dei suoi alleati europei per trasformare l’Ucraina in una roccaforte anti-russa sta raggiungendo il punto di non ritorno», ha detto il ministro parlando in Parlamento. Il ministro, citato dalla Tass, ha sottolineato che «da molti anni» l’Occidente ha una «politica di contenimento della Russia, anche attraverso l’espansione della Nato in direzione dei confini russi e attraverso la trasformazione della fraterna Ucraina in anti-russa, in una roccaforte militare russofobo».

La politica di contenimento della Russia, di là dei proclami e delle speranze della UE, sembra di fatto non aver raggiunto, però, gli obiettivi sperati. Le previsioni erano che, abbandonando l’importazione del gas russo, Mosca avrebbe visto l’inizio di una crisi senza precedenti. E invece tutto questo non è accaduto, come testimonia Jean-Michel Bezat su Le Monde. Secondo la conclusione del quotidiano francese sull’analisi degli ultimi 12 mesi, infatti, l’economia russa si è rivelata molto più resistente del previsto in Occidente.

Secondo Le Monde, «il Paese non ha subito il «crollo» annunciato dal ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, nelle prime ore dell’invasione dell’Ucraina e dell’istituzione delle sanzioni occidentali, amplificate in nove ondate successive da allora marzo 2022». Nonostante si sia tentato in ogni modo di mettere in difficoltà l’economia russa con ripetuti pacchetti di sanzioni, Mosca ha saputo attutire i colpi: il Pil russo è diminuito solo del 2,2% invece dell’8,5%, previsto dagli economisti nel marzo dello scorso anno”, nota Le Monde. L’attività commerciale in Russia, sottolinea il quotidiano, crescerà dello 0,3% quest’anno e dovrebbe aumentare del 2,1% nel 2024.

Diversi fattori spiegano questa apparente resilienza. A cominciare dalla politica della Banca Centrale, che ha stabilizzato il rublo dall’inizio della guerra e ha evitato uno scoppio inflazionistico. Il Paese dispone inoltre di importanti riserve valutarie prelevate dall’oro nero, nonostante il congelamento di 300 miliardi di dollari (circa 281 miliardi di euro) all’estero. Dopo le sanzioni adottate in seguito all’annessione della Crimea nel 2014, ha sviluppato la produzione locale (alimentare, tessile, ecc.). I dati doganali indicano anche un forte aumento delle importazioni in transito attraverso le ex repubbliche sovietiche come Armenia e Kazakistan, in particolare di prodotti contenenti microprocessori, mentre la Turchia rimane una porta attraverso il Caucaso. La Cina fornisce pezzi di ricambio, a volte utili all’industria della difesa. E la raccolta del grano è stata eccezionale nel 2022.

Insomma, la Russia è un gigante tutt’altro che in agonia e l’UE europea dovrebbe inziare a preoccuparsi del fallimento delle politiche adottate per il sostegno a Kiev.