Variante Covid, buone notizie in uno studio sugli anticorpi

Laura Pellegrini

24 Dicembre 2020 - 14:02

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I ricercatori dell’Università del Texas hanno realizzato uno studio secondo il quale chi ha avuto il Covid-19 avrebbe sviluppato anticorpi in grado di proteggere anche dal contagio delle varianti inglese e sudafricana.

Variante Covid, buone notizie in uno studio sugli anticorpi

Ottime notizie in arrivo dall’Università del Texas: nonostante le sue mutazioni, pare che coloro che hanno contratto il Covid-19 abbiano sviluppato anticorpi anche contro le varianti inglese e sudafricana del virus.

In particolare, i due ceppi si basano sulla medesima mutazione (N501Y) della proteina Spike, contro la quale sono diretti anche gli anticorpi indotti dai vaccini di Pfizer e Moderna.

Se, dunque, resta il dubbio sulla parziale efficacia dei vaccino contro le nuove varianti inglese e sudafricana, pare ormai certo che gli anticorpi sviluppati dai pazienti positivi risultino invece efficaci anche contro le mutazione del Sars-Cov-2.

Vediamo nel dettaglio quello che hanno scoperto i ricercatori dell’Università americana e quali potrebbero essere i risvolti sui vaccini.

Variante Covid: la scoperta dei ricercatori

Mentre l’Italia e l’Europa si preparano al V-Day, ovvero all’inizio di una campagna di vaccinazioni contro il Covid mai vista prima d’ora, spuntano all’orizzonte altre due varianti del virus che spaventano il mondo.

La variante inglese (B.1.1.7) e quella sudafricana (501.V2) non sembrerebbero più contagiose di quella normale, ma avrebbero una rapidità di diffusione maggiore rispetto al coronavirus partito da Wuhan. Inoltre, pare che il ceppo inglese del Covid risulti più diffuso tra i bambini e i ragazzi.

Una buona notizia, in questo quadro dai risvolti a dir poco complessi, arriva dai ricercatori dell’Università del Texas. Con un annuncio pubblicato su Twitter, infatti, Vineet Menachery, assistente professore del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia, ha diffuso i risultati preliminari della ricerca. Quello che è stato evidenziato è il fatto che coloro che sono risultati positivi al coronavirus hanno sviluppato non solo anticorpi contro il Covid-19, ma anche contro le due varianti inglese e sudafricana.

Questo è possibile perché gli anticorpi che neutralizzano il ceppo più comune del virus sono riusciti a neutralizzare anche quello con la mutazione N501Y.

Almeno per quanto riguarda la mutazione N501Y non ci sono particolari cambiamenti in termini di neutralizzazione – ha scritto su Twitter Menachery – . Si tratta ovviamente di dati non ancora sottoposti a revisione paritaria ma avevamo queste informazioni prima che la variante britannica diventasse nota. Molti gruppi di ricerca con cui ho parlato hanno già iniziato a lavorare su questo aspetto, per cui credo che i dati definitivi siano in arrivo”.

Una nuova speranza di efficacia per il vaccino?

I vaccini attualmente in distribuzione in Europa e in somministrazione nel Regno Unito e negli Stati Uniti si focalizzano sulla base del gene che codifica la proteina Spike, isolato nel ceppo originario del virus. Per questo motivo, il timore degli esperti è quello che il vaccino di Pfizer o quello di Moderna non risultino efficaci contro le variazioni inglese e sudafricana.

Tuttavia, entrambi i ceppi (inglese e sudafricano) derivano dalla stessa mutazione della proteina Spike (N501Y).

La rassicurazione che arriva al momento, comunque, è il fatto che i vaccini attualmente in distribuzione in gran parte dei Paesi del mondo inducano alla produzione di anticorpi efficaci contro diverse porzioni della proteina Spike (epitopi). Ciò fa pensare al fatto che entrambi le iniezioni Pfizer e Moderna risultino alla fine funzionanti anche contro le due variazioni del virus.

Le due case farmaceutiche, comunque, hanno già avviato delle prove addizionali per verificare la risposta immunitaria del vaccino nelle persone che hanno già contratto la variante mutata del virus.

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