Vi spiego perché i liberisti si sono mascherati da bellicisti

Pierluigi Fagan

11/03/2025

Mentre la politica globale si rimescola tra vecchi e nuovi attori, l’Europa si arma per difendere i valori atlantici, mentre il gioco strategico resta lo stesso: diventare sempre più indebitati.

Vi spiego perché i liberisti si sono mascherati da bellicisti

Mentre l’ingenuità di massa è scatenata ad amare e odiare questo o quel personaggio della commedia umana occidentale alle prese col ciclone Trump-Musk & Co e la difesa dei “sacri valori fondativi”, che fine hanno fatto quelli che dominavano prima?

D’improvviso, ecco che sono spariti i neo-con-dem americani, il gotha della banco-finanza neo-lib, il complesso ideologico-pragmatico atlantista, la City e mezza Wall Street.

Nonché la vasta e articolata galassia fatta di think tank, fondazioni, reti, consessi, convivi, cenacoli, club esclusivi del liberal-capitalismo, che un sempre più patetico Rampini ci dice che si vede attonita a pranzo a discutere quand’è che si potrà definire “fascismo” il nuovo regime trumpiano e dove emigrare, se nella seconda casa in Scozia o Toscana o isola greca.

Vabbè, lasciamo Rampini a guadagnarsi il suo sushi quotidiano e cerchiamo di parlare di cose meno banali.
Si inizia con due recenti articoli, l’uno dell’Economist e l’altro del Financial Times che, d’improvviso, lanciano l’idea che l’Europa debba riarmarsi a far da baluardo ai valori atlantici liberali assediati dai nuovi barbari, i cari vecchi russi e i nuovi traditori trumpiani.

Il primo ministro britannico, Starmer, già bombardato da Musk & Co che gli preferiscono l’Ukip che nei sondaggi diventa il primo partito, sempre più malvisto da conservatori, liberali e anche parte del Labour, va a Washington. Si chiude in stanza con Trump che poi dichiarerà che Starmer è un “negoziatore molto tosto”. Quando ne esce, i dazi al Regno Unito scompaiono mentre Trump, in un brodo di giuggiole, dice che è stato invitato “personalmente” da re Carlo III a visitare Scozia e dintorni. Poi si saprà che Starmer si è anche offerto di ospitare server, banche dati (energivore) e sedi dislocate del nuovo complesso digita-informatico americano. Starmer acquisisce nello staff Powell e Mendelson già strateghi blairiani di ferro.

L’élite londinese da tempo medita su come far marcia indietro alla Brexit che non ha funzionato affatto secondo le strategie del tempo. Cosa meglio che tornare a far il metronomo dell’Occidente, bilanciandosi un po’ di qua e un po’ di là dell’Atlantico? Gente che sa cose, credetemi.
Starmer torna sull’Isola e invita Macron a fare coppia, membri del Consiglio di sicurezza, potenze atomiche, vecchi amici o nemici a seconda delle contingenze storiche. Starmer lancia la “coalizione dei volonterosi” (copyright neocon ai tempi di Bush, non si butta via niente), Macron si finge stratega militare e visionario geopolitico, prendono Zelensky e gli dicono cosa deve fare e come, incluso il pezzo da matto allo studio ovale in mondovisione di modo che siano chiari a tutti i nuovi termini della questione.

A cascata e d’improvviso, ecco un nuovo allineamento subcontinentale. Gente anziana e post-storica, impoverita dal neoliberismo, smarrita e impaurita, diventa di colpo bellicista. Indebitati fino al collo, ora la linea è indebitarsi ancora di più per armarsi e difendere i valori occidentali dal temibile orso russo.

L’Economist fa una copertina che lancia Starmer versione novello Churchill (ma l’illustratore è davvero scarso), Financial Times trilla eccitato mentre comincia a registrare primi crolli di fiducia nel sistema banco-finanziario americano preoccupato dall’instabilità, morbo esiziale per il sistema che scommette sul futuro della ricchezza. Tesla in borsa si vende a piene mani. Le testate subcontinentali liberali si compongono a coro greco su dolori e sventure che colpiranno la nostra civiltà se non ci armiamo. In Italia due men che mediocri scrittori, uno anche satirico, diventano “intellettuali” e lanciano parole d’ordine di fuoco su cui mobilitare la “società civile”. Addirittura, il Presidente scende in campo per ammonire che non è tempo di dozzinale “pacifismo”.

Von der Leyen, motu proprio, lancia il fondo ReArm Europe da 800 mld a debito non meglio specificato in deroga ai vincoli di bilancio. I tedeschi, addirittura, si autorizzano a indebitarsi sfruttando una maggioranza che dopo le recenti elezioni non ci sarebbe fatta di quella vecchia (con Verdi e Liberali) più quella nuova. Finalmente la Bundeswehr, definita dagli inglesi “un gruppo di scout in atteggiamento aggressivo”, dopo ottanta anni, potrà tornare nel consesso internazionali delle forze armate che contano. La tedesca Rheinmetall , l’italiana Leonardo, la francese Tahles, la britannica Bae Systems quotate nelle rispettive borse, stappano quella bevanda additiva che “mette le ali”.
Questo magico allineamento e una pioggia di parole d’ordine che lascia molti sconcertati, compare di colpo ed in brevissimo tempo. Qual è la strategia?

Il terreno principale di scontro tra l’Internazionale liberale e il trumpismo sono gli Stati Uniti. Tra due anni ci saranno le elezioni di mid-term e i dem puntano a togliere maggioranza abbinata Camera e Senato. Ma si sa già che Trump, presto se ne uscirà con idee di modifica costituzionale anche al fine di evitare che a fine mandato debba interrompere la sua rivoluzione dell’«oligarchia voluta dal popolo». Ha vinto con soli 2 milioni di voti di scarto su più di 150 milioni di votanti, ma il «popolo» è il «popolo» anche di «corto muso».

Nel frattempo, l’Internazionale liberale punta sull’Europa. Nuovo debito verrà comprato senza troppi problemi, Von der Leyen sa che c’è la strada spianata, il “mercato” non aspetta altro. Visto che non si potrà più portare avanti il New Green Deal (che per altro stava mostrando i suoi evidenti limiti) ora si passa al New War Deal, del resto fa industria, chiedere industria metallurgica subcontinentale e automotive.

Mentre Trump sabota la presenza militare USA in Europa e diminuisce gli investimenti esteri per concentrarsi su Iron Dome, astro-mining e il rifacimento del settore nucleare da tempo desueto, subentrano gli europei. Tanto per un po’ quei soldi saranno partita di giro che torna comunque in USA (gli attuali sistemi d’arma non possono prescindere da elettronica che gli europei non hanno e non avranno mai) e comunque permetteranno agli europei di contrattare un po’ i dazi col pazzo di Washington.

Ma sono anche la continuazione della strategia neo-con con altri attori ovvero premere sulla Russia di modo che continui a spendere in spesa militare, non per oggi ovvio, ma fra qualche anno quando i liberal-dem torneranno in carica questi stessi potranno contare non più sulle imbelli sanguisughe europee (che tali sono per Trump o Biden o anche oggettivamente), ma su un rinnovato vigore bellico-produttivo autonomo, ma fedele. Cosa altro c’è nel novero del possibile occidentale oltre l’atlantismo? Il sistema è T.I.N.A, chi comanda è ovvio: si tratta solo di riassortire le quote del club.

Obbligare la Russia e Putin a non sedersi sugli allori, è l’unica strategia che nei decenni post-bellici (detta Guerra fredda o Pace calda) ha mostrato di funzionare: obbligare per lungo tempo il nemico a spendere in difesa fino al collasso interno, vedi URSS. Funzionerà? A molti pare di no, ma gli strateghi lib-dem-anglosaxon-neocon-atlantic ne sono convinti. La cosa non dispiace neanche a Trump, sia perché risparmia in patria e per spese NATO in Europa, sia perché vende armi, sia perché un Putin disponibile con lui, se è nervoso per la nuova sfida europea (di medio-lungo periodo), sarà ancora più disponibile. In fondo, Trump farà il poliziotto buono, l’Europa il poliziotto cattivo e Putin dovrà barcamenarsi e fare scommesse incerte sul futuro degli USA e delle reciproche relazioni.

Ormai anche Repubblica dà per certo un Zelensky ostracizzato (con le buone o le meno buone), elezioni in Ucraina, trattative già trattate tra USA e Russia, conflitto congelato. Di questi tempi, di più non si può programmare, è evidente a tutti.
Questa è -per quanto ipotetica-, una realistica visione del primo livello di gioco, il livello strategico.

Sotto questo livello ce ne sono altri, fino alla vociante suburra degli invasati neo-bellicisti e i mentalmente invasi dalla paura di vedere incubi che si pensavano sepolti nella storia riemergere come in un film di Romero (La notte dei morti viventi e vari sequel). Sapendolo, la banda che gravita intorno all’ex comico, ha messo in vendita la polo nera indossata per lo show con Trump a 215 euro.

E’ sempre lo stesso tavolo da gioco, gli stessi giocatori, gli stessi giocati. Noi. Ma con più debito che a tempo -debito- ci verrà chiesto di scalare in poco tempo, quindi tagliando spesa sociale e privatizzando. Lo schema del gioco è stranoto, prima i mercati (i fondi) s’ingozzano della qualunque, poi arrivano le società di rating (azionisti i fondi stessi) e ti bastonano perché il tuo debito è rischioso.