Unicredit: Eba non aprirà indagine su caso cashes

L’autorità bancaria europea non aprirà un’indagine formale a seguito della segnalazione dell’hedge fund che metteva in dubbio il calco del Cet1 dell’istituto di credito

Unicredit: Eba non aprirà indagine su caso cashes

Apertura al rialzo per le azioni Unicredit in Borsa: il titolo viene trattato a 14,17 euro con un rialzo dell’1,50%. Complice della performance, probabilmente, la decisione dell’Eba di archiviare la questione del trattamento dei cashes sollevata nel maggio scorso da Caius Capital e di confermare la posizione del 2012.

Nessuna indagini formale sarà aperta dall’Autorità bancaria europea, con profonda soddisfazione dell’istituto milanese che ha sempre ribadito la correttezza di tutte le procedure.

La decisione dell’Eba

L’Eba ha dunque deciso di non dar seguito alle segnalazioni che poco prima dell’estate erano state avanzate da Caius Capital sul trattamento dei cashes e non sarà aperta alcuna indagine formale perché, allo stato, non sono evidenti

“fondati motivi per ritenere che la Bce abbia omesso di svolgere le proprie responsabilità di vigilanza”.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dalla banca, che in una nota fa sapere come la decisione dell’ organismo dell’Unione europea che ha il compito di sorvegliare il mercato bancario europeo

“conferma quanto dichiarato da Unicredit in precedenza, ovvero che il trattamento dei cashes è stato esaminato e confermato da tutte le autorità competenti e che le azioni ordinarie di Unicredit devono essere computate come Cet1”.

Le accuse del fondo Caius

All’inizio dello scorso mese di maggio, Caius Capital aveva inviato all’Eba una lettera sollevando dubbi sul Cet 1 di Unicredit.

Per il fondo britannico, il maggiore indice di solidità bancaria, non sarebbe stato calcolato correttamente sulla base delle regole europee, perché i quasi 3 miliardi di strumenti finanziari complessi emessi nel 2008 non sono stati riconvertiti in titoli ordinari.

L’hedge fund, non si è fermato qui. Oltre a rivolgersi all’organismo di Londra, aveva anche inviato una lettera agli investitori della banca, invitandoli a rivendicare la conversione dei cashes.

“Sarebbe davvero preoccupante se Unicredit desse la priorità agli interessi di un piccolo numero di investitori che sono anche detentori di cashes rispetto agli interessi della stragrande maggioranza di chi non lo è”

si legge in quella missiva.

La posizione di Unicredit

Unicredit, da parte sua, è sempre stata contraria ad accogliere la richiesta di Caius e ha sempre ribadito la correttezza del proprio operato, sottolineando fin dall’inizio che i cashes sono stati trattati rispettando le regole Ue e dandone ampia comunicazione al mercato.

Nel commentare la decisione dell’Eba, oggi, la banca ha anche fatto sapere di aver notificato “alle autorità competenti del mercato le azioni di Caius Capital alla luce di possibili abusi di mercato” e che “sta inoltre valutando qualsiasi altro ricorso al fine di tutelare i propri stakeholder, azionisti e obbligazionisti”.

Se i rilievi posti da Caius fossero stati accolti, secondo i calcoli del fondo, il Cet1 ratio di Unicredit che a fine 2017 era al 13,6% sarebbe scivolato a meno del 5%.

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