Solo il 2,4% dei venditori considera l’intelligenza artificiale una priorità. L’analisi di blackship rivela che il vero gap è metodologico e non tecnologico: serve rafforzare le competenze base.
Mentre il dibattito pubblico si concentra sull’intelligenza artificiale come risposta a ogni inefficienza aziendale, i venditori raccontano una storia diversa. Un’analisi condotta da blackship, società specializzata nella formazione commerciale e manageriale, mostra che solo il 2,4% dei professionisti della vendita considera l’AI una priorità formativa.
Il dato, emerso dal contatto diretto con migliaia di operatori del settore, evidenzia un disallineamento profondo tra hype tecnologico e necessità concrete del mercato. La vera urgenza riguarda il metodo: il 32,6% dei venditori identifica come esigenza principale il miglioramento della metodologia di vendita, seguito dal rafforzamento delle capacità comunicative (17,6%) e dal lavoro su consapevolezza e mindset (10,1%).
“Il dato sull’AI è emblematico: prima di parlare di tecnologia, venditori e imprese sentono il bisogno di rafforzare fondamenta e principi”, spiega Pasquale Acampora, CEO di blackship. “Senza metodo e competenze solide, il rischio è quello di automatizzare inefficienze già esistenti. Oggi il vero tema non è inseguire gli strumenti, ma costruire un approccio alla vendita più consapevole, strutturato e sostenibile”.
Il divario tra venditori e clienti e gli errori più comuni
L’analisi mette in luce un disallineamento preoccupante tra ciò che i venditori fanno e ciò che i clienti si aspettano. L’83,75% dei professionisti commerciali non è in grado di evidenziare e quantificare i benefici economici per il cliente, mentre il 92,1% delle proposte manca di benefici chiari. Dal lato opposto, il 51% dei clienti dichiara insoddisfazione proprio per l’assenza di una quantificazione dei vantaggi e il 58% vorrebbe sentirsi realmente compreso durante le interazioni commerciali.
Le inefficienze attraversano l’intero processo: l’83,2% dei venditori fa richieste di appuntamento generiche, il 79,4% presenta soluzioni standardizzate e il 92,3% delle proposte non include prossimi passi definiti. E quando una trattativa si interrompe, il problema non è sempre il prezzo. Il 45% dei clienti sceglie la concorrenza perché ha ricevuto una proposta più aderente alle esigenze, il 44% lamenta scarsa personalizzazione e il 39% dichiara mancanza di fiducia nel venditore o nell’azienda. Elementi che precedono qualsiasi considerazione economica e che si traducono in dispersione di valore e compressione dei margini.
Metodo e competenze: le vere leve per invertire la rotta
La fragilità strutturale del processo di vendita emerge anche nella gestione della relazione post-vendita: solo il 32% dei professionisti richiede referenze ai clienti acquisiti e appena il 48% verifica il livello di soddisfazione. Un approccio che limita le opportunità di sviluppo del portafoglio e di consolidamento della fiducia, elementi essenziali per costruire relazioni durature e redditizie.
Di fronte a questo scenario, blackship propone un percorso di tre giornate con l’evento Vendita B2B, in programma il 30, 31 gennaio e 1° febbraio a Brescia. L’iniziativa affronta i pilastri della vendita contemporanea partendo dall’atteggiamento e dalla qualità della relazione commerciale, passando per l’analisi del processo nelle sue fasi critiche fino agli aspetti economici e negoziali. L’intelligenza artificiale viene trattata non come soluzione salvifica, ma come strumento da integrare su basi metodologiche solide, senza perdere la centralità umana nella relazione con il cliente.
I numeri raccolti da blackship confermano che il vero tema oggi non è tecnologico, ma formativo. Prima di automatizzare, serve costruire competenze che permettano di comprendere davvero i bisogni dei clienti, strutturare proposte personalizzate e difendere il valore offerto.
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