La recente decisione della Cina di limitare drasticamente le esportazioni di gallio e germanio, due minerali essenziali per la produzione di semiconduttori, potrebbe scatenare una crisi globale nella catena di approvvigionamento dei chip. Questi metalli, fondamentali per la fabbricazione di dispositivi elettronici ad alta velocità, sono prodotti in gran parte proprio in Cina, che domina il mercato globale: Pechino rappresenta infatti circa il 60% della produzione mondiale di germanio e quasi il 90% di quella di gallio.
A partire dall’agosto dello scorso anno, il governo cinese ha implementato una politica restrittiva sull’esportazione di questi metalli, giustificandola come una misura per proteggere la propria sicurezza nazionale e i suoi interessi strategici. Tuttavia, molti osservatori ritengono che questa mossa sia una risposta diretta agli sforzi dell’Occidente di limitare l’accesso della Cina alle tecnologie avanzate.
Il nuovo regime impone che ogni esportazione di gallio e germanio sia soggetta all’approvazione del Ministero del Commercio cinese, un processo che può durare dai 30 agli 80 giorni. Questa procedura complessa rende estremamente difficile per le aziende internazionali, in particolare quelle statunitensi, ottenere questi materiali cruciali, con conseguenti gravi carenze di approvvigionamento. Le scorte di molte aziende americane sono ormai prossime all’esaurimento, una situazione che potrebbe aggravare ulteriormente la crisi.
L’impatto di queste restrizioni è già evidente sui mercati globali, con i prezzi di gallio e germanio che sono quasi raddoppiati da quando le nuove normative sono entrate in vigore. A luglio, il prezzo del germanio ha raggiunto livelli record in Cina, con un aumento del 38%, mentre in Europa i prezzi sono saliti di quasi il 70% da giugno.
Le reazioni da parte delle aziende del settore sono state varie. La tedesca Freiberger Compound Materials, il più grande acquirente di gallio al mondo, ha espresso preoccupazione per le restrizioni, mentre colossi dei semiconduttori come TSMC e Intel hanno dichiarato di non aspettarsi impatti significativi, grazie a una catena di fornitura globalmente diversificata. Tuttavia, il Pentagono ha segnalato l’assenza di una riserva strategica di gallio, contrariamente a quanto avviene per il germanio.
La situazione è resa ancora più critica dalla decisione della Cina di estendere queste restrizioni anche ad altri materiali essenziali, come l’antimonio, la grafite e la tecnologia per la produzione di magneti in terre rare. Inoltre, a partire da ottobre, Pechino dovrebbe implementare una nuova regolamentazione che stabilisce che «le risorse di terre rare della Cina appartengono allo Stato», conferendo al governo cinese un controllo ancora maggiore sulla filiera produttiva di questi elementi.
Questa serie di restrizioni non solo solleva preoccupazioni per la sicurezza economica globale, ma potrebbe anche avere implicazioni significative per l’industria tecnologica mondiale, già messa a dura prova dalle tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti. Con l’inasprirsi delle relazioni bilaterali, una rapida risoluzione della crisi sembra sempre più improbabile, lasciando presagire un futuro incerto per la produzione globale di semiconduttori.