10 settembre 2022, vagisce il Draghi-bis. In nome di emergenza e patto anti-Meloni

Mauro Bottarelli

30 Agosto 2022 - 20:22

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Tra consiglio Bce. variabile Nord Stream 1 e vertice Ue sull’energia, il premier usufruirà di un paradossale incastro win-win. Mentre i partiti cederanno giocoforza a un Comma 22 da trappola perfetta

10 settembre 2022, vagisce il Draghi-bis. In nome di emergenza e patto anti-Meloni

E se la mattina di sabato 10 settembre ci svegliassimo con la consapevolezza dell’inutilità implicita del voto che di lì a due settimane saremo chiamati a esprimere? Attenzione, questa non è un’apologia o un’istigazione all’astensione. Bensì la semplice presa d’atto di un dipanarsi di avvenimenti e dinamiche che nel breve arco di poco più di una settimana potrebbe incoronare de facto Mario Draghi a successore di se stesso. Paradossalmente, godendo della quasi totalità dei consensi dei partiti in gara, fatta eccezione per Cinque Stelle e soprattutto per Fratelli d’Italia.

Vediamo di chiarire il concetto molto rapidamente. Ci sono tre appuntamenti cardine da qui alla fatidica data. Sabato 3 settembre, di fatto il banco di prova della volontà di Gazprom di far ripartire Nord Stream 1 dopo lo stop per manutenzione che inizierà domani e si protrarrà per tre giorni. E come mostra questo articolo della Reuters,

se da un lato il Cremlino proprio oggi ha ribadito la propria intenzione di onorare tutti i contratti in essere relativi alla pipeline, dall’altro il gigante energetico russo sembra alzare la posta. E inviare un chiaro segnale alla controffensiva europea sostanziatasi con la convocazione del vertice dei ministri dell’Energia di venerdì 9 settembre.

Il secondo appuntamento fondamentale. E in tal senso non appare affatto un caso che l’eminenza grigia e testa pensante di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, abbia sentito il bisogno di ritwittare questo lancio sempre della Reuters e sempre di oggi.

E se farlo senza commento già parla in maniera chiara, il monito che arriva da Berlino non solo smentisce l’ottimismo sparso a piene mani dai quotidiani italiani rispetto all’apertura sul tetto al prezzo del gas a livello europeo ma di fatto mette le mani avanti rispetto a un ennesimo fallimento diplomatico. La Germania già prezza il no di Ungheria e probabilmente Olanda? Una cosa è certa. Se questa ennesima speranza auto-alimentata e auto-alimentante di affrancamento della dipendenza russa dovesse tradursi in un niente di fatto, il prezzo del gas volerebbe letteralmente alle stelle.

A quel punto, attenzione al rischio combinato. Ovvero, Mosca potrebbe mostrare buona volontà e rispetto dei patti nel far ripartire i flussi di Nord Stream 1 sabato prossimo ma, altresì, potrebbe tenere in tasca e pronta all’uso la carta vincente. Se a Bruxelles sarà fumata nera o grigia, annunciare un nuovo stop. A quel punto, occorrerà un satellite della Nasa per tracciare l’andamento dei futures ad Amsterdam. Infine, questi tre grafici

Andamento dell'indice CPI relativo all'inflazione in Germania Andamento dell’indice CPI relativo all’inflazione in Germania Fonte: Bloomberg
Andamento dell'indice dei prezzi alimentari in Germania Andamento dell’indice dei prezzi alimentari in Germania Fonte: Bloomberg
Andamento correlato dei rendimenti di Btp decennale e bond europeo ponderato al Pil Andamento correlato dei rendimenti di Btp decennale e bond europeo ponderato al Pil Fonte: Pictet/Bce

ci introducono al terzo e ultimo appuntamento. Ovvero, il board Bce dell’8 settembre. E se la prima immagine ci mostra come in agosto l’inflazione CPI in Germania abbia subito un’ulteriore accelerazione al 7,9% dal 7,5% di luglio e la seconda certifica il colossale balzo dei prezzi alimentari, saliti del 16,6% su base annua, il massimo da quando vengono tracciate le serie statistiche, ecco che la terza ci ricorda cosa potrebbe accadere agli spread dei bond sovrani dell’eurozona se, come risposta alle dinamiche appena elencate, la Bce decidesse per un aumento record di 75 punti base.

Insomma, il 10 settembre l’Italia potrebbe svegliarsi con la prospettiva di futures del gas in area 400 euro per MWh alla ripresa della contrattazioni del lunedì ad Amsterdam. E con un spread che, sempre da lì a 48 ore, potrebbe veleggiare in prima battuta verso quota 250 punti base ma con traiettoria decisamente rialzista. E quando il Btp benchmark dovesse sfondare il 4% di rendimento, la spirale diverrebbe palesemente e storicamente auto-alimentante nel suo avvitarsi. Tra spread alle stelle e titoli bancari in contemporanea apnea da accantonamenti forzati.

Ed ecco il jolly.

Questo video è tratto dalla trasmissione La corsa al voto andata in onda lunedì 29 agosto su La7. Nella fattispecie, si tratta dei 10 minuti dedicati ai sondaggi. Ciò che conta comincia al minuto 8, ovvero quando la domanda fatta agli interpellati è la seguente: Se il centrodestra/centrosinistra dovesse vincere le elezioni, chi preferirebbe che venisse nominato premier tra... Vi invito a guardare il risultato. E a capire come, se il 10 settembre si fosse avverato il worst case scenario che ho prospettato, tutti tranne Cinque Stelle e Fratelli d’Italia sarebbero pronti a sottoscrivere sottobanco e tacitamente un accordo post-voto per un Draghi-bis che gestisca il terremoto in arrivo.

Epilogo scaccia-responsabilità, soprattutto dal punto di vista delle impopolari ma inevitabili scelte economiche e di razionamento ma al tempo stesso garanzia - come nel Draghi 1 - di poltrone e potere. E che porterebbe in dote un effetto accessorio gradito (anzi, anelato) pressoché a tutti, Lega e Forza Italia in testa: bloccare lo sbarco di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e rimarginalizzare Fratelli d’Italia in un ruolo di opposizione ad libitum. Insomma, la più classica conventio ad excludendum capace di far (quasi) tutti contenti. Forse, persino il Quirinale. Rifletteteci. Solo fantapolitica? Una cosa appare chiara, fin da ora. Per Mario Draghi si tratta dell’incastro win-win perfetto, mentre per la politica di un infernale trappola di guai in stile Comma 22. Gli elettori? Danni collaterali.

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