Vi spiego come investire dopo il taglio dei tassi della BCE

Claudio Carella

01/02/2025

Politiche divergenti tra BCE e FED influenzano i portafogli. Ecco le scelte strategiche da fare per proteggere gli investimenti e gestire la volatilità del mercato.

Vi spiego come investire dopo il taglio dei tassi della BCE

Ieri la BCE ha tagliato i tassi di 25 punti base e si prevedono altri tre tagli nel 2025, mentre il giorno precedente la FED ha lasciato i tassi invariati. Powell ha ribadito l’impegno della banca centrale a monitorare i dati economici per raggiungere la massima occupazione e la stabilità dei prezzi.

Dal 18 settembre la FED ha abbassato i tassi dell’1%. I rendimenti a 10 anni sono però oggi più alti dello 0,80% dopo aver toccato addirittura +1,10% rispetto ai minimi. Del resto, la parte lunga della curva – ma noi qui lo sappiamo, avendolo spiegato più volte almeno dal 2022 – non è controllata dalla banca centrale, ma dipende dalle aspettative di crescita e di inflazione.

Questo non deve sorprendere, perché il taglio dei tassi in una fase di stagnazione o di recessione ha effetti completamente differenti rispetto a quando avviene in una fase di crescita, con il rischio di diminuire la presa sull’inflazione. E, come sapete, io dell’inflazione non mi fido per nulla, tanto da ritenere un errore abbassare i tassi negli USA in questa fase di economia solida, anche se piena di incognite, molte delle quali dovute alle “sparate” (consentitemi il termine) di Trump: dai dazi alle politiche fiscali e migratorie, sino a ipotesi di rivedere persino alcuni confini geografici. Certo, le cose sembrano impossibili e assurde, poi arriva qualcuno e le fa davvero, e in quel nuovo scenario si deve poi vivere.

Qui, comunque, si comprende bene quello che chiamo “divergenza” tra le due economie (USA ed Europa) e il differente stato di salute viene reso evidente dalle scelte di politica monetaria, differenze alle quali da anni non eravamo più abituati.

È evidente che l’economia statunitense mostra segnali di forza, con un tasso di disoccupazione stabile e un’inflazione ancora elevata. Powell ha dichiarato che il comitato è pronto a modificare la politica monetaria se necessario, sottolineando che qualsiasi decisione dipenderà dai dati. Questo è giusto ed è ormai una costante, con l’unico rischio di arrivare in ritardo sulle scelte monetarie – o, come si dice, di stare dietro la curva.

Ma le parole di Powell sono state interpretate come una risposta implicita alle critiche di Trump che, già nel suo precedente mandato, aveva accusato la Fed di una gestione errata della politica monetaria. La Federal Reserve ha così voluto riaffermare la propria indipendenza e il proprio metodo basato sull’analisi dei dati economici, e questo è una garanzia non solo per il corretto funzionamento del mercato.

Ma con Trump dobbiamo fare i conti. Le sue dichiarazioni – spesso così estreme da sembrare non verosimili – possono portare destabilizzazione. Considerate normale che il Presidente degli Stati Uniti d’America abbia affermato sul suo social di voler “prendere in mano la situazione mentre la Fed se ne sta con le mani in mano”? E ha continuato: “Dato che Powell e la Fed non sono riusciti a fermare il problema che hanno creato con l’inflazione, lo farò io, scatenando la produzione di energia americana, riducendo la regolamentazione, riequilibrando il commercio internazionale e riaccendendo l’industria manifatturiera americana”, ha scritto.

Questo “interventismo di facciata” (anche la guerra in Ucraina doveva finire entro 24 ore dalla sua nomina ufficiale) spero possa lasciare spazio presto al pragmatismo e alla razionalità, alla divisione dei differenti ruoli, in economia come nella politica. Tuttavia, la direzione – non solo negli USA ma ormai anche in alcuni Paesi europei e sudamericani – sembra essere l’estremismo e il populismo.

Powell, dal suo canto, ha minimizzato il cambiamento in atto, ma ha fatto notare che i funzionari della Fed sono meno fiduciosi nella tendenza al ribasso dell’inflazione rispetto a qualche mese fa. Per un taglio dei tassi di 25 bp si dovrà attendere giugno o luglio 2025.

In Europa, invece, la Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 2,75%, e ci sono attese di ulteriori tre o addirittura quattro tagli entro la fine dell’anno, con previsioni di una riduzione complessiva di 70 punti base.

Ciò significa che i dati macroeconomici europei parlano di un PIL stagnante, mentre negli Stati Uniti, pur registrando una crescita inferiore alle attese, l’economia si mantiene più solida, con richieste di sussidi alla disoccupazione in calo.

Naturalmente, molto dipenderà anche dall’inflazione nel settore dei servizi, che può rallentare il ritmo dei tagli. Di fatto, si inizia a ritenere che, rispetto al precedente 2%, un’inflazione leggermente più alta possa essere tollerabile e, come ho ribadito in altre mail, ormai ci si aspetta target più elevati di inflazione. Ciò significa che si potrà intervenire sui tassi monetari anche con un’inflazione più elevata e, a mio modestissimo parere, a costo di qualche rischio in più e di una possibile crescita della volatilità sul mercato. Rischi dai quali possiamo cercare qualche opportuna copertura per i nostri portafogli di investimento.

Ma ora vediamo quali possono essere alcuni effetti sui portafogli:

- Tassi più elevati negli USA e tendenza contraria in Europa possono portare a un ulteriore rafforzamento del dollaro rispetto all’euro.
- Generalmente, io utilizzo un’esposizione sul dollaro tra il 30% e punte oltre il 50%, quindi credo che i portafogli siano già ben posizionati.
- Non fidarsi dell’inflazione negli USA, soprattutto se la mano di Trump dovesse diventare così pesante da condizionare o rivedere le scelte della FED: fondi a duration hedged possono essere utili in queste fasi.
- I tassi in discesa in Europa fanno preferire i bond europei, con l’ulteriore vantaggio di non dover cercare coperture sui cambi (con strumenti “hedge”) e relativi costi, che certamente nei prossimi mesi saranno in ulteriore aumento.

Questa scelta per me non è una novità, quindi ritengo che anche qui siamo ben posizionati.

Potremo assistere ad aumenti di volatilità? Certamente. Trump? Sì, anche per sua responsabilità.

La percezione di molti clienti è di un mercato in fase laterale o negativa e, in parte, così è stato, con i primi segnali già da metà ottobre. Tuttavia, i risultati che mediamente stiamo realizzando, anche da inizio anno e grazie al mercato e ad alcune scelte strategiche fatte, sono positivi su ogni orizzonte temporale. Anche la “tempesta” scatenata dall’intelligenza artificiale a basso costo cinese non ha lasciato il segno.

Consideriamo inoltre che, sebbene gli indici, non solo americani, siano molto concentrati su pochi titoli a elevata capitalizzazione, queste aziende sono così complesse e articolate da coprire diversi comparti e settori economici.

Il peso degli USA Il peso degli USA .

In questo contesto di mercato, dopo la corsa degli USA anche nel 2024, perché non guardare con maggiore attenzione all’Europa, magari ad alcuni settori meno aggressivi come il “Value” e all’MSCI Europe Financials Sector?

I Magnifici 7 vs S&P 500 I Magnifici 7 vs S&P 500 .

Ho selezionato una serie di strumenti – a gestione attiva e passiva – per investire eventuale ulteriore liquidità su questi mercati.

I Magnifici 7 vs S&P 500 I Magnifici 7 vs S&P 500 .

Inoltre, per aumentare gli strumenti di protezione dei Portafogli, oltre al Gold tramite ETC in dollari (visto un possibile rafforzamento vs EURO) che dovrebbe avere una percentuale generalmente tra il 6% ed il 12% nei Portafogli, per chi non vuole porsi il problema del rischio Tassi, come in altre occasioni suggerisco di “aggiungere” con nuova liquidità delle Gestioni Separate (Vita Ramo 1) o convertire la percentuale obbligazionaria tra il 15% sino al 25% sempre i Gestioni Separate.