Il centrodestra è finito? Così Vannacci ruba i voti a Meloni e Salvini, allontanando un governo Meloni bis. Ne parliamo con Roberto D’Alimonte, politologo e docente di sistema politico alla Luiss
Stando ai sondaggi più recenti, il generale Roberto Vannacci continua a salire nei consensi, candidandosi ad essere la grande novità delle prossime elezioni politiche. Partito dalla visibilità acquisita con il libro “Il mondo al contrario”, ha conquistato nel 2024 oltre mezzo milione di preferenze alle europee con la Lega, per poi decidere, all’inizio del 2026, di imboccare una strada autonoma fondando Futuro Nazionale.
Oggi il suo partito si attesta stabilmente intorno al 4-4,5 per cento, un dato che, pur non essendo esplosivo, sottrae voti soprattutto alla Lega e in misura minore a Fratelli d’Italia, mettendo sotto pressione l’intero schieramento di centrodestra a poco più di un anno dalle urne.La domanda centrale rimane però la stessa che si poneva già mesi fa: dove si collocherà Vannacci nelle prossime tornate elettorali? Dentro o fuori il perimetro di un eventuale governo Meloni bis?
Per capire meglio le dinamiche in gioco, il professor Roberto D’Alimonte, politologo e docente di sistema politico alla Luiss, ci offre una chiave di lettura lucida in questa intervista. Secondo D’Alimonte, lo spostamento di Meloni verso posizioni più centriste e pragmatiche – necessario per governare e per mantenere credibilità internazionale – ha inevitabilmente lasciato uno spazio vuoto a destra. È proprio in questo spazio che si inserisce Vannacci, proponendosi come interprete di una “destra vera”, identitaria, non moderata, contraria al Green Deal, favorevole a politiche di remigrazione e critica verso Bruxelles.
D’Alimonte osserva che questo crea un dilemma concreto per la premier: integrare il nuovo attore significherebbe rischiare di radicalizzare l’immagine del governo e di alienare i moderati di Forza Italia; ignorarlo o contrastarlo apertamente potrebbe invece favorire una dispersione del voto di destra nelle prossime elezioni, rendendo più difficile la conferma della maggioranza.
Roberto D’Alimonte
Roberto D’Alimonte è uno dei più autorevoli politologi italiani, esperto di sistemi elettorali, elezioni e comportamento di voto.Laureato in Scienze Politiche all’Università di Firenze (Cesare Alfieri), si è specializzato negli Stati Uniti tra Harvard e Berkeley. Dal 1974 al 2009 ha insegnato all’Università di Firenze, per poi trasferirsi nel 2010 alla Luiss Guido Carli di Roma, dove è professore ordinario di Sistema Politico Italiano e ha ricoperto la carica di direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dal 2014 al 2017.Nel 2005 ha fondato il Centro Italiano Studi Elettorali (CISE), che ha diretto per oltre quindici anni. È stato visiting professor nelle università di Yale e Stanford e ha insegnato anche alla Stanford Graduate School of Business e alla New York University Florence.Editorialista del Sole 24 Ore, è regolarmente chiamato dai media italiani e internazionali (dal New York Times al Financial Times) per commentare la politica italiana. È considerato il principale ispiratore tecnico dell’Italicum, la contestata legge elettorale del governo Renzi.