Universal Music ha ricevuto un’offerta di acquisizione da $64 miliardi. Ecco chi vuole comprarla

P. F.

8 Aprile 2026 - 16:08

Bill Ackman e Pershing Square hanno presentato un’offerta da 64 miliardi di dollari per acquisire Universal Music Group e quotarla a Wall Street. Ecco cosa prevede l’operazione.

Universal Music ha ricevuto un’offerta di acquisizione da $64 miliardi. Ecco chi vuole comprarla

64 miliardi di dollari. È la cifra che Pershing Square, il fondo del miliardario americano Bill Ackman, ha messo sul tavolo per rilevare Universal Music Group, la più grande casa discografica al mondo. La proposta, presentata il 7 aprile, prevede una fusione tra UMG e il veicolo di acquisizione di Pershing Square, con la nuova entità quotata a Wall Street. Universal oggi è listata ad Amsterdam.

L’offerta riconosce alla casa discrografica un valore di circa 30,40 euro per azione (un premio del 78% rispetto all’ultimo prezzo di mercato) e combina una componente in contanti con una in azioni della nuova società. Ackman punta a chiudere l’operazione entro fine 2026.

Perché Bill Ackman vuole acquistare Universal Music Group

La mossa di Ackman ha una storia lunga alle spalle. Pershing Square detiene già una quota in Universal e il suo fondatore sostiene da anni che la casa discografica sia penalizzata dalla quotazione europea. Secondo lui, un approdo a Wall Street garantirebbe invece multipli di valutazione più alti e una visibilità maggiore presso gli investitori istituzionali americani. A marzo 2026 Universal ha rinviato il progetto di listare le proprie azioni negli Stati Uniti, e Ackman ha deciso di forzare la mano.

Nella lettera al consiglio di amministrazione, ha indicato altri elementi che a suo giudizio deprimono il titolo: in primo luogo l’incertezza sulla partecipazione del 18% detenuta dal Groupe Bolloré, il cui destino resta indefinito. Il titolo, scrive Ackman, ha “languito” per ragioni che nulla hanno a che fare con la qualità del business musicale e che questa operazione potrebbe risolvere tutte in una volta.

Cosa c’è in ballo e gli effetti sul titolo

Universal gestisce Abbey Road Studios e controlla etichette come EMI e Island Records. Il suo catalogo include nove dei dieci artisti globali più ascoltati del 2025, tra cui Taylor Swift, Kendrick Lamar e Sabrina Carpenter. È proprio questa solidità industriale che Ackman usa come argomento a sostegno dell’offerta: il management guidato dal CEO Sir Lucian Grainge, che resterebbe in carica dopo la fusione, ha costruito un portafoglio di livello mondiale e ha saputo affrontare le sfide dell’intelligenza artificiale tutelando la proprietà intellettuale degli artisti.

Il consiglio di Universal ha dichiarato di voler esaminare la proposta nelle sue implicazioni per azionisti, dipendenti e artisti, confermando contestualmente piena fiducia nel CEO e nella strategia aziendale. La reazione del mercato è stata immediata: il titolo ha guadagnato quasi il 30% nelle prime ore di contrattazioni di martedì 7 aprile, per poi stabilizzarsi intorno a un rialzo del 10%.

L’impatto sull’industria musicale

L’offerta arriva in un momento in cui l’industria musicale affronta trasformazioni profonde. I ricavi dallo streaming crescono, ma meno rapidamente di quanto il mercato si aspettasse, pesando su una società che dipende in misura rilevante dai pagamenti di piattaforme come Spotify e Apple Music. A questo si aggiunge la proliferazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale che imitano artisti reali, un problema che le major stanno cercando di arginare su scala globale.

Le tensioni con i distributori digitali non sono nuove per Universal. Nel 2024 la casa discografica aveva minacciato di ritirare il suo catalogo musicale da TikTok, ritenendo insufficienti i compensi per gli artisti. La disputa si è poi chiusa, ma ha messo in luce quanto sia ancora irrisolto il rapporto tra le grandi etichette e le piattaforme social sul tema dei diritti.

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